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«Alla carriera abbiamo preferito la terra dei nostri padri»

Giovanni e Andrea, uno produce marmellate e l'altro caviale di limone

«Alla carriera abbiamo preferito la terra dei nostri padri»

Giovanni Pappalardo e Andrea Passanisi

CATANIA - Portare avanti la tradizione di famiglia, ma anche scommettere su un nuovo modello di imprenditoria. L’amore per la terra, per le origini, ma anche la voglia di farlo con quel pizzico di innovazione che solo un giovane può dare. Secondo la Coldiretti l’incremento nazionale del 12% di coloro che hanno scelto di lavorare in agricoltura è confermato anche nell’Isola, dove è sempre più diffusa la voglia di rilevare i terreni dei nonni o di investire personalmente per creare una nuova attività. Del resto, i recenti dati dell’Istat confermano che gli occupati in agricoltura nel Mezzogiorno crescono del 3,3 per cento e i tanti under 30 che scelgono il settore agricolo per lavorare dimostrano che il futuro è una sorta di ritorno al passato: la terra. Il Governo ha avviato un lungo iter di agevolazioni per l’ingresso dei giovani alla guida di aziende agricole; così anche la Sicilia conferma l’andamento nazionale di giovani che hanno preferito scommettere sulla terra. C’è un intero esercito che ha preso in mano un settore considerato vecchio, saturo e inappropriato per immaginare prospettive future e ne ha fatto un mondo di pionieri, rivoluzionari, innovatori e attivisti impegnati nel costruire un mondo migliore per se stessi e per gli altri.

 

Come Giovanni Pappalardo, 30 anni, di Catania. «Ho un’azienda agricola a Paternò con un terreno di 14 ettari coltivato ad agrumeto. Il terreno è stato acquistato 60 anni fa da mio nonno e fu lui a iniziare l’attività di famiglia. Ho sempre vissuto in questo mondo, ma contemporaneamente ho intrapreso il mio percorso di studi e mi sono laureato in giurisprudenza. Dopo la morte di mio nonno, però, con la mia famiglia ci siamo interrogati sul futuro di questa azienda. A quel punto ho capito la mia vera passione. Partendo dall’idea lasciata in eredità dal nonno, la coltivazione di agrumi, ho avviato la produzione di marmellate di arance e mandarini. Il prossimo step sarà la produzione di succhi di frutta. Oggi gestisco l’azienda con l’entusiasmo di un ragazzo di 30 anni apportando quel tocco di novità per il futuro, ma senza dimenticare le mie radici».

  

Ci sono due orientamenti differenti: coloro che seguono le orme dei padri e coloro che vogliono provare a investire in questo nuovo mondo. Anche per Andrea Passanisi, così come per Giovanni, si è trattata di una scelta consapevole che gli ha permesso di continuare la tradizione di famiglia. «Ho seguito - racconta - il mio percorso di studi e mi sono laureato in Legge. Mi sono ritrovato in eredità, però, terreni di famiglia. Mio nonno era un viticoltore, mio papà produttore di limoni. Ho deciso, quindi, di scommettere su me stesso e portare avanti quello che loro avevano costruito. Ho deciso, quindi, di investire sui frutti subtropicali iniziando dall’avocado e continuando con i “passion fruit”. Le nostre colture si sposano perfettamente con la nostra zona per il clima, per l’acqua e per il terreno. Abbiamo anche creato un consorzio di produzione e commercializzazione di prodotti subtropicali. Da tre anni, inoltre, stiamo sperimentando il caviale di limone. Si tratta di una pianta molto spinosa chiamata “finger lime” perché produce un frutto a forma di dito all’interno del quale sono presenti delle palline ricche di succo di limone».

 

Non è un caso che più di due giovani italiani su tre (68%) “sognano” di lavorare d’estate in campagna, partecipando alla raccolta della frutta o alla vendemmia.

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