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Mons. Zito: «Impariamo da S. Agata ad essere cristiani»

Nell'intervento del vicario per la Cultura durante la sosta del fercolo in via Crociferi anche una risposta indiretta alle parole di padre Resca

Mons. Zito: «Impariamo da S. Agata ad essere cristiani»

Pubblichiamo ampi stralci dell’intervento di mons. Gaetano Zito, vicario per la Cultura, durante la sosta del fercolo di Sant’Agata in via Crociferi davanti al monastero delle monache Benedettine.


«Sant’Agata ha seguito Gesù con la propria vita, ha rinunziato a tutte le opportunità e benefici facili, ha accettato di morire pur di non vergognarsi di essere cristiana.

 

Con tutto il rispetto che ti si deve, cara Sant’Agata permettimi che ti diciamo: ma chi te l’ha fatto fare? Perché hai voluto soffrire? Perché non hai accettato le proposte, le opportunità che ti ha fatto il potere della città, il governatore romano? (...) Lo hai detto tu stessa a Quinziano: solo così, rinunziando a tutte le opportunità che lui ti offriva, hai dimostrato di essere una donna veramente libera, ricca della tua dignità di donna e di cristiana. Quanto bisogno abbiamo che tu, Agata, ci insegni che cosa significa la vera libertà e come si guadagna la vera dignità!

 

Eppure, Catania che ti onora per il martirio e si gloria di averti concittadina e patrona non ha ancora compreso la tua lezione. Continuiamo ogni anno ad esaltarti per ciò che hai fatto e detto. Continuiamo ogni anno ad interrogarci su cosa significa per noi, anche oggi 6 febbraio 2017, ammirarti e chiederti come possiamo onorarti in modo corretto. E tu? Sembra che continui, di anno in anno, a dirci: ma non ti rendi conto? Perché non vuoi capire che la vera libertà e la vera dignità ti è stata data con il Battesimo? Perché non vuoi dare significato cristiano al sacco bianco che indossi e al berretto nero che porti in testa? Perché di essi in questi giorni di festa te ne fai un vanto e ti dimentichi che li indossi solo per dire a tutti la tua dignità di cristiano, di figlio di Dio? Perché ti dimentichi che devi portarli con atteggiamento penitenziale e non in modo spavaldo e qualche volta anche arrogante? Perché da domani in poi conservando sacco e berretto in un cassetto sembra che conservi con essi il dovere che hai di vivere nei giorni successivi da buon cristiano? Come puoi pensare e pretendere che sostenga la tua preghiera se dimostri di non essere figlio di Dio con la tua vita?

 

(...) Sì! Perché ci interessa guadagnare il mondo a costo di qualsiasi cosa, se necessario anche ammazzando, rubando, con violenza, lucrando sul bisogno e sulla fragilità degli altri, non prendendoci responsabilmente cura degli altri, con decisioni che sappiamo essere disoneste, non facendo il nostro dovere per le strade della città, nelle responsabilità che abbiamo, sul posto di lavoro, a scuola, in famiglia… perché facciamo prevalere la logica del: ma chi me lo fa fare? E se un altro si comporta invece correttamente, lo commiseriamo: chi te lo fa fare? Chi glielo fa fare… poveraccio! In fondo tale atteggiamento dice che ci vergogniamo di essere cristiani. Pensiamo di guadagnare così il mondo e perdiamo la vita.

 

Ma se fosse soltanto così dovremmo smetterla di festeggiare sant’Agata! E la festa di sant’Agata è festa cristiana! È festa che ci invita e ci aiuta ad incontrare il Signore Gesù. Così, se puntualmente ogni anno ci ritroviamo a celebrare la festa di sant’Agata, vuol dire che portiamo nel cuore il desiderio che lei ci aiuti ad incontrare il Signore Gesù. Vuol dire che sentiamo il bisogno di far emergere la possibilità di guadagnare, come Lei, la vita eterna. Se non ci vergogniamo in questi giorni di indossare il sacco e il berretto, vuol dire che potremmo pure non vergognarci di vivere da cristiani, onesti e limpidi figli di Dio, e quindi poterci dimostrare veri devoti di sant’Agata.

 

Oh! Se imparassimo da sant’Agata sinceramente e con tutto il cuore a conoscere, amare e servire Gesù Cristo! A considerare Lui e solo Lui il Signore della nostra vita! La nostra vita, le nostre famiglie, i luoghi delle nostre attività quotidiane, le strade della nostra città, vedrebbero sorgere una nuova luce, risplenderebbe il nostro volto e il volto di tutti i catanesi, e il volto di Catania.

 

Oh! Se riuscissimo ad essere più coraggiosi! Se avessimo il coraggio di non vergognarci di essere cristiani! Se imparassimo da sant’Agata che cosa significa essere “testa dura”! Uomini e donne testardi e irremovibili nella decisione di vivere da figli di Dio, nell’ascolto della sua parola e nell’obbedienza al suo insegnamento, nella resistenza a tutti i tentativi di corruzione di ogni specie».

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