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Chiusura punti nascita, continuano proteste

Chiusura punti nascita, continuano proteste ma il ministro ormai ha deciso per i “tagli”

Niente proroga in 4 centri e altri ospedali sono col fiato sospeso

Niente proroga in 4 centri e altri ospedali sono col fiato sospeso

Chiusura punti nascita, continuano proteste ma il ministro ormai ha deciso per i “tagli”

PALERMO - C’erano i sindaci del comprensorio e alcune mamme in attesa del parto. Si sono ritrovati oggi davanti all’ospedale “Madonna dell’Alto” di Petralia Sottana per protestare contro la chiusura del punto nascite. La decisione del ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, motivata dal numero di parti inferiore ai livelli di sicurezza, viene duramente contestata: «La chiusura della struttura di Petralia - ha detto il sindaco Santo Inguaggiato - priverà le Madonie di un presidio sanitario indispensabile: il punto nascite più vicino è distante circa 70 chilometri. Nel periodo invernale la neve creerà problemi seri ai collegamenti. Non ci saranno più le condizioni di sicurezza necessarie per la vita delle mamme e dei neonati». A Petralia Sottana sono intervenuti anche i sindaci di Petralia Soprana e di Gangi.     Proteste annunciate anche a Santo Stefano Quisquina (Agrigento) e a Mussomeli (Caltanissetta), dove i punti nascita sono stati tagliati. Una vera e propria mobilitazione quindi. Ma la ministra della Salute, Beatrice Lorenzin ha già chiuso una vicenda, quella appunto dei centri nascita di queste quattro strutture sanitarie siciliane che si trascinava ormai dal 2010, quando il ministero della Salute, il governo centrale, le Regioni e le Province autonome siglarono un accordo per migliorare la sicurezza nelle nascite, stabilendo la chiusura dei reparti più piccoli ritenuti insicuri.     Ma si tratta anche di una sconfitta dell’assessorato regionale alla Salute che aveva chiesto a più riprese una proroga: ma la stessa Lorenzin era rimasta rigida sul tema anche alla luce dei fatti avvenuti a Catania dopo la morte della piccola Nicole nel febbraio 2015.     L’assessore Baldo Gucciardi non vuole passare per lo sconfitto di turno, anzi replica: «Abbiamo fatto di tutto per evitare la chiusura di alcuni punti nascita. Abbiamo tra l’altro presentato una nuova richiesta un mese dopo la prima bocciatura. Siamo pronti a valutare nuove azioni ed approfondire ancora il tema».     Le deroghe, com’è noto, sono state assegnate al momento soltanto a tre ospedali e fino al 31 dicembre 2016. Si tratta dei reparti di Bronte, Cefalù e Licata. Ma anche i cittadini di questi centri rimarranno ancora per un anno con il fiato sospeso e con il pericolo di una chiusura alla fine del percorso.     Sulla vicenda è intervenuta la presidente della commissione Territorio e Ambiente all’Ars, Mariella Maggio: «Non convincono le riflessioni della ministra che portano alle decisione della chiusura del punto nascita di Petralia, anche perché per la struttura di riferimento, che rientra nella norma dal punto di vista tecnico, è previsto anche il potenziamento del personale necessario. Sarebbe interessate sapere se per il mantenimento e la chiusura di altri punti nascita su tutto il territorio nazionale sono stati adottati in maniera omogenea gli stessi criteri. Se sono state approfondite le relazioni a corredo della richiesta relativa a Petralia e, soprattutto, se la ministra è stata messa a conoscenza delle condizioni dal punto di vista territoriale e della grave penalizzazione viaria di cui soffre il territorio madonita».

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