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Giordano: «Sono tranquillissimo e pronto a difendermi in ogni sede»

Parla il capo della Procura di Siracusa dopo la proposta di trasferimento della prima commissione del Csm

Giordano: «Sono tranquillissimo e pronto a difendermi in ogni sede»

«Sono tranquillissimo. Attendo le motivazioni del deliberato della commissione per esprimermi. Soltanto dopo avere appreso gli elementi necessari, mi regolerò di conseguenza». Il giorno dopo la proposta di trasferimento formulata dalla prima commissione del Consiglio superiore della magistratura, per incompatibilità ambientale, il procuratore capo Francesco Giordano esprime la propria serenità rispetto alla vicenda disciplinare in cui è rimasto coinvolto.

In attesa che il plenum del Csm convochi la seduta in cui quella proposta dovrà essere affrontata e approfondita prima di giungere a una decisione definitiva, il procuratore si mostra del tutto sereno e mostra il proprio carattere combattivo nella consapevolezza che la partita è ancora tutta aperta. «Di certo – dice - non presto acquiescenza e svolgerò tutte le difese possibili consentite dall’ordinamento per fare valere i miei diritti». Giordano ribadisce la propria posizione estranea nelle vicende che hanno determinato il cosiddetto “Sistema Siracusa” confluendo nel voluminoso fascicolo della Procura di Messina. «Io non ho commesso nulla – dice il procuratore Giordano – il mio lavoro è consistito in questi anni di portare avanti l’organizzazione degli uffici, ho coordinato e sovrinteso indagini delicatissime in materie importanti quali la tutela dell’ambiente, la pubblica amministrazione, la criminalità comune con risultati che sono sotto gli occhi di tutti».

Giordano prova a fare comprendere che la sua è stata e rimane una posizione super partes manifestando contrarietà nei confronti di quei magistrati che hanno varcato i confini della liceità. «Se c’è stata qualche divergenza con i colleghi – dice – oggi è da considerare acqua passata. La situazione odierna non è conflittuale come più volte e a torto descritta o come si vorrebbe lasciare intendere».

Chi aspetta le motivazioni è il procuratore di La Spezia, Antonio Patrono, che ha difeso Giordano davanti alla prima commissione del Csm. Ha già avuto modo di escludere che «alla base di questa proposta di trasferimento vi sia una presunta inerzia o accondiscendenza del dott. Giordano rispetto ai magistrati del suo ufficio coinvolti in gravi vicende giudiziarie perché è stato proprio lui a denunciare tali vicende, come dovrebbe risultare in base a stralci comparsi sui giornali, anche dalla recente misura cautelare emessa dall’autorità giudiziaria di Messina, di cui è già stata chiesta l’acquisizione agli atti della procedura».

Girando ieri mattina per le aule e i corridoi del Palazzo di giustizia di viale Santa Panagia la sensazione percepita e quella di una quiete dopo la tempesta. Nessuno ha voglia di commentare la decisione della prima commissione del Csm. Al quinto livello, quello riservato alla Procura, aleggiava un clima disteso anche se in attesa di ulteriori notizie su tutta la vicenda sia a livello disciplinare sia sulla maxi inchiesta della Procura peloritana. L’attività giudiziaria è proseguita regolarmente anche se traspariva un disagio misto a speranza.

Pur mantenendo le distanze da tutte le vicende, chi esprime le proprie sensazioni sono gli avvocati. «E’ un momento estremamente delicato per le persone coinvolte e per l’ambiente in se. Ogni commento rischierebbe di risultare stonato. Lasciamo, dunque, libero il consiglio superiore della magistratura di lavorare con serenità alla vicenda così particolare e importante». E’ il commento del presidente dell’ordine degli avvocati, Francesco Favi, per il quale «le persone coinvolte meritano il massimo rispetto». L’auspicio del presidente Favi è che «il Csm concluda il proprio lavoro con una decisione di qualunque segno sia ma nel più breve tempo possibile nel rispetto, comunque, dei diritti di tutti ma anche nell’ottica di una parola definitiva che permetta di riprendere il dialogo di fiducia con la città».

Il presidente della Camera penale “Pier Luigi Romano”, avv. Giuseppe Cristiano manifesta «con determinazione il disagio mio personale e quello degli iscritti. Esigenza essenziale è quella di recuperare la fiducia che i cittadini devono avere nella giustizia». Gli avvocati penalisti siracusani «si trovano, loro malgrado – dice Cristiano - in un posizione certamente scomoda, dovendo continuare in ogni caso a tutelare gli interessi dei cittadini (imputati o persone offese), relazionandosi giornalmente con gli uffici e con i magistrati della Procura. Siamo, comunque, rispettosi delle persone coinvolte in questa vicenda e attendiamo in maniera asettica l’esito del Csm».

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