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Il vasaio di Gela che riproduce i capolavori greci

Simili agli originali ingannano anche esperti e studiosi «Non so nulla del mondo antico, ma so tutto dell'argilla»

Il vasaio di Gela che riproduce i capolavori greci

Sensazioni stupende. Inenarrabili. Grazio Mezzasalma ,60 anni, precario del Consorzio di bonifica, ha strappato da autodidatta ai maestri vasai della Grecia classica i segreti per realizzare i migliori manufatti ceramici. Sottili, ma resistenti ed elegantemente deviati con i colori della terra. Come quelli che si trovano esposti nei musei del mondo. Un hobby che dura senza sosta da quarant’anni con risultati così brillanti che alcuni anni fa, dal Museo archeologico di Gela, partirono in prestito per il Louvre, assieme a pezzi della colonia greca, anche alcuni manufatti di Mezzasalma. Da Parigi hanno inviato una lettera di encomio e apprezzamento all'uomo che ha fatto rivivere a Gela l'arte greca della lavorazione dell'argilla.

Nel suo curriculum non figurano studi specifici. Il mondo antico non lo ha mai conosciuto sui libri di scuola. Quanto riesce a creare affonda
le radici nello stato di estrema povertà che caratterizzò la sua gioventù e nel fortuito incontro con un anziano uomo gelese che, per tradizione orale tramandata dagli avi, conosceva
alcune tecniche basilari di coroplastica.

«Il bisogno di dare un senso alla vita, la ricerca di qualcosa di nuovo in cui eccellere, mi portarono a vent'anni a giocare con l'argilla e a plasmarla con le mani. Ogni giorno sempre meglio», racconta. Oggi riesce a creare pezzi che anche gli specialisti faticano a distinguere dagli originali. Non sono in vendita. È solo un passatempo che per il precario è ragione di vita. Quando da ragazzo cominciò la sua avventura alla scoperta dell'argilla, a Gela aveva messo radici l'industria del petrolio. Con un colpo di spugna le tradizioni antiche furono cancellate dal sogno dell'oro nero. Scomparvero i "quartarara" e i "canalara", produttori di laterizi, vasi, tegole, brocche.

Mestieri ereditati dai Greci che da oltre mezzo secolo non esistono più. Mezzasalma ha ripreso quell'antica tradizione e, sfruttando la sua naturale vocazione di pittore e modellatore, ha riproposto con incredibile maestria gli antichi sistemi di lavorazione per produrre vasi e statuette con una tecnica coroplastica simile a quella dei progenitori di Gela; da masse informi di argilla grazie al suo tornio a pedale hanno preso forma crateri, lékytoi, pélykai. oinòchoi, sileni, arìballoi, e persino grandi anfore. Questi prodotti, poi, Mezzasalma li dipinge usando argilla liquida ferruginosa a varie concentrazioni che successivamente, con la monocottura ossidante-riducente, tocca le stesse tonalità di colore delle figure degli antichi maestri.

I motivi preferiti sono scene di caccia, di guerra, di vita familiare, figure di dèi, di animali, di guerrieri, di donne. «Un anziano signore, Nino Città, conosceva i segreti della lavorazione dell'argilla - racconta Mezzasalma - e mi vide plasmarla con le mani. Ne rimase impressionato e mi invitò a casa sua. Fu lui a regalarmi il tornio. Ma il forno come quello dei maestri greci l'ho realizzato io preparando ogni mattone. Quello che oggi so fare è frutto di un percorso personale in cui ho scoperto pian piano i segreti dei colori e dei materiali della terra. Un percorso di vita in cui ho imparato a sondare i lati negativi e positivi delle cose. Sono un credente e ritengo che in questa mia esperienza di vita ci sia la mano di Dio. Vivo con uno stipendio da precario di 570 euro, ma sono felice di ciò che riesco a fare e del privilegio di poter dialogare con gli antichi per ogni oggetto che vede la luce».

L'ultima creazione di Mezzasalma è veramente eccezionale. È un cratere a colonnette a figure rosse del pittore di Orfeo, con la scena di Orfeo che suona la lira tra i Traci, alto 51 centimetri e largo 45, identico all’originale del V secolo che si trova esposto nelle vetrine del Museo statale di Berlino, proveniente da Gela. Esposto in una mostra locale, ha fatto quasi gridare allo scandalo. «Hanno rubato un pezzo dal museo», è stata la voce ricorrente. Invece, no. Era la creazione di un artigiano che a Gela conoscono in pochi. La bellezza e perfezione del cratere ha lasciato senza parole i tanti estimatori dell'arte antica. Tra questi lo storico locale Nucciò Mulè, presidente di Archeoclub per venticinque anni, che ora propone la creazione di una piccola industria artigianale di prodotti ceramici con la tecnica di Mezzasalma.

Un'attività al servizio di quelle città che, non avendo a disposizione i capolavori ceramici finiti nei vari musei del mondo, potrebbero esporne delle copie perfette. Dal territorio di Gela tanti crateri, anfore, coppe, trafugati dai tombaroli sono esposti a Parigi, Londra, Berlino, New York. A Gela non torneranno mai. Solo Grazio Mezzasalma può fare quel miracolo. L'artigiano per passione sorride e fa intendere che questa sfida sarebbe pronto a coglierla.

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