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“Sistema Siracusa”, quei documenti scottanti nascosti sotto terra

Un delatore avrebbe indicato agli investigatori il luogo dove le carte erano state sotterrate a circa un metro e mezzo di profondità

“Sistema Siracusa”, quei documenti scottanti nascosti sotto terra

SIRACUSA - Sul “Sistema Siracusa” inquirenti e investigatori lavorano al fascicolo iscritto nel registro delle notizie di reato nel 2015, con serrate indagini in Italia e in mezzo mondo; tanti i delatori, intercettazioni fiume e tanti interrogatori sono la conferma del quadro accusatorio e dell’evoluzione delle indagini con la probabile collaborazione di uno degli “addetti ai lavori”.

Infatti, gli investigatori avrebbero scoperto, pochi giorni dopo gli arresti di 15 persone tra magistrati, avvocati e faccendieri, quattro grossi contenitori pieni zeppi di documenti bene occultati sotterrati a circa un metro e mezzo di profondità in una località rimasta per il momento sconosciuta; le indiscrezioni parlano di materiale considerato molto interessante dagli inquirenti e che potrebbe allargare ancor di più l’ipotesi investigativa, con altri spazi e personaggi, anche se su tutta la vicenda viene innalzato il massimo riserbo.

Dalla verifica della documentazione potrebbe comprendersi se e quanto altro margine possa aggiungersi alla già minuziosa indagine investigativa che ha prodotto decine di faldoni con documenti e conti correnti sequestrati, migliaia di fatture e bonifici passati al setaccio. Ben 444 pagine di accuse, comparazioni, intercettazioni e riferimenti vari che modellano il romanzo criminale denominato “Sistema Siracusa”.

È stato un lavoro di squadra, con la collaborazione delle Procure di Roma e Milano, che ha portato a galla un’attività criminosa che aveva il suo muscolo cardiaco pulsante, proprio nel Palazzo di giustizia di Siracusa dove tutto sembra ruotasse attorno all’ex pm Giancarlo Longo, sospeso dalle funzioni e dallo stipendio, mentre diversi altri sono ancora sotto indagine dei pm messinesi in altri tronconi d’indagine.

Un’organizzazione, quella che gli inquirenti ipotizzano messa in piedi dagli avvocati Amara e Calafiore, che si scopre intrecciarsi anche in diversi paesi esteri con i quali sono in corso una serie di rogatorie internazionali. Un “romanzo” giudiziario che formalizza l’idea del suo primo nucleo d’inchiesta già nel 2012, attivato dai carabinieri della Sezione di polizia giudiziaria alla Procura di Siracusa, che produce i primi “Veleni in Procura”, per poi far scaturire nel fascicolo, “Attacco alla Procura”.

Intanto, la difesa dei 15 indagati per i quali sono scattate le misure cautelari, dopo il rigetto del gip Vermiglio, stanno depositando in queste ore le istanze di annullamento dell’ordinanza al tribunale del riesame che molto probabilmente la prossima settimana affronterà le diverse questioni.

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