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Miriam, la siciliana più cercata

Nel cast de "I Medici", nel film di Bellocchio sul set di "1993" e con Pif ne "In guerra per amore"

Miriam, la siciliana più cercata

Sexy e dallo sguardo di giada, con i lunghi riccioli e il corpo da statua, la bellissima siciliana Miriam Leone illumina i primi due episodi e conquista Cosimo de’ Medici, interpretato da Richard Madden, star de Il trono di spade, con scene di nudo integrale e passione rovente che già furoreggiano sul web. Nella serie kolossal brilla il talento di altri due siciliani: Guido Caprino, nato a Taormina cresciuto a Nizza di Sicilia, nel ruolo di Marco Bello, e il compositore di Scordia, Paolo Buonvino, che firma l’intensa colonna sonora.

Felicissima «di questo risultato», commenta ora Miriam Leone, e di essere «in una produzione così importante anche se in un piccolo ruolo. Una grande occasione». La sua Bianca - recitata in inglese - è una lavandaia che fa la modella per i pittori, Cosimo va a bottega per diventare un artista e il loro incontro è un fuoco d’amore. «Ma lei non perde il senso della realtà, sa che non può diventare la moglie di un banchiere». Amore già chiuso e ruolo finito, ma l’emozione è stata tanta, «non per le scene di nudo, ma perché non capita spesso di trovarsi sul set con Dustin Hoffman, non riuscivo neanche ad alzare lo sguardo da terra. Lui è stato un grande, mi ha messo a mio agio. Per fortuna nella scena insieme non dovevo parlare».

La Miss Italia 2008 di Acireale - seducente, ma anche spigliata e ironica alla conduzione delle Iene la scorsa stagione - è richiestissima tra cinema e tv, «un bel momento, sono contenta di crescere a piccoli passi», e non le piace, spiega, «avere ruoli comodi, amo correre rischi». Dal debutto nel 2009 in tv come conduttrice di Unomattina Estate («La vera gavetta, sveglia tutte le mattine alle quattro e mezzo») è arrivata a Cannes con Fai bei sogni di Marco Bellocchio («Un maestro che con te analizza ogni scena»), dal best seller di Massimo Gramellini, in uscita il 10 novembre, poi sarà ancora su Rai1 nella fiction su Nino Manfredi In arte Nino, nel ruolo della moglie Erminia accanto ad Elio Germano, regia di Luca Manfredi, e di nuovo nei panni dell'ispettore della Omicidi nella serie di Rai3 Non uccidere.

In queste settimane è sul set di 1993 serie Sky nella Milano di Mani pulite, sequel di 1992 con protagonista Stefano Accorsi, dove era un’aspirante showgirl pronta a tutto (nel cast altri due siciliani, Tea Falco e ancora Guido Caprino) e per questo motivo ieri non ha partecipato alla presentazione a Catania («Mi è dispiaciuto moltissimo non aver potuto abbracciare la mia città») del film di Pierfrancesco Diliberto - Pif, In guerra per amore (prossima tappa domani al Biondo di Palermo) - uno dei titoli più attesi della stagione, nelle sale dal 27 ottobre - in cui è la protagonista femminile.

Il film, spiega, «è un regalo» per un attore siciliano: «Racconta un pezzo di storia poco conosciuto e soprattutto quali sono state le conseguenze dello sbarco degli Alleati, il modo in cui la mafia si è accomodata nella modernità». Quando Pif l’ha chiamata era entusiasta. «Visto che il film è ambientato in Sicilia ho pensato che sarebbe stato bello poter stare un po’ a casa, ma niente: il mio personaggio vive a New York. Fantastico girare lì, ma il set era invece a Cinecittà. Vabbè, sono contenta di poter recitare con il mio accento da siciliana. No, mi ha stroncato di nuovo Pif: Flora è l’unica che parla in italiano...». Per amor suo, il protagonista Arturo va in guerra. «Ho pensato a mia nonna, che aveva più o meno l’età di Flora. Mi sono ispirata alle mogli e madri fedeli che dentro le mura domestiche hanno fatto grandi rivoluzioni, senza urlare. Flora è promessa sposa al figlio di un boss mafioso, non può ribellarsi apertamente a un sistema mafioso e patriarcale e per non perdere l’amore dice ad Arturo di andare in Sicilia a chiedere la sua mano al padre. Come canta l’adorato Battiato, Arturo supererà le correnti gravitazionali per non farmi sposare con un altro». Il film ha il tono da commedia, «con lo stile di Pif, che sa unire riflessione e divertimento. Amo il suo modo di raccontare le cose, di parlare del dolore e dell’amore senza sguazzarci dentro, ma planando leggero. E carico di “sostanza”: in un modo molto personale riesce a denunciare un sistema. Sono felice di aver lavorato con lui, credo che sia un autore necessario». Un bel set, un film corale, aggiunge, «con tanti attori siciliani che hanno la delicatezza e la poesia, ma anche la ferocia di caratterizzare tutti i personaggi». Aneddoti da set? «La ridarella che ha colpito me e Pif nella scena sulla panchina, nel film invece serissima - ricorda - e alcune riprese a Fiumicino: abbia colpiti dai venti più gelidi del nord, mentre parlavamo veniva fuori una nuvoletta di fiato e dovevamo stare con il ghiaccio in bocca». In Sicilia viene spesso? «Scappo appena posso. Mi porto dentro la sicilitudine, la nostalgia. Ci sono le mie radici, la mia famiglia, gli amici. Sono nella mia odissea, nel mio viaggio, ma mi godo sempre il ritorno. Quando torno sono a casa».

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