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Il “mondo fermo” sotto Catania: quel che ci fu prima dei Greci, la grotta Petralia

La cavità è di origine lavica e presenta un meraviglioso tetto a “denti di cane”, cioè ricoperto da stalattiti da rifusione formatesi a seguito del contatto della lava fluida con l’aria

Il “mondo fermo” sotto Catania: quel che ci fu prima dei Greci, la grotta Petralia

Nella trafficata via Leucatia, alle spalle della circonvallazione di Catania, passa quasi inosservato un cartello posto in coincidenza di una traversa senza sbocco (via Liardo) indicante “Presepe Grotte Petralia, via F. Liardo 17”. Pochi sanno infatti che proprio lì si trova la grotta Petralia, unica in Europa a essere a un livello così superficiale (138 m sul livello del mare), a circa 3 metri sotto il livello stradale. Percorrendo via Liardo, giunti davanti al numero 17, si trova il cancelletto d’ingresso di un’abitazione privata: è proprio da lì che si accede alla grotta. Un’anziana signora, Caterina Petralia, accoglie i visitatori nel cortiletto di casa sua per condurli nella cavità, sita nella parte posteriore dello stesso cortile.  Apparentemente la grotta sembra essere costituita solo da una saletta usata in periodo di guerra come rifugio antiaereo, ma in realtà non è così. Essa si sviluppa per oltre 400 metri e prosegue anche laddove sembra finita, oltre un affossamento: «Dopo la morte di mio padre, molto legato a questa grotta, scesi lì sotto con i miei figli. Sedutami alla fine del tratto percorribile, accesi una sigaretta e osservai la direzione del fumo: fu allora che capii che la mia grotta era molto più grande di quanto immaginassi» racconta con emozione la signora Petralia.

La cavità riveste un interesse geologico e culturale notevole: essa infatti è di origine lavica e presenta un meraviglioso tetto a “denti di cane”, cioè ricoperto da stalattiti da rifusione formatesi a seguito del contatto della lava fluida con l’aria. Oltre all’aspetto naturalistico, che la signora Petralia (laureata in scienze naturali) ben conosce, è importante non dimenticare quello storico. Nella grotta, di circa 5000 anni, sono presenti infatti numerosi resti datati con il metodo del Carbonio 14 risalenti alla fine dell’età del Rame e all’inizio di quella del Bronzo, come ceramiche rosse con figure nere del periodo castellucciano e vasi in pasta nera. In particolare le ossa animali (forse anche di elefante nano) e umane appartenenti a uomini, donne e bambini, con tracce di ocra rossa, testimoniano l’uso funerario di questo antro: esse non hanno sepolture sfarzose, ma sono accompagnate da cocci di vasi da pasto che avevano una valenza rituale. È probabile infatti che in occasione della morte di una persona o della sua iniziazione alla vita adulta fossero frantumati degli oggetti di sua proprietà e sparsi per tutta la spelonca a indicare l’abbandono della vita precedente e l’inizio di quella nuova. Un grande masso sferico di origine fluviale si trova all’interno della grotta, vicino a un recinto di sette sassi minori, il cui uso cultuale è quasi certo: infatti anche la disposizione regolare di resti carboniosi che attestano l’accensione di fuochi sotterranei sembrerebbe avvalorare questa tesi.

Un piccolo appello. La grotta dunque è un vero e proprio patrimonio che nessuno si aspetterebbe mai di trovare in piena città, ma non tutti sanno che è salva per miracolo. Essa infatti fu scientificamente scoperta solo negli anni ’90 quando, per la costruzione di un importante canale di gronda, si tentò di distruggerla. Con grande tenacia, la signora Petralia si oppose chiedendo anche l’aiuto della Soprintendenza di Catania, presso la quale si recò personalmente portando un frammento di ceramica a testimoniare il valore della grotta. Molti dei reperti rinvenuti al suo interno sono stati oggetto di mostre internazionali, ma nonostante ciò nessuno ha mai fatto qualcosa per valorizzare davvero questa nostra ricchezza. Basti pensare che ogni anno la signora era solita allestire un presepe al suo interno, ma quest’anno non è stato possibile a causa di un guasto all’impianto di illuminazione non ancora sanato. Salvaguardia, manutenzione, una semplice passerella in ferro per percorrere la spelonca senza calpestare i resti archeologici: basterebbe solo questo e solo questo chiede Caterina Petralia, che in tanti anni non ha mai voluto guadagnare nulla dal passaggio di turisti nella sua proprietà. «Lì sotto c’è il mondo fermo e a me basta che sia mantenuto tale» dice con commozione e orgoglio la padrona di casa.

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