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Staminali: a Kiev per infusioni cellule embrionali, un centinaio italiani l'anno

Dal ringiovanimento a malattie degenerative, 9000 trapianti eseguiti nella 'Last Hope Clinic'

Staminali: a Kiev per infusioni cellule embrionali, un centinaio italiani l'anno

Roma, 4 ago (AdnKronos Salute) - "Lei crede nelle cellule staminali embrionali?". Così Claudio Bellia, rappresentante per l'Italia della clinica Em Cell di Kiev, all'Adnkronos Salute parlando delle staminali embrionali, cellule pluripotenti al centro di molte ricerche scientifiche, ma già obiettivo dei viaggi della speranza di tanti pazienti di tutto il mondo, italiani inclusi. Che da anni bussano alle porte del centro ucraino in Syretska Street "specializzato dal '94 proprio in trapianti di staminali embrionali". Non ci sono solo la Georgia e il metodo Stamina, dunque, fra le mete del 'turismo sanitario' delle staminali.

Insomma, per qualcuno le staminali embrionali oggi non sono solo una promessa della scienza. Ma una speranza, forse l'ultima. "Abbiamo eseguito circa 9 mila trattamenti su pazienti di tutto il mondo, dalla Cina agli Stati Uniti, dagli Emirati Arabi all'Europa. E ormai sono circa un centinaio ogni anno i pazienti italiani a Kiev", dice Bellia.

"La nostra clinica propone metodi brevettati e moderni - spiega - di trattamento di varie malattie e stati, grazie proprio all'uso delle staminali embrionali". 'Cellule bambine' in grado di differenziarsi andando a formare le varie cellule che compongono tessuti e organi del corpo umano. Nella clinica privata di Syretska Street usano questo approccio "per trattare persone con diabete mellito, sclerosi multipla, morbo di Parkinson, autismo, Duchenne, cancro, malattie del sangue e altre patologie, incluse malattie genetiche rare ed ereditarie. Con la speranza di un miglioramento".

L'elenco delle malattie 'bersaglio' dei trapianti, riportato sul sito della clinica, è lungo. C'è anche la disfunzione erettile. E l'obiettivo dei trapianti embrionali non sono solo le malattie. "Fra i nostri pazienti ci sono anche persone perfettamente sane, che desiderano ringiovanire il proprio organismo. Non perché abbiano una patologia, ma magari vogliono vedersi più giovani, contrastare alcuni segni dell'età o un invecchiamento precoce", spiega Bellia. Un po' una scommessa.

Ma a ben guardare le 'bandiere' dei rappresentanti internazionali del centro - battezzato 'Last Hope Clinic' (la clinica dell'ultima speranza) in un reportage della Bbc proprio sull'esperienza di un italiano, Stefano Tricarico, malato di distrofia e in cerca di un rimedio - a puntare sulle embrionali sono persone di tutto il mondo: dalla A di Arabia Saudita alla U di UK, passando per Oman, Pakistan e Taiwan. Se in alcuni Paesi questi trattamenti ancora si sperimentano nei laboratori, su animali e sui pazienti, l'uso di cellule embrionali divide ancora gli scienziati, alle prese con problemi etici (relativi alla distruzione degli embrioni fonte delle preziose cellule) e di sicurezza, collegati al 'comportamento' di queste ultime e al rischio di tumori. Ma in Ucraina da anni i trapianti sono realtà.

La clinica di Kiev - che ha una banca per la crioconservazione di cellule staminali embrionali da embrioni di 5-12 settimane di gestazione "frutto di interruzioni di gravidanza" - riporta un lungo elenco di pubblicazioni co-firmate da ricercatori del centro (in cirillico e in inglese) sull'efficacia dei trapianti a base di staminali fetali contro una serie di patologie. E un altrettanto lungo elenco di brevetti. "Questi trattamenti non curano, ma offrono la speranza di un miglioramento", precisa Bellia.

Ma qual è la procedura seguita dagli aspiranti pazienti della 'Last Hope Clinic'? "Semplice: i malati ci contattano e chiedono informazioni. Noi li invitiamo a compilare un modulo relativo alle loro condizioni, ai controlli e a inviare anche copia della documentazione medica e della cartella clinica. I nostri medici esaminano il materiale, e già a questo punto il 40% circa delle richieste viene rifiutato. Respingiamo i pazienti in dialisi, alcuni soggetti con crisi epilettiche, quelli che non respirano autonomamente perché nel corso del viaggio aereo i rischi di infezione sarebbero troppo elevati", spiega Bellia.

Una volta avuto tutto il materiale, comunque, "l'equipe medica si riunisce, valuta il caso, eventualmente chiede esami aggiuntivi e decide per il sì o per il no, fornendo anche un preventivo". Il costo varia da paziente a paziente, Bellia dice di non poter essere preciso, "ma non è superiore ai 15 mila euro". A questo punto il paziente esegue in Italia gli eventuali altri esami richiesti e poi raggiunge la clinica, "un centro specializzato dove lavorano circa 40 persone". Può essere previsto un ricovero, "oppure il paziente va in albergo o affitta un appartamento e viene in clinica per effettuare le infusioni. Seguiamo i nostri pazienti per tutta la permanenza, fino al rientro. E se necessitano di fisioterapia specifica filmiamo le sedute in modo che poi possano continuare anche a casa".

Non solo: "La legge italiana dà la possibilità di richiedere anticipi o rimborsi per le cure all'estero per cure di altissima specializzazione - ricorda Bellia - ma i nostri pazienti lamentano che la procedura è complicata e i tempi sono troppo lunghi. Inoltre - conclude - c'è ancora molta diffidenza nei confronti delle cellule embrionali". Staminali che per alcuni malati oggi sono davvero l'ultima speranza.

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