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I cardiologi invitano curare lo stress dei terremotati, più rischi anche con cuore sano

I cardiologi invitano curare lo stress dei terremotati, più rischi anche con cuore sano

(AdnKronos Salute) - Il terremoto ha effetti negativi anche sul cuore. Lo stress acuto, che è ovviamente dannoso per le persone con problemi coronarici, può far male anche alle persone sane. E il pericolo permane nei mesi successivi, se i problemi emotivi e sociali non si risolvono: il rischio cardiovascolare può aumentare anche del 15%. Per questo è fondamentale sostenere, psicologicamente e nella vita pratica, chi è stato colpito dal sisma in Centro Italia. E' l'appello dei cardiologi che oggi a Roma hanno presentato il Congresso dell'European Society of Cardiology (Esc 2016), al via il 27 agosto nella Capitale.

"Una situazione fortemente e intensamente stressante può colpire una persona senza patologie - spiega Francesco Romeo, presidente della Società italiana di cardiologia (Sic) - Si chiama sindrome di tako-tsubo (cardiomiopatia da stress) che provoca una sorta di necrosi nella parte apicale del cuore, modificando la forma del ventricolo in una specie di cestello (tsubo) usato dai pescatori giapponesi per la pesca del polpo (tako). Ma i rischi aumentano anche nei mesi successivi all'evento drammatico, come è stato studiato anche nel caso dell'attentato delle Torri gemelle. L'eleborazione del lutto, lo stress che permane se non vengono risolte le condizioni sociali causate dall'evento - avverte lo specialista - sono condizioni negative per la salute cardiaca".

L'invito dei cardiologi, quindi, è quello di non trascurare nelle persone colpite dal sisma gli aspetti psicologici, con veri percorsi di recupero che scongiurino il rischio di sviluppare stati di stress cronico che è noto avere effetti sulla salute cardiaca. "La correlazione con sintomi psichici come ansia, depressione e disturbi post-traumatici, attacchi di panico, insonnia, cefalea è intuitiva", evidenzia Leonardo Bolognese, direttore di Cardiologia all'ospedale di Arezzo: "Uno studio della Cornell University ha evidenziato alterazioni delle aree cerebrali deputate alla paura nelle vittime rispetto ai soggetti non esposti".

Ma è anche sempre più chiaro che uno stress acuto non adeguatamente trattato ha effetti sulla salute cardiaca. In sostanza, il primo effetto dello stress è l'attivazione di un 'sistema di allarme' che se rimane sempre acceso ha come conseguenza la secrezione di alcuni ormoni (adrenalina, noradrenalina e glucocorticoidi) e l'aumento della pressione sanguigna e del battito cardiaco. Se questo stato prosegue per troppo tempo, porta a un inevitabile affaticamento del cuore e dei vasi. Successivamente i vasi tendono a ispessirsi per resistere al continuo flusso ad alta velocità del sangue, e il cuore 'si stanca' producendo un ispessimento delle pareti del ventricolo sinistro (uno dei più comuni e importante marker clinici). Ma lo stress innesca anche una produzione eccessiva di globuli bianchi che 'intasano' i vasi sanguigni.

"Un meccanismo complesso a cui si deve rispondere con una politica di assistenza psicologico-sociale alle popolazioni colpite dal sisma - ammonisce Michele Gulizia, direttore della Cardiologia dell'ospedale Garibaldi di Catania - per non rischiare tra 5-10 anni di assistere a un picco epidemiologico che potrebbe interessare il 15% della popolazione, anche persone altrimenti sane".

"Da non sottovalutare - aggiunge l'esperto - anche l'esposizione acuta e per molte settimane a polveri e particelle ultrafini, macerie, amianto, diossina, metalli pesanti come piombo e residui di lampadine e strumenti elettrici, che possono causare problemi respiratori, tosse, secchezza delle mucose. Fenomeni che, a seconda dell'ampiezza delle aree interessate da crolli, possono essere sovrapponibili a quella che fu chiamata la sindrome di Ground Zero: interessò centinaia di abitanti e soccorritori esposti alle macerie e ai fumi che, venne calcolato, contenevano detriti in cui erano presenti oltre 2.500 contaminanti tossici. Colpirono occhi e apparato respiratorio in primis, ma anni dopo furono collegati anche ad alcuni casi di tumore, nei soggetti esposti alle fasi di pulitura delle macerie nei mesi successivi".

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