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Rapporto Osservasalute, ma nel complesso attenzione resta scarsa e prevenzione trascurata

Salute: meno fumo più sport, piccoli progressi per stile di vita italiani

Salute: meno fumo più sport, piccoli progressi per stile di vita italiani
Roma, 26 apr. (AdnKronos Salute) - Meno fumo, più sport. Migliora, almeno un poco, lo stile di via degli italiani. Ma nel complesso gli abitanti della Penisola risultano ancora poco attenti alla propria salute e non adottano strategie preventive e abitudini adeguate a proteggersi dalle malattie evitabili. Sono alcuni elementi che emergono dalla XIII edizione del Rapporto Osservasalute 2015, un'approfondita analisi dello stato di salute della popolazione e della qualità dell'assistenza sanitaria nelle regioni italiane, presentata oggi all'università Cattolica di Roma. Il Rapporto è frutto del lavoro di 180 ricercatori distribuiti su tutto il territorio nazionale. Tra gli elementi positivi si registra per il 2014 un calo dei fumatori di sigarette rispetto all'anno precedente, e del numero medio di sigarette fumate al giorno; diminuisce anche la prevalenza di consumatori di alcolici (63,9% contro 63,0%), mentre si registra un contemporaneo aumento della percentuale di non consumatori (34,9% contro 35,6%). Diminuisce, inoltre, la percentuale di bambini di 8-9 anni in sovrappeso: dal periodo 2008-2009 al 2014, si passa infatti da una quota pari al 12% di bambini obesi al 9,8%; per il sovrappeso si passa dal 23,2% al 20,9%. Per quanto riguarda l'attività fisica, la percentuale di quanti praticano attività sportiva in modo continuativo passa dal 19,1% nel 2001 al 23% nel 2014. Cala la sedentarietà: nel 2014 i sedentari sono circa 23 milioni e 500 mila, pari al 39,9% degli italiani. Nel 2013 erano 24 milioni e 300 mila, pari al 41,2%. Nota dolente, invece, un calo del consumo di 5 porzioni e più al giorno di verdura e frutta (nel periodo 2005-2014 si passa dal 5,3% della popolazione al 4,9%). Inoltre, gli italiani sono sempre più grassi: nel periodo 2001-2014, è aumentata la percentuale delle persone in sovrappeso (33,9% contro 36,2%), ma soprattutto è aumentata la quota degli obesi (8,5% contro 10,2%). Sul fronte della prevenzione, inoltre, si nota la scarsa attenzione degli italiani alle vaccinazioni. Se nel 2013 per quelle obbligatorie (tetano, poliomielite, difterite ed epatite B) si registrava il raggiungimento dell'obiettivo minimo stabilito nel vigente Piano nazionale prevenzione vaccinale - in accordo con le raccomandazioni dell'Oms - pari ad almeno il 95% di copertura entro i 2 anni di età, nel periodo 2013-2014 si registrano valori di copertura al di sotto dell'obiettivo minimo stabilito, pur rimanendo comunque al di sopra del 94%. Lo stesso andamento in diminuzione si evidenzia per le coperture di alcune vaccinazioni raccomandate, quali anti-Hib e pertosse. Quanto al vaccino antinfluenzale, è significativo il calo delle adesioni tra gli anziani, che sono peraltro proprio una delle fasce di popolazione più a rischio di complicanze dell'influenza. Negli over 65 la copertura antinfluenzale in nessuna regione raggiunge i valori considerati minimi (75%) e ottimali (95%) dal Pnpv. Nell'arco temporale 2003-2004/2014-2015, per quanto riguarda la copertura vaccinale degli ultra 65enni si è registrata una diminuzione a livello nazionale del 22,7%, passando dal 63,4% al 49%. La voce prevenzione risulta trascurata anche a livello di finanziamenti. Non solo il nostro Paese destina appena il 4,1% della spesa sanitaria totale alle attività di prevenzione (dati dell'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico-Ocse), ma "la prevenzione risulta la funzione più sacrificata anche a livello regionale, specie laddove vi è la pressione a ridurre i deficit di bilancio. Infatti, dagli indicatori riferiti all'erogazione dei Lea emerge che le Regioni in piano di rientro non rispettano gli standard stabiliti dal ministero della Salute per le funzioni relative alla prevenzione. In particolare nel Lazio e in Sicilia il punteggio calcolato per il monitoraggio dei Lea sull'attività di prevenzione si attesta rispettivamente a 50 e 47,5, mentre il valore soglia stabilito dalla normativa deve essere superiore o uguale a 80. Il ministero per monitorare i Lea ha implementato, a partire dal 2003, un sistema di indicatori con dei punteggi. Le Regioni sono adempienti se il punteggio totale supera quello minimo stabilito.

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