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Scoperto il primo gene della sclerosi multipla, chi ce l'ha rischia il 70% in più

Scoperto il primo gene della sclerosi multipla, chi ce l'ha rischia il 70% in più
Milano, 1 giu. (AdnKronos Salute) - Un team di scienziati canadesi ha svelato per la prima volta una mutazione genetica che moltiplica il rischio di ammalarsi di sclerosi multipla: per chi la presenta, il pericolo di sviluppare la malattia neurologica autoimmunitaria aumenta del 70%, spiegano su 'Neuron' gli studiosi della University of British Columbia (Ubc) di Vancouver. La mutazione individuata riguarda un gene chiamato NR1H3 ed è presente solo in un malato di sclerosi multipla su 1.000, ma i ricercatori hanno osservato che anche altre varianti comuni dello stesso gene rappresentano un fattore di rischio per la forma progressiva della patologia. Quindi i pazienti che potrebbero beneficiare della scoperta potrebbero essere più numerosi, è convinto Carles Vilariño-Güell, assistente presso il Dipartimento di genetica medica della Ubc e fra gli autori senior del lavoro. Si ritiene che il 10-15% dei casi di sclerosi multipla abbia una componente ereditaria, ma le indagini condotte finora avevano rilevato solo deboli associazioni tra il rischio di ammalarsi e particolari varianti genetiche. Dal nuovo studio, invece, emerge per la prima volta un link causale significativo. Gli scienziati hanno utilizzato un ampio database che contiene materiale genetico proveniente da circa 2 mila famiglie del Canada. La mutazione nel mirino è stata trovata sequenziando il Dna codificante (esoni) dei membri di una famiglia con 5 casi di sclerosi multipla in 2 generazioni. Successivamente, il difetto è stato osservato anche in un'altra famiglia con diversi casi di malattia nell'albero genealogico. In entrambe le famiglie, tutti i pazienti portatori della mutazione soffrivano di sclerosi multipla in forma progressiva. "La mutazione che abbiamo trovato - spiega il neuroscienziato Weihong Song, Canada Research Chair per malattia di Alzheimer alla Ubc e co-autore senior dello studio - riguarda il gene NR1H3 e provoca la perdita della funzione della proteina LXRA, che insieme ad altre della stessa classe controlla la trascrizione di geni coinvolti nell'omeostasi lipidica, nell'infiammazione e nell'immunità innata". Anche i topi privi del gene NR1H3 soffrono di problemi neurologici, compresa una ridotta produzione della mielina che forma la guaina protettiva dei neuroni. Proprio il tessuto danneggiato dalla sclerosi multipla. "Chiare evidenze - afferma dunque Song - sostengono che questa mutazione ha conseguenze in termini di funzione biologica, e che una proteina LXRA difettosa porta allo sviluppo di sclerosi multipla familiare". Secondo gli autori, la scoperta di questa mutazione potrà permettere di sviluppare modelli cellulari e animali di sclerosi multipla più adatti a studiare la malattia nell'uomo, come pure a selezionare nuovi candidati farmaci. I ricercatori evidenziano infine come esistano già dei prodotti in fase di sviluppo contro altre malattie, inclusa l'aterosclerosi, che bersagliano proprio la cascata di eventi regolata dal gene NR1H3. "I test sono ancora agli inizi e resta ancora molto lavoro da fare - conclude Vilariño-Güell - ma se riusciamo a rivalutare alcuni di questi medicinali sperimentali, potremmo accorciare i tempi necessari allo sviluppo di nuovi trattamenti mirati contro la sclerosi multipla".

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