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In 50 mila in dialisi, giro d'affari da 2 mld annui

Per l' Associazione pazienti Aned il rischio infiltrazione malavita è alto

In 50 mila in dialisi, giro d'affari da 2 mld annui

ROMA - Un "giro d’affari" di oltre 2 miliardi di euro l’anno, che «inevitabilmente stuzzica l'appetito e l’interesse di settori malavitosi, soprattutto nelle regioni meridionali». E’ quello dei pazienti in dialisi che in Italia, sottolinea il presidente dell’Associazione Nazionale Emodializzati Dialisi e Trapianto (Aned), Giuseppe Vanacore, sono più di 50mila. Pazienti che possono diventare 'oggetto di lucrò, come dimostra l’operazione delle Fiamme Gialle a Catania con l’arresto di dirigenti medici e imprenditori accusati di "sviare" i malati dalle strutture pubbliche a quelle private.  «I reati - commenta Vanacore - sono tutti odiosi, ma dinanzi a quelli commessi sulla pelle di malati che, come i dializzati, sono costretti a sottoporsi a lunghe terapie salvavita per tre volte alla settimana, si rimane davvero senza parole».


In Italia, sottolinea, «i malati di rene sono circa 2 milioni: si tratta di una malattia 'vigliaccà perché spesso asintomatica, ma nel momento in cui si evidenzia, il ricorso alla dialisi e, successivamente, al trapianto, sono passi spesso obbligati». Per questo, avverte il presidente Aned, «è fondamentale che ci sia una governance pubblica per la gestione di un iter così complesso». Al contrario, si assiste ad una "proliferazione" di centri privati di dialisi: «La presenza dei privati - afferma - è molto forte soprattutto al Sud, in particolare in Puglia, Campania e Sicilia, ed in quest’ultima Regione da tempo noi segnaliamo anche una commistione con la malavita.

Se il privato convenzionato funziona non abbiamo pregiudiziali, ma il punto - denuncia - è che, in vari casi, dietro ci sono altri interessi». Ovvero, il guadagno sulla pelle dei pazienti: «Non è un caso - rileva Vanacore - che proprio al Sud, dove ci sono più centri privati, si registrano anche meno trapiantati di rene; è ovvio che l’interesse dei centri privati è quello di prolungare la dialisi invece di favorire il trapianto». Insomma, un privato che si mette sul mercato in questo settore, rileva, «sicuramente ci guadagna: una dialisi ha un costo giornaliero di circa 400 euro, che rappresentano un’entrata 'sicurà e appetibile. E’ evidente che c'è un costo vivo per la terapia, rimborsata al privato accreditato, ma c'è poi un margine di guadagno nella contrattualizzazione dell’appalto».  Ma la situazione attuale «non è casuale»: «Se siamo di fronte a simili dinamiche - conclude Vanacore - è perché ci sono responsabilità chiare della politica, perché la politica, in nome di certi interessi, lo permette».

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