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Sanità: turismo medicale, le misure per attrarre i 'pazienti con la valigia'

Sanità: turismo medicale, le misure per attrarre i 'pazienti con la valigia'

Roma, 14 feb. (AdnKronos Salute) - Abolire l’Iva sulle prestazioni a pazienti stranieri, facilitare l’iter per i visti sanitari, fare sistema per competere alla pari con le destinazioni estere e aumentare le sinergie tra ospedali, ricerca, industria biotech e università. Sono queste le azioni da mettere in campo per promuovere il turismo medicale in Italia - un comparto che in Europa vale già 47 miliardi di euro, il 4,6% dell’intero fatturato dei viaggi - emerse dal convegno organizzato da Intercare, la fiera dedicata al Turismo medicale e all’Internazionalizzazione dei sistemi sanitari, all’interno di Bit. Un incontro - spiegano gli organizzatori - nato per confrontare le esigenze dei pazienti esteri, l’esperienza di destinazioni e sistemi sanitari stranieri con l’offerta del sistema Italia.

Proprio la possibilità per i pazienti esteri di recuperare l’Iva è una delle principali richieste avanzate dagli operatori per non essere penalizzati sullo scenario internazionale: "Un trattamento medico è una prestazione erogata in Italia di cui il paziente gode una volta tornato a casa - afferma Gabriele Pelissero, presidente di Aiop - In altri Paesi, come la Germania, questo principio è riconosciuto ma non Italia. Oggi uno straniero può recuperare l’imposta su una borsa o un paio di scarpe ma non su una protesi d’anca. Dobbiamo fare sì che le Istituzioni si integrino in modo rapido con la forza del prodotto operando su pochi ma fondamentali punti come il nodo dei visti sanitari, che riguarda soprattutto alcune aree geografiche, la fiscalità e il coordinamento con il mondo medico e universitario per rafforzare la reputazione".

Con 5.000 pazienti - sottolineano gli operatori - l’Italia è ancora molto lontana dagli 1,2 milioni di pazienti ricevuti dalla Thailandia o dal milione del Messico, le prime due destinazioni in classifica. Ma qualcosa inizia a muoversi nella direzione giusta: "Abbiamo creato un tavolo di lavoro con il ministero del Turismo e quelli degli Esteri e della Salute per individuare le realtà private di eccellenza e valorizzare questo segmento - ricorda Dorina Bianchi, sottosegretario Mibact - Aprirsi a mercati esteri che apportino risorse al nostro sistema sanitario è un campo che va valorizzato".

Un aiuto allo sviluppo del Turismo medicale potrebbe arrivare dalle Istituzioni Europee se solo trovasse una completa applicazione la direttiva 2011/24 sulle cure transfrontaliere: "Manca chiarezza su cosa viene rimborsato - spiega Ilaria Giannico, segretario generale Uehp, l’Unione europea degli ospedali privati - in alcuni Paesi solo le cure e in altri anche il viaggio. Le tempistiche sono lunghe e ci sono barriere linguistiche nella gestione di pazienti stranieri. Inoltre, solo il 10% dei cittadini europei è informato di questa potenzialità a fronte del 49% che dichiara di essere disposto a curarsi all’estero".

"Se guardiamo ai cinque fattori principali che influenzano la scelta di dove andare a farsi curare (costo, tempi di accesso, disponibilità della cura, qualità delle strutture sanitarie e dei medici e qualità del luogo) almeno quattro sono legati alla destinazione. Costo del lavoro, fiscalità, sicurezza, normative sull’accesso a cure, rilascio di visti e molte altre dipendono infatti da precise scelte legislative. Ecco perché non si può prescindere dal coinvolgimento delle istituzioni se si vuole disegnare una strategia competitiva efficace", conclude Alessandro Santambrogio, direttore Marketing di Intercare e di Destination Health.

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