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Cimitero, i cancelli restano sbarrati la funerea protesta dei parenti

I fiorai: «Nemmeno un cartello davanti al camposanto». I viali impraticabili dopo il maltempo

Cimitero, i cancelli restano sbarrati la funerea protesta dei parenti

Non aprite quel cancello. Quanta rabbia ieri mattina fuori dal cimitero comunale, davanti all’ingresso sbarrato per parenti e fiorai. Una mattinata d’inferno, per i 40 tra congiunti e commercianti, gli occhi rivolti al cielo per assicurarsi che non si scatenasse la pioggia dei giorni scorsi e le dita strette all’inferriata, un po’ invidiosi di chi al seguito di un feretro era stato fatto entrare lo stesso, perché una salma non può attendere e deve essere seppellita.

Nessun cartello all’ingresso, solo gli operatori cimiteriali un po’ imbarazzati e pronti a tranquillizzare chi sulla strada stava rumoreggiando, gridando che «non è mica giusto che si paghino le tasse e poi non ci si può nemmeno fare la croce di fronte alla lapide del padre, del nonno o del trisavolo». Cancello chiuso e viali transennati, ridotti in pessimo stato per la tempesta della scorsa domenica, quando un fiume di pioggia ha invaso le stradine del luogo di dolore e i campi con dentro i morti più poveri hanno tracimato terra e fango. Ieri i parenti non hanno voluto sentire ragioni, quelli venuti dal paese e quelli con i fiori in mano da doverseli riportare a casa, perché non c’è stato nulla da fare: nessun accesso al camposanto. «Giorno 26 mia moglie è un anno che è morta – ha singhiozzato Giovanni Aiasecca, 72 anni – ma per la pioggia era chiuso, e sono rimasto dietro il cancello. Io vengo due volte a settimana, e questa novità mi fa male. Devo aspettare di morire anche io, per starle accanto?». I fiorai sono furiosi, hanno i fiori freschi sul bancone e stanno marcendo tutti. «Bastava un cartello – lamenta Roxana – sia per i parenti sia per noi. Capisco l’ordinanza per l’emergenza, e ci sta. Ma oggi? E Ieri? Guardi – concede – anche io al posto dell’ingegnere del Comune avrei fatto i lavori di messa in sicurezza, ma solo dove serve. Per il resto, volontari e Protezione Civile avrebbero potuto accompagnare i parenti per le strade in buone condizioni».Che non sarebbero tante, a sentire Gaetano, una rosa in mano e scuro in volto: «Con i bob-cat hanno scassato i marciapiedi, e io per trovare mia figlia devo camminare sulle fosse degli altri, nel fango». Hanno atteso inutilmente che saltasse fuori un’ordinanza che placasse gli animi, ieri, i parenti dei morti reclusi. Nulla da fare. I tecnici del comune hanno fatto i loro rilievi, ma ancora le stradine del camposanto non sono praticabili. E il corteo dolente dei parenti arrabbiati si prepara a nuove giornate di funerei sit-in.

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