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Ricerca: miele antibatterico, promessa contro infezioni urinarie in corsia

In soluzione acquosa potrebbe essere usato per 'disinfettare' i cateteri, l'ipotesi da studio Gb

Ricerca: miele antibatterico, promessa contro infezioni urinarie in corsia

Milano, 27 set. (AdnKronos Salute) - Una cura 'dolce' si profila all'orizzonte contro le infezioni urinarie che minacciano i pazienti ricoverati in ospedale. In futuro, una soluzione di miele diluito in acqua potrebbe essere utilizzata come arma per evitare pericolose formazioni batteriche nei tubicini di plastica dei dispositivi drenanti. E' l'ipotesi avanzata da un gruppo di ricercatori inglesi dell'università di Southampton, autori di uno studio pubblicato sul 'Journal of Clinical Pathology'. Il lavoro è stato condotto in laboratorio ed è ancora molto presto per pensare a un'applicazione clinica del miele in corsia, precisano gli esperti che tuttavia definiscono "entusiasmanti" i risultati ottenuti.

Bashir Lwaleed e colleghi hanno osservato che un mix miele-acqua anche molto diluito (al 3,3%) è in grado di impedire a comuni batteri responsabili di infezioni urinarie - come l'Escherichia coli o il Proteus mirabilis - di organizzarsi in assetto biofilm, formazioni infettive particolarmente resistenti e difficili da rimuovere dai dispositivi medicali. L'idea del team britannico, quindi, è che un 'cocktail' acquoso di miele possa essere impiegato per lavare i cateteri mentre sono inseriti in vescica, dribblando fastidiose complicanze nosocomiali.

Per il loro esperimento - riferisce la Bbc online - i ricercatori di Southampton hanno scelto il miele di Manuka, varietà scura prodotta in Australia e in Nuova Zelanda, nota per le sue virtù antisettiche. Gli scienziati sostengono tuttavia che anche altri tipi di miele potrebbero funzionare, pur non essendo ancora state testate. "Nessuno può sapere esattamente come e perché il miele agisca come un antibatterico - dice Lwaleed - E al momento non sappiamo ancora quanto possa essere tollerato all'interno della vescica". Serviranno numerosi trial clinici per accertarlo, ma le ragioni per battere questa strada ci sono.

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