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Al Gemelli trial internazionale su rimodellamento mucosa duodenale, trattato primo paziente

Ricerca: calore per 'spegnere' diabete, si sperimenta nuova potenziale cura

Ricerca: calore per 'spegnere' diabete, si sperimenta nuova potenziale cura
Roma, 14 giu. (AdnKronos Salute) - Calore contro il diabete. Un giorno non troppo lontano questa malattia potrebbe essere trattata usando il calore per rigenerare una mucosa intestinale "sana", agendo su una parte dell’intestino, il duodeno: è la promessa di una tecnica rivoluzionaria di chirurgia mininvasiva endoscopica. Agendo sulla mucosa intestinale, infatti, il calore ripristina la normale composizione degli ormoni prodotti dall’intestino, migliorando il controllo della glicemia e quindi il diabete. La nuova promettente tecnica si chiama 'rimodellamento della mucosa duodenale' (Dmr) con il sistema Revita - una consolle che permette di regolare a distanza e con la massima precisione il calore applicato alla mucosa - è stata sviluppata dalla azienda statunitense Fractyl Laboratories Inc. ed è in sperimentazione anche a Roma. Un trial multicentrico (Revita-1) vede protagonista anche l’Università Cattolica e il Policlinico Gemelli di Roma, insieme a ospedali di Bruxelles, Londra, Amsterdam e Lovanio. Il primo paziente è stato trattato proprio al Gemelli da Guido Costamagna, direttore dell'Unità operativa complessa di Endoscopia digestiva chirurgica e leader riconosciuto a livello mondiale in endoscopia terapeutica. Lo studio di fattibilità (eseguito in Cile per valutare, appunto, la fattibilità e la sicurezza della procedura) che ha coinvolto finora oltre 40 pazienti, ha dimostrato che il trattamento ha un impatto sulla malattia duraturo nel tempo e di notevole entità. Lo studio in corso si articola in varie fasi, una prima parte prevede l'arruolamento di 50 pazienti in vari centri europei (al Gemelli a oggi ne sono stati trattati 7), e una seconda parte con oltre 400 pazienti in Europa e Usa. "Ci auguriamo risultati definitivi degli studi in corso entro pochi anni", spiega Geltrude Mingrone, direttore dell'Unità operativa complessa patologie dell'obesità del Gemelli. Il diabete di tipo 2 è una malattia di proporzioni pandemiche non sempre associata all’obesità. Si stima che ne siano affetti circa 382 milioni di persone in tutto il mondo e l’incidenza sta aumentando a un ritmo allarmante sia nei Paesi occidentali sia in quelli in via di sviluppo. Solo in Italia, quasi 4 milioni di persone soffrono di diabete, e il 90% ha il tipo 2. Si tratta di una malattia complessa la cui patogenesi non è completamente conosciuta. Tra i fattori che contribuiscono allo sviluppo della malattia vi sono la predisposizione genetica, l'obesità, lo stile di vita sedentario e una dieta ad alto contenuto di zuccheri e grassi. La ricerca di base ha dimostrato che la dieta ipercalorica provoca cambiamenti nella mucosa duodenale (il rivestimento del primo tratto dell'intestino tenue). Questi alterano il segnale ormonale che regola la glicemia, contribuendo prima alla resistenza all’ormone insulina (principale regolatore della glicemia), poi alla disfunzione delle cellule del pancreas che producono l’ormone, infine all’insorgenza del diabete di tipo 2. Attualmente il diabete 2 si controlla con farmaci somministrati per via orale, il più usato dei quali è la metformina. Sono disponibili diverse classi di farmaci ma con la progressione della patologia molti pazienti necessitano della terapia insulinica che viene somministrata per iniezione più volte al giorno. L’efficacia dei trattamenti farmacologici, ricordano gli esperti, è inficiata da diversi fattori tra cui la difficoltà di seguire i trattamenti. Vi è dunque la necessità di terapie alternative ai soli farmaci e dai risultati più duraturi. Varie ricerche hanno dimostrato che la chirurgia bariatrica, che si attua per trattare obesità grave, può portare a miglioramenti duraturi del controllo glicemico rispetto alla terapia farmacologica e a una riduzione della mortalità e delle complicanze del diabete di tipo 2. Diversi studi stanno cominciando a spiegare i meccanismi di base dell'effetto anti-diabete della chirurgia bariatrica. In particolare, l'esclusione del duodeno dal passaggio di nutrienti sembra comportare miglioramenti quasi immediati dell’insulino-resistenza. Il Dmr è una tecnica endoscopica di ablazione della mucosa duodenale in grado di normalizzare in maniera duratura i vari ormoni rilasciati dalla mucosa intestinale e coinvolti nell'insulino-resistenza e forse proprio nel meccanismo di controllo glicemico. Dmr avviene tramite l’introduzione trans-orale di un catetere a palloncino che fornisce una dose controllata di energia termica sulla superficie della mucosa. La console Revita fornisce un controllo preciso della temperatura che viene applicata alla superficie della mucosa in modo da garantire la sicurezza della procedura, risultata molto ben tollerata dai pazienti. La procedura dura un’ora circa e i pazienti vengono dimessi il giorno dopo. "Finora - ribadisce la Mingrone - sono stati trattati oltre 60 pazienti, di cui sette al Gemelli; si conta di arrivare a coinvolgere circa 40 pazienti in cura per il diabete presso il Policlinico". "La fase sperimentale si concluderà - conclude Costamagna - nell'arco di due anni; se i risultati saranno positivi, questo innovativo trattamento potrà essere esteso a tutti quei pazienti affetti da diabete che non riescono a tenere sotto controllo la terapia con i farmaci e che costituiscono circa la metà del totale dei malati".

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