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Il cardiologo, a rischio i progressi fatti contro l'infarto per crisi e tagli

Gulizia, possiamo tornare indietro di anni

Il cardiologo, a rischio i progressi fatti contro l'infarto per crisi e tagli

Roma, 25 ago. (AdnKronos Salute) - La crisi economica e i tagli alla sanità mettono a rischio i grandi progressi fatti negli ultimi 50 anni. "Si può tornare indietro di anni". A lanciare l'allarme è Michele Gulizia, direttore di Cardiologia all'ospedale Garibaldi di Catania, a margine della presentazione del Congresso della Società europea di cardiologia (Esc 2016). Al via a Roma il 27 agosto, al meeting si attendono 35 mila esperti: il più grande summit della cardiologia a livello internazionale.

La preoccupazione dei i cardiologi italiani - spiega l'esperto - parte dalla riduzione delle strutture, legata alle normative sugli standard ospedalieri. "Con il recente regolamento il numero degli ospedali passa da 1.393 a 777. In particolare, in campo cardiologico si passa da un'assistenza ospedaliera di 823 strutture a 242. Con la chiusura di quasi la metà delle unità coronariche presenti in Italia e anche la metà delle emodinamiche". La riorganizzazione prevede una rete e l'invio dei pazienti in centri specializzati. "Questo significa che - fa notare Gulizia - se un paziente con dolore toracico si presenta in uno degli ospedali dove non c'è il cardiologo, il medico di turno farà un elettrocardiogramma che dovrà essere 'letto' magari a 200 km di distanza, senza la possibilità di guardare l'assistito e fare una valutazione clinica. La cardiologia ospedaliera negli ultimi 50 anni ha fatto progressi incredibili, allungando la vita media degli italiani di oltre 10 anni. Il timore e che tutto questo si perda".

Lo specialista ricorda che la mortalità post-infarto non è solo immediata, ma è importante nei giorni successivi all'evento cardiaco. "Dimissioni troppo rapide, mancanza di un'adeguata possibilità di seguire i pazienti rappresentano un problema serio. E a tutto questo si aggiungono gli effetti della crisi. So di certo che diversi pazienti, una volta tornati sul territorio, rinunciano all'acquisto di tutti i farmaci per ridurre la spesa. I farmacisti mi raccontano di utenti che si presentano con la lista dei medicinali e chiedono 'solo quelli veramente importanti': tra tagli e crisi il rischio di tornare indietro è elevato", conclude Gulizia.

Gli esperti riuniti nella Capitale ricordano quanto ancora ci sia da fare per la salute del cuore. Si stima che la mortalità per malattie cardiovascolari sia circa il 45% del totale in Europa, e causi 4,35 milioni di decessi ogni anno. Ma i disturbi di cuore e vasi sono anche la causa principale di disabilità e di ridotta qualità di vita, eppure buona parte di esse sarebbero prevenibili agendo sugli stili di vita.

L'Organizzazione mondiale della sanità stima che una riduzione anche modesta, ma simultanea della pressione arteriosa, dei livelli di colesterolo nel sangue, dell'obesità e del fumo potrebbe ridurre di più del 50% l'incidenza delle malattie cardiovascolari. In particolare la cardiopatia ischemica è la prima causa di morte in Italia, rendendo conto del 28% di tutti i decessi, mentre gli accidenti cerebrovascolari sono al terzo posto con il 13%, dopo i tumori.

Chi sopravvive a un attacco cardiaco diventa un malato cronico. La malattia modifica la qualità della vita e comporta notevoli costi economici per la società. In Italia, secondo l'Istat, la prevalenza di cittadini affetti da invalidità cardiovascolare è pari al 4,4 per mille. E secondo la Relazione sullo stato di salute del Paese del 2000, il 23,5% della spesa farmaceutica italiana, pari all'1,34% del Pil, è destinata a farmaci per il sistema cardiovascolare. In Europa sono 2 milioni le persone che muoiono ogni anno per problemi cardiaci e la spesa complessiva per queste malattie è di 200 miliardi l'anno.

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