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Il punto a 4 anni dalla legge che le ha messe al bando

Ambiente: 36% italiani riceve ancora buste di plastica

Ambiente: 36% italiani riceve ancora buste di plastica
Roma, 8 giu. (AdnKronos Salute) - Nonostante il divieto, in Italia circolano ancora troppe buste di plastica. Tanto che, alla domanda "Ti capita o ti è capitato di ricevere dai negozianti dei sacchetti di plastica per trasportare gli acquisti?", quasi il 36% degli italiani ha risposto "sempre" e "spesso"; il 38,5% "qualche volta" e solo il 7,7% ha detto "mai". I dati arrivano da un'indagine realizzata dall'Onf, l'Osservatorio nazionale Federconsumatori, che fa il punto a 4 anni dalla legge che vieta l'utilizzo degli shopper di plastica usa e getta. In particolare, dall'indagine emerge che gli italiani sanno dell'esistenza della legge anche se non la conoscono nel dettaglio, e quasi il 70% dichiara di utilizzare "spesso" e "sempre" le buste riutilizzabili per trasportare gli acquisti. "Una buona abitudine, ma da dove viene la plastica riciclata per le sporte riutilizzabili?", domanda Simonetta Cervellina, vicepresidente di Federconsumatori, che all'AdnKronos spiega come, dato che l'Italia non ricicla tutta questa plastica, si fa riferimento ad altri mercati "e siamo sicuri che si tratta di una plastica che non ha subito trasformazioni chimiche dannose per la salute?". I supermercati, sottolinea Cervellina, "sono molto attenti a questa tematica. Per questo abbiamo suggerito alla Gdo di 'ricompensare' il consumatore che riconsegna la busta riutilizzabile giunta a fine vita, con una nuova". L'idea al momento "non è stata accolta, ma noi siamo testardi e puntiamo a riproporla". La legge che vieta i sacchetti di plastica usa e getta "è straordinaria, ma è anche straordinariamente disapplicata in questo Paese", dichiara all'AdnKronos, Stefano Ciafani, direttore generale di Legambiente, sottolineando come la legge italiana sulla messa al bando degli shopper di plastica sia diventata "un esempio per l'Europa. La nuova direttiva dei sacchetti di plastica, infatti, prende spunto dalla legge italiana e questo non succede molto spesso". Secondo Ciafani, però, distanza di 4 anni dalla legge, "ancora troppi sacchetti di plastica tradizionale continuano a circolare. Non tanto nella grande distribuzione organizzata, quanto negli esercizi commerciali al dettaglio o nei mercati rionali". La legge c'è e anche la norma sulle sanzioni, ma secondo Ciafani "gli enti di controllo devono intensificare l'attività per fermare la diffusione di prodotti illegali che inquinano non solo l'ambiente ma anche l'economia". L'Italia, conclude il Dg di Legambiente, "è un Paese che ha bisogno di far ripartire i poli chimici che sono in stato comatoso. Questi poli chimici ripartiranno solo se si fa una nuova chimica, ossia la chimica verde che fa anche le bioplastiche, altrimenti rischiamo di far perdere un treno per far ripartire queste aree industriali che altrimenti rischieranno solo la desertificazione". Grazie alla legge del 2012 abbiamo "ridotto del 50% l'utilizzo dei sacchetti di plastica non biodegradabili e compostabili, favorito una conversione della chimica verso la chimica verde e comportato un cambiamento degli stili di vita", dice all'AdnKronos Francesco Ferrante, vicepresidente del Kyoto Club, che da senatore avviò nel 2007 l'iter per la messa al bando dei sacchetti in polietilene. L'emendamento aveva "3 obiettivi. Il primo era di tipo ambientale, riducendo la quantità di plastica. Il secondo era incidere sugli stili di vita, invitando all'utilizzo della sporta riutilizzabile. Il terzo era favorire una conversione verso la chimica verde che non utilizza le fonti fossili". Si tratta di obiettivi che "oggi, dopo 8 anni e diverse difficoltà per fare entrare in vigore la legge, possiamo dire di avere raggiunto". In tutto questo, conclude Ferrante, "per completare il passaggio dobbiamo fare una cosa molto semplice: far rispettare la legge, perché ancora oggi il 50% dei sacchetti in circolazione è illegale proveniente da lavorazioni in nero, probabilmente importati da Paesi esteri in maniera truffaldina. Adesso, dunque, quello che stiamo cercando di fare è di lanciare un appello alle forze dell'ordine per stroncare questo mercato nero alternativo che inficia tutti i risultati positivi che abbiamo raggiunto".

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