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Siracusa, deve giocare alle slot, botte alla madre per indurla a prostituirsi: arrestato 15enne

Il ragazzino è stato rinchiuso in una comunità. La vicenda ricostruita dai carabinieri

SIRACUSA - I soldi gli servivano per andare a giocare alle slot machine e pur di ottenerli ha cercato in tutti i modi di convincere la madre a prostituirsi, picchiandola e insultandola ripetutamente. E’ bastato che la donna si opponesse per fare scattare la rabbia cieca di un ragazzo di appena 15 anni. Ha aggredito con una pietra e un ombrello la donna che, stanca delle continue vessazioni, ha deciso di denunciare il figlio ai carabinieri di Siracusa.
I militari, dopo avere raccolto le confessioni della vittima, hanno eseguito un provvedimento di collocamento in comunità emesso dalla Procura dei minori di Catania: il ragazzino "terribile» deve adesso rispondere di maltrattamenti in famiglia e tentata estorsione.

I primi episodi sono iniziati nel luglio scorso. Il giovane, che non frequenta nessun istituto scolastico, pretendeva di uscire di casa quando voleva per andare in una sala scommesse. Ma alla mamma, una casalinga che deve badare da sola alla famiglia, quelle «frequentazioni» non piacevano, anche perchè il figlio chiedeva sempre denaro per giocare con le slot machine. Così sono iniziati i primi divieti ai quali il quindicenne si è subito ribellato: ha aggredito la madre, l’ha offesa e minacciata di morte, suggerendole addirittura di prostituirsi pur di avere i soldi necessari a soddisfare la sua passione. Aggressioni non solo verbali ma anche fisiche. Ad andarci di mezzo, in qualche occasione, anche il fratellino di dieci anni che avrebbe cercato inutilmente di difendere la madre. Pure lui sarebbe stato picchiato.

Lo scorso mese di settembre la donna, terrorizzata dalle continue minacce e dalle percosse, è scappata di casa portando con sè il figlio più piccolo. Ha trovato rifugio a casa di alcuni conoscenti, che in qualche modo hanno cercato di proteggerla.
Ma il figlio è riuscito a rintracciarla ed ha continuato a minacciarla. Fino all’ultimo la madre ha tentato di proteggere quel figlio ribelle, cercando di calmarlo, di farlo ragionare. Però è stato tutto inutile. Alla fine, convinta anche dagli amici più stretti, non ha potuto far altro che denunciare le aggressioni subite.

I carabinieri hanno subito avviato le indagini raccogliendo testimonianze inequivocabili sul comportamento del quindicenne; una situazione insostenibile che ha fatto scattare il provvedimento della Procura dei minori.

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