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La catanese Laura Silvia Battaglia, sposa yemenita

Diventa una graphic-novel la storia di una giornalista catanese, che vive tra Milano e lo Yemen, e delle sue nozze con Taha

La catanese Laura  Silvia Battaglia, sposa yemenita

Laura Silvia Battaglia, giornalista

«La sposa yemenita è Jamilla, sono io ed è ogni altra donna attraverso la cui vita ho raccontato un po’ di Yemen», confessa la 43enne etnea che nelle 144 pagine a colori articolate in tredici capitoli posa il suo sguardo di giornalista indipendente sulla quotidianità della popolazione del Paese della Penisola arabico che per lei è diventato casa.

L’INIZIO. «Dopo quasi 20 anni di professione in numerose redazioni – racconta Battaglia –, avevo deciso di cambiare rotta e di prendermi un anno sabbatico per studiare più approfonditamente l’arabo e conoscere meglio lo Yemen. Una permanenza che per me è stata una svolta a vari livelli. Vivendo tra la gente locale, parlando arabo, vestendo il niquab come le donne locali e intessendo rapporti di stima e amicizia, ho avuto la possibilità di partecipare ad alcuni riti nuziali». Riti nuziali che in Yemen durano tre giorni, ben 72 ore, e si svolgono separati tra donne e uomini. «Il primo giorno, la sposa yemenita si veste di verde e riceve a casa amiche e parenti; il secondo mostra il suo abito nuziale ad amiche, parenti e conoscenti. Nel terzo, dopo essere stata decorata con l’henné dalle amiche, viene condotta nella nuova casa, dove troverà ad aspettarla il futuro marito», continua la giornalista. «Oltre al matrimonio al femminile, con 120 donne che ballavano, chiacchieravano, ridevano e spettegolavano ho avuto la possibilità di partecipare, addirittura, a una festa per uomini. Durante questi riti, però, c’è il divieto di far foto e video. E all’ingresso dei locali dei ricevimenti si viene anche perquisiti», spiega colei che, nel frattempo, è diventata lei stessa una sposa yemenita perché lì ha conosciuto Taha, l’uomo che nel 2015 è diventato suo marito.

IL FUMETTO . A questo punto entra in gioco Paola Cannatella, classe 1979, che già crea i comics per il sito della giornalista battgirl.info. «Io e Paola ci siamo conosciute nel 2012 quando lei e suo marito Giuseppe Galeani mi contattarono durante il loro lavoro di ricerca perché volevano realizzare un graphic novel su Maria Grazia Cutuli. Il suo tratto mi piacque subito e per questo le chiesi di realizzare il mio avatar per il sito “Battgirl va alla guerra” che raccoglie le storie difficili in cui mi sono imbattuta durante i miei viaggi e che purtroppo i media non accolgono», ricorda la giornalista (che è stata anche collaboratrice del nostro quotidiano) essendo grata alla fumettista di averle regalato una versione diversa di sé.

«Per parlare di tematiche impegnative come quelle di cui mi occupo io – ammette Battaglia che con la Cannatella ha già realizzato Le due sponde, storia di un’iraniana e un’irachena, durante il conflitto Iran-Iraq -, il suo contributo è stato fondamentale».

LA SPOSA YEMENITA. «Dal soggetto di Laura – aggiunge Paola Cannatella – ho sviluppato la sceneggiatura e trasferito nel fumetto quelle immagini che lei, in alcuni casi, mi ha fornito con video e foto e, in altri in mancanza di documentazione, è riuscita ad evocare con descrizioni dettagliatissime. Nel libro ho creato vari livelli di narrazione identificandoli con i tre colori: rosso per la vita quotidiana e i riti nuziali, blu per le varie inchieste che la protagonista realizza, giallo per il confronto religioso con lo sheikh».

Narrazioni che si intrecciano nella cornice narrativa in un giorno preciso, il 12 giugno 2015, quando nella sua casa di Milano, a pochi giorni dal suo matrimonio con Taha. Qui la giornalista si ferma a ripensare a quegli eventi e al cerchio magico di una profezia yemenita: «Dopo aver ricevuto dalla sposa yemenita Jamilla la prima rosa del mazzo nel giorno della festa del suo matrimonio – conclude – mi raccontarono che la fortunata destinataria sarebbe stata la prossima a sposarsi». E così è stato.

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