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Laura Bargione dalla Cina con passione

«Devi credere in te stesso e nel tuo progetto» dice la giovane imprenditrice titolare dell'azienda agricola "Mariscò", che unisce la coltivazione della terra all'impegno sociale

Laura Bargione dalla Cina con passione

Laura Bargione, titolare azienda Mariscò

Definirla imprenditrice agricola è riduttivo: Laura Bargione, 29 anni, titolare dell’azienda Mariscò a Monreale, vincitrice del premio De@terra 2016, unisce la coltivazione della terra all’impegno sociale. Ma non è solo: è anche studentessa all’università dove, dopo la laurea in Design, sta conseguendo quella in Agraria; dopo un’esperienza professionale in Cina, aiuta le aziende in Italia nell’esportare i propri prodotti nel mercato cinese e, associata con un collega, anche in Sudamerica e Nord Europa; con questa società, ha poi stretto collaborazioni molto strette con un tour operator di Milano, occupandosi così anche di turismo. Forse esempio dei giovani che persino per l’“incauto” ministro del Lavoro, Poletti, è bene che rimangano in Italia, fermo restando che ogni cervello costretto a emigrare è una gravissima perdita per il Belpaese.

«La nostra - racconta Laura - è un’azienda agricola a conduzione familiare (i miei genitori sono tecnici agronomi: mio papà si occupa della produzione, mia mamma della trasformazione di ciò che produciamo: vino, olio, frutta, ortaggi stagionali, tutto rigorosamente biologico) nata nel 2006: facciamo parte della rete delle fattorie sociali siciliane e dal 2010 abbiamo cominciato a lavorare con gruppi di persone con disabilità fisiche e mentali, oltre che disagiati socialmente. Nel 2014 abbiamo avviato un progetto pilota con uno psicologo di Palermo che segue un gruppo appartamento a Partinico in cui vivono una decina di ragazzi ai quali abbiamo messo a disposizione una parte dei nostri terreni, insegnando loro le basi della coltivazione». Ai ragazzi, con disagi, abusati o migranti non accompagnati, si insegna un mestiere e si fornisce un modello di famiglia, educazione e valori diversi da quelli di origine. Un progetto che si è chiuso all’inizio di quest’anno: «Era un progetto realizzato privatamente senza sovvenzioni: l’azienda prendeva solo un rimborso spese. E se è bellissimo fare qualcosa per la società, siamo però pur sempre una azienda agricola che deve riuscire a sostentarsi». Progetto terminato con risultati importanti, visto che «su 10 ragazzi coinvolti, una parte ha deciso di tornare a scuola e altri hanno scoperto in loro dei talenti, decidendo di coltivarli».

Ma non è tutto: «Con lo psicologo e alcuni psichiatri, abbiamo avviato le pratiche per aprire una comunità terapeutica assistita per minorenni, che sarà una delle pochissime in Sicilia di questo tipo».

Prima di 4 figli, Laura dopo la laurea in Design è andata a lavorare a Shanghai per un anno e mezzo come marketing manager di un’azienda di import-export di prodotti gastronomici italiani con distribuzione in tutta la Cina. Esperienza che Laura non esita a definire fondamentale: «Sono contentissima di averla fatta e, se non avessi avuto l’azienda (ascolta ministro Poletti! ndr), probabilmente sarei uno dei tanti giovani italiani scappati via. All’estero, infatti, se sai dimostrare di sapere fare, è molto facile lavorare». La Cina, in particolare è un’economia molto dinamica: «Oltretutto - aggiunge Laura - è un ambiente internazionale: già la stessa casa, che si condivide con ragazzi provenienti da Paesi diversi, è una palestra di confronto. Per non parlare poi del lavoro. È un’esperienza che tutti i giovani dovrebbero fare». Anche se il rientro, ammette Laura, «è stato tragico. L’impostazione è completamente diversa. All’estero, le prime domande che ti fanno sono: come ti chiami, cosa fai nella vita? Danno per scontato che tu faccia qualcosa, che abbia un ruolo nella società. Le prime cose di cui si parla qua sono invece lo Stato e la mancanza del lavoro, solo lamentele. È deprimente parlare con coetanei che hanno una laurea costretti a fare i promoter o le cameriere».
Una mentalità dinamica riportata in Sicilia: «Tutti sappiamo fare l’olio piuttosto che coltivare i pomodori. Ma occorre sapersi differenziare anche solo con un minimo di competenza nella comunicazione. Se faccio la marmellata più buona del mondo e sono convinto di ciò, devo farlo anche capire al mondo che quella è la marmellata migliore al mondo, affidandomi a professionalità specifiche. L’importante è avere ben chiari gli obiettivi e che ci si dia dei tempi, perché noi siciliani siamo molto bravi a rimandare tutto a domani. Ma nel mondo la gente non ti aspetta».

Imprenditrice agricola, dunque, ma non solo: impegnata nel sociale, nel commercio estero di prodotti nostrani e anche in prima linea nell’ambito turistico: «Un tour operator di Milano ci ha incaricati di rappresentarlo sul territorio siciliano: la filosofia è fare conoscere le aziende e il loro territorio, perché soltanto chi produce riesce a trasmettere tutta la passione, l’amore, la bontà che c’è dietro quel prodotto. Aiutiamo così il turista a vivere la Sicilia in modo diverso rispetto al viaggio organizzato, facendogliene cogliere il vero volto e la vera anima».
A dimostrazione che il settore agricolo (con tutto il contorno che ne diventa ingrediente essenziale) è un settore che può dare prospettive ai giovani: «Se vuoi però fare qualcosa, tirati su le maniche e fallo, non aspettare che ti cada la manna dal cielo. E se vuoi la manna dal cielo, pianta frassini. Se vuoi fare una cosa, insomma, ti devi impegnare per raggiungerla. È indifferente se vuoi metterti in agricoltura, nel commercio o fare il politico: fondamentale è quanto tu creda nel progetto, in te stesso e nelle tue capacità, anche quando, soprattutto quando, incontri le vere difficoltà».

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