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Due docenti catanesi per la "Mela" a Napoli

Antonio Calanducci e Costantino Pistagna insegneranno nel nuovo centro Apple Docenti catanesi per la “Mela”

Due docenti catanesi per la "Mela" a Napoli

Il primo step di una scommessa che Apple voleva vincere in Italia era stato l’annuncio fatto a gennaio da Tim Cook a Palazzo Chigi, in cui si apprendeva che a Napoli avrebbe avuto sede il primo Centro per Sviluppatori iOS in Europa.
Dopo alcuni mesi di sopralluoghi, il premier Renzi, agli inizi di luglio, aveva affidato ai social la conferma ufficiale: “Apple ha finalmente scelto il partner istituzionale e il luogo: sarà il campus universitario della Federico II a San Giovanni a Teduccio, periferia est della città. I miei complimenti innanzitutto al Rettore Gaetano Manfredi”. Nasce così la Academy di Apple, più formalmente la iOS Developer Academy, con una selezione per i primi 100 posti, che ha ricevuto più di 4mila richieste da tutta Europa, assegnati ufficialmente a giovani diplomati under 30, entro ottobre, mese di in cui inizieranno le lezioni. A questi si affiancheranno a gennaio un altro centinaio di nuovi sviluppatori per app IOS (ovvero quelle app compatibili con Iphone, Ipad, ecc, scaricabili poi da store) con corsi intensi ma gratuiti, e con borse di studio per un totale di 9 mesi. “Se anche noi la smettiamo con il racconto senza salvezza del Sud e valorizziamo le eccellenze che sono così numerose, ce la possiamo fare, come ci dicono anche i dati Istat”, annunciava in quel post del 7 luglio un Renzi trionfante, mentre nei piani dell’azienda fondata da Steve Jobs, si coniugavano il bisogno di trovare cervelli per il suo futuro, con spese e manodopera contenute (un analogo piano riguarda l’India). Ad ogni modo l’Italia si accaparra un progetto che vedrà la nascita non solo di sviluppatori iOS molto richiesti nel mercato del lavoro, ma anche di giovani imprenditori che potranno fondare delle loro startup. Ovviamente i primi bandi sono stati lanciati per cercare i 15 docenti in grado di lavorare su una classe così numerosa, in un grande Open Space, utilizzando un metodo noto come Challenge training learning, ovvero stimolare la capacità degli studenti sottoponendo loro dei problemi da risolvere, in uno scambio costante docente-discente, proficuo per tutti.
Dopo una prima selezione per titoli e un colloquio in sede, tra i 15 docenti sono stati scelti due under 40 etnei, con un curriculum invidiabile, piazzatisi ai primi posti della classifica, a dimostrazione che il Sud è in grado di sfornare menti competitive anche su scala europea.

Antonio Calanducci
«Posso affermare che ha vinto la meritocrazia», lo dice con una punta di giustificato orgoglio, Antonio Calanducci, uno dei docenti selezionati da Apple per la nuova Academy europea. Una passione per la “Mela” e per Steve Jobs che lo accompagna da anni, e che lo ha guidato, insieme alla filosofia dello “Stay hungry, stay foolish”, in molte delle sue scelte lavorative, compresa quella di puntare sull’insegnamento di una materia nuova, strutturata attraverso attività laboratoriali, dal 2009-2012, e pensata per l’ex Facoltà di Lettere. Il suo curriculum è ricchissimo, tecnologo presso l’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare, imprenditore e docente di EtnaTraining, centro di formazione per lo sviluppo di applicazioni per dispositivi mobili, consulente per diverse aziende nazionali su sistemi di sviluppo mobile. Docente certificato Apple e docente a contratto presso il Dipartimento di Matematica ed Informatica. Calanducci ha provato con l’altro catanese, il suo amico Costantino, la nuova avventura che lo ha portato a fare le valigie, destinazione Napoli. «Non sappiamo ancora tantissimo su come saranno strutturate le lezioni - commenta il docente - ma di sicuro sarà utilizzato un metodo innovativo e stimolante che si chiama Challenge training learning e che permette di sottoporre agli studenti dei problemi da risolvere; non sarà facile, visto l’impegno richiesto a tutti, e inoltre le lezioni saranno in inglese, vista l’eterogeneità dei partecipanti, provenienti da tutta Europa, ma alla fine formeremo i nuovi sviluppatori di App».
Un incarico prestigioso per il quale l’esperto dovrà mettere in stand-by molte delle sue attività, ma che alla fine gli permetterà di coniugare due delle sue grandi passioni: «Ho sempre pensato, da buon cattolico, che ognuno di noi nasce con una missione, e deve mettere a frutto le sue capacità per portarla a termine. La mia è insegnare, e sono fortunato a poterla coniugare con l’altra grande passione per la Apple».

