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Fame compulsiva:a Catania programma OA per guarire quandola dieta non basta

Fame compulsiva: a Catania programma OA per guarire quando la dieta non basta

Fame compulsiva: a Catania programma OA per guarire quando la dieta non basta

Catania - “Ciao, mi chiamo Maria e sono una mangiatrice compulsiva”. “Ciao, Maria” rispondono in coro. La prima a parlare è una signora che chiameremo Maria (i nomi che utilizzeremo sono di pura invenzione) seduta attorno a un tavolo accanto al resto del gruppo. Sono tutti lì, pronti ad ascoltare la sua storia. Siamo a una riunione degli OA, Overeaters Anonymous, l’associazione dei mangiatori compulsivi che ha creato un gruppo anche a Catania. “Sono entrata in OA 5 anni fa – racconta – e da allora sono rinata. Tutti, vedendo la mia statura, mi dicevano che attraverso una dieta e la buona volontà avrei risolto il mio problema.

Dieta dopo dieta non riuscivo ad arrivare al mio obiettivo e mi sentivo frustata, inutile. Mangiavo continuamente, 24h su 24, la mia giornata era scandita solo dal cibo. Grazie a questo gruppo, però, ho capito che la buona volontà non serviva perché la mia era una malattia e come tale doveva essere curata”. Il cibo, una malattia proprio come l’alcool, ma ancora oggi viene considerata di secondo ordine. Ciò che lega un mangiatore compulsivo a un alcolista è la stessa voglia. Quella di un qualcosa che nell’immediato provoca piacere a coloro che nella vita non trovano più un motivo per guardare oltre. E, così, il cibo diventa l’unica via d’uscita.

Il programma OA si basa su 12 passi e sul concetto di astensione dal cibo. Non un’astensione letterale, ma l’eliminazione di quelli che vengono chiamati “cibi rossi”, quelli che variano da persona a persona e che, per alcuni, diventano cibi compulsivi. Quelli di cui non puoi fare a meno, che immagini durante la notte, che non vedi l’ora di andare a comprare e solo quando riesci a mangiarli ti senti appagato, soddisfatto, almeno per quell’istante. La nostra riunione continua. E’ il turno di Elena. “Ciao, mi chiamo Elena e sono una mangiatrice compulsiva”. “Ciao, Elena”. “Ieri, in un attimo di debolezza, ho trasgredito e ho mangiato il mio “cibo rosso”. Lo so, non dovevo farlo, ma almeno sono consapevole di ciò che ho fatto”. Il primo passo verso la guarigione è proprio questo, la consapevolezza del non avere controllo su se stessi e di ammettere di essere impotenti di fronte al cibo.



L'ARTICOLO PER ESTESO NELL'EDIZIONE DI DOMANI DE "LA SICILIA"
 

 

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