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Corruzione, giudice Longo si difende: «Complotto dei colleghi per danneggiarmi»

L'ex pm della procura di Siracusa sarà sentito domani e non si avvarrà della facoltà di non rispondere. Venerdì a Regina Coeli saranno invece interrogati l'avvocato Amara e l'imprenditore Centofanti, arrestati nello stesso blitz

Corruzione, giudice Longo si difende: «Complotto dei colleghi per danneggiarmi»

Roma - Un complotto pianificato dai colleghi per danneggiarlo: è una delle linee difensive scelte da Giancarlo Longo, ex pm di Siracusa ora giudice al tribunale di Napoli, arrestato ieri su ordine del gip di Messina con le accuse di corruzione, falso e associazione a delinquere. Longo, che, annuncia il suo legale, l’avvocato Candido Bonaventura, non si avvarrà della facoltà di non rispondere, sarà interrogato domani dal giudice delle indagini preliminari nel carcere di Poggioreale. Sospettando da tempo di essere finito nel mirino degli inquirenti, ha depositato nelle scorse settimane una memoria difensiva in cui accusa gli otto ex colleghi pm di Siracusa che hanno sollevato il caso e l’hanno denunciato di aver pianificato tutto per danneggiarlo.


Il magistrato è accusato di aver fatto parte di una organizzazione criminale insieme a due noti legali, Piero Amara, avvocato dell’Eni, e Giuseppe Calafiore, di avere pilotato procedimenti penali e depistato indagini in cui erano coinvolti clienti «illustri» dei due difensori: come l’Eni, ad esempio. Longo avrebbe svenduto la funzione giudiziaria in cambio di soldi.
«Abbiamo dimostrato attraverso una consulenza che però non è stata tenuta in considerazione dai pm - dice il suo legale - che i soldi depositati da Longo sul suo conto erano regali dei suoceri. Bastava confrontare i movimenti bancari da loro fatti».
«Il mio cliente - ha spiegato - ha sempre ammesso di conoscere Calafiore e Amara, ma più volte ha indagato e chiesto provvedimenti a carico dei loro clienti per i quali non ha mai avuto trattamenti di favore».

Intanto sono stati fissati per venerdì nel carcere di Regina Coeli gli interrogatori di garanzia dell’avvocato siciliano Piero Amara e dell’imprenditore Fabrizio Centofanti arrestati nell’ambito dell’indagine congiunta delle procure di Roma e Messina. I due sono accusati dai pm romani di associazione a delinquere finalizzata al conseguimento di frodi fiscali. Ad Amara è contestata anche la corruzione in atti giudiziari. L’atto istruttorio sarà svolto dal gip Daniela Caramico D’Auria alla presenza dei pm Stefano Rocco Fava e Luca Tescaroli. Per quanto riguarda, invece, l’imprenditore Ezio Bigotti l’interrogatorio verrà svolto per rogatoria a Pinerolo dove si trova agli arresti domiciliari. 

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