Da un punto di vista remunerativo si parla di un contratto da 40mila euro per dieci mesi: «La cifra è da intendersi al lordo e a questo, rispetto a docenti di Napoli, dovremo aggiungere il costo dei trasporti e dell’alloggio, ma non importa, lo mettiamo in conto e va bene così. Quando puoi formare persone che poi nel mercato internazionale sono in grado di veicolare idee e grandi cifre ne risentono positivamente tutti, ti arricchisci comunque».
Con lo stesso spirito Calanducci insegna da anni, consapevole che questo nuovo mercato digitale è una frontiera non solo per i colossi mondiali ma anche per le piccole realtà lavorative locali: «Mi ricordo nel mio piccolo di un ragazzo disoccupato che ha partecipato ad uno dei miei corsi e ha realizzato una app, che gli ha consentito di avere un suo stipendio e di vivere dignitosamente. Il vantaggio di chi insegna è questo, dai e ricevi tanto e vedi il frutto del tuo lavoro nascere e crescere anche attraverso gli altri».

Nel suo futuro c’è la volontà di continuare sulla strada dell’insegnamento e non solo: «Mi piacerebbe poter continuare la carriera universitaria e un giorno magari diventare associato o forse, ma sarò già troppo vecchio, ordinario. Intanto ho iniziato una nuova sfida, quella del giornalismo di settore, scrivendo per un sito che si chiama Html.it, ho realizzato una guida al linguaggio Swift e sogno di diventare pubblicista».
Una volontà inarrestabile e tantissime idee, molte delle quali si sono dimostrate vincenti, questo è quello che ha portato Calanducci a non arrendersi e a scommettere sempre, su se stesso e sulle sue capacità, a dimostrazione che Catania non è solo una fucina di idee, ma anche un contenitore di progetti vincenti e sogni realizzabili.

Costantino Pistagna
Una Laurea in Informatica nel 2003 a Catania e un amore per i Mac iniziato già nel 2000: «Quando giravano con processori IBM, non li usava nessuno e c’era ancora Steve Jobs», queste sono le coordinate del Mac addicted Costantino Pistagna, catanese doc e da ottobre docente della prima Apple Academy europea. «Subito dopo la laurea ho iniziato il dottorato in file sharing, mi occupavo in parole povere di capire i meccanismi di alcuni programmi che mettevano a disposizione di tutti dei giochi cooperativi, l’affidabilità, la tracciabilità e i protocolli di questi sistemi, poi ho ottenuto un assegno di ricerca e nel 2011 ho tenuto il primo corso di programmazione iOS, denominato LAP1, che ha avuto così tanto successo da essere esportato anche alla facoltà di Ingegneria».
Per questo brillante ricercatore però i fondi si esauriscono e il suo professore, all’Università di Catania, gli dice chiaramente che deve farsi venire un’idea. Nasce così la sua realtà, fatta di investimenti sulle sue capacità, di consulenze per i prodotti Apple e anche di un riconoscimento con un Working Capital Grant a Milano nel 2014 per la sua app Lookii, tuttora presente nello store e scaricabile e per cui cerca finanziatori; si tratta di una app che mette in collegamento persone presenti a meeting, mostre, eventi culturali. Alla fine del 2015 Apple arriva in Italia con alcuni progetti e con dei bandi per la formazione dei docenti: «A questo punto ho deciso di mettermi in gioco e di farlo insieme al mio amico Antonio, con cui condivido le stesse passioni. E devo dire che ottenere i punteggi più alti in Europa già per titoli e carriera è stata una soddisfazione enorme, poi abbiamo sostenuto un colloquio orale entusiasmante con gente splendida, che ci ha dato la percezione di cosa significherà lavorare in questo ambiente».

Per Pistagna si tratta di una scommessa grande: «Dovrò mettere da parte per dieci mesi le mie attività e soprattutto la mia famiglia, visto che ho una moglie e una bimba di 17 mesi, e l’impegno non sarà una passeggiata, perché lo stampo è quello americano, quindi lavoreremo 36 ore alla settimana, dalle 9 alle 17 tutti i giorni, e per di più, visto che i collegamenti non sono dei migliori non sarà semplice viaggiare, quindi dovremo affittare casa».

Però c’è una cosa che questo brillante informatico proprio non sopporta e riguarda la sua terra: «Non sopporto l’idea che si è ormai radicata nella testa di tanti giovani universitari e che viene alimentata da molti, rispetto al poco valore dei nostri studi condotti qui a Catania e al presunto minor prestigio del nostro ateneo, perché fatti alla mano io conosco tantissimi colleghi che come me si sono laureati qui e ora lavorano per Google, Skype e altri colossi mondiali, e di sicuro qualcosa sapranno se sono così richiesti in posti in cui la selezione è durissima».

Poi c’è la questione delle occasioni mancate: «Io sono felice di poter lavorare a Napoli, dove il clima sarà splendido, mi ambienterò subito quasi fino a diventare un napoletano d’adozione e in più il contesto lavorativo è in una delle Università più antiche d’Italia, ma mi chiedo perché non a Catania. Cosa ci vuole per portare questi bandi e questi progetti da noi, che siamo tutti cresciuti all’ombra dell’Etna Valley e del mito della ST? Non voglio fare polemica, ma solo far notare che le persone non mancano, ora ci vuole voglia di investire. Forse allora avrò modo di rispondere agli amici che lavorano fuori e mi dicono che qui il mio lavoro è sottovalutato e che potrei ambire al doppio solo andando via. Sono cose che dovrebbero far riflettere tutti, anche se per il momento mi sento solo fortunato e felice, e non vedo l’ora di iniziare questa nuova avventura, sempre con ottimismo e voglia di provare nuove esperienze».

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