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«Siracusa, tutte le prove del sistema marcio»
Cos'ha detto la "Mata Hari" del Pd all'Antimafia

L'audizione di Princiotta all'Ars. Dalle inchieste sulle mazzette al Comune alla "news" sul sindaco Garozzo: «Indagato non solo per l'acqua». L'accusa sui contatti con il il clan e le foto compromettenti del consigliere arrestato per droga (in una c'è anche Renzi). L'autodifesa sul rapporto col mafioso: «Avevo 18 anni, ero una ragazzina»

Princiotta convocata all'Antimafia: «Smonterò tutto il circo»

Catania. Il primo particolare - importante, ma ufficioso - è che Simona Princiotta è stata ritenuta «sostanzialmente molto credibile» da chi ieri a Palermo l'ha ascoltata per oltre due ore. Il secondo - altrettanto importante e ufficioso - è che il caso Siracusa finirà all'Antimafia nazionale.

Ma cos'ha detto la "Mata Hari" del Pd siracusano alla commissione dell'Ars? Molte cose. Ma, più delle dichiarazioni a verbale, pesano le oltre 100 pagine di dossier. Nel quale a ogni parola corrisponde almeno una carta. Ed è questo, da quanto trapela, ad aver impressionato i suoi interlocutori. Un lungo elenco «di singoli episodi» che però «compongono un sistema condiviso e diffuso», secondo un autorevole componente della commissione.
Princiotta dettaglia tutte le inchieste aperte sugli appalti del Comune: servizio idrico, asili nido, impianti sportivi, contributi alle società, manutenzioni, servizi sociali. E via mazzettando, con particolare attenzione «al budget del bilancio usato per comprare le associazioni».

Per tutte le indagini la consigliera fornisce atti e in alcuni casi brogliacci delle sue ormai celeberrime intercettazioni "fai-da-te" («per gli audio rivolgetevi al procuratore di Siracusa», avrebbe detto). Ma Princiotta argomenta anche una tesi di fondo: l'amministrazione comunale è stata ed è al corrente di «tutto il marcio del sistema Siracusa». Indice puntato soprattutto sul sindaco Giancarlo Garozzo (che con la sua dichiarazione sulle «infiltrazioni criminali nel Pd» aveva accesso i riflettori dell'Antimafia), già sentito all'Ars lo scorso 22 settembre. E stavolta le parti, com'era prevedibile, s'invertono: consigliera accusatrice; sindaco accusato. Con una novità messa sul tavolo: Garozzo sarebbe «indagato non soltanto per la vicenda dell'acqua».

Ma per altra ipotesi di reato fornita da Princiotta, «provata con certificato penale». Il sindaco viene più volte citato anche nell'appassionata auto-difesa della consigliera, incalzata dall'Antimafia su due punti. Il primo è il racconto del pentito Rosario Piccione: l'esponente del clan Bottaro-Attanasio, oggi a piede libero, ha rivelato di un suo legame sentimentale con la consigliera che avrebbe ospitato in casa un affiliato, Alfredo Franzò. Il secondo punto, messo a verbale dal sindaco Garozzo, riguarda contatti (anche tramite Facebook) della consigliera con Nando Di Paola, condannato nel processo sulle infiltrazioni mafiose all'Inda. «Le accuse del pentito sono senza riscontro, tant'è che Piccione è indagato per calunnia aggravata», dice Princiotta.

Una «storia di pupi e di pupari», la definisce. «Ero già assessore nel 2008, perché questa storia viene fuori a orologeria soltanto quando tocco i fili che non dovevo toccare?». Perché è «un complotto per screditarmi», del quale indica, prove alla mano, «chi sono i mandanti». La consigliera smentisce la relazione con Piccione, «un pentito di scarso peso e credibilità, che ora fa il relatore ai convegni sulla giustizia ai quali un tempo c'erano Falcone e Borsellino». Del resto, precisa : «Era il 1994, avevo diciott'anni, ero una ragazzina. Per me era uno perbene, non sapevo che sarebbe diventato un mafioso».
Ma è sul contatto con Di Paola che, dopo la difesa («per me è il padre di compagni di scuola dei miei figli», dice, presentando i certificati d'iscrizione) sferra l'attacco più duro al sindaco.

Mostrando quella che definisce «la prova-regina del contatto di Garozzo con la famiglia Di Paola», dimostrabile «con atti, delibere e non solo». Garozzo viene tirato in ballo anche per la vicenda dell'ex consigliere del Pd, Tony Bonafede, arrestato dalla polizia con 20 chili di droga mentre si s'imbarcava sull'aliscafo Pozzallo-Malta. «Hanno provato ad attribuirlo a me - dice Princiotta all'Antimafia - ma lui era garozziano e renziano al cento per cento». Come prova, la consigliera avrebbe consegnato delle foto che ritraggono Bonafede e Garozzo: in una circostanza con l'ex sottosegretario Gino Foti; in un'altra, nel corso di una manifestazione pubblica, spunta pure Matteo Renzi. A sua insaputa.

La consigliera chiede «il commissariamento urgente» del sindaco. In commissione le domandano se si sia mai rivolta al prefetto per chiedere il cosiddetto "accesso" propedeutico allo scioglimento del Comune per infiltrazioni mafiose. Domanda non certo casuale, alla quale lei risponde con sincero smarrimento: «Sono stata investita di talmente tante cose che non pensavo la cosa fosse di mia pertinenza». La faccenda s'ingrossa. E non finisce qui. In attesa della trasmissione degli atti all'Antimafia nazionale, la prossima settimana all'Ars saranno sentiti il deputato nazionale Pippo Zappulla (unico sodale di Princiotta nel Pd siracusano) e il consigliere comunale Alberto Palestro, pesantemente tirato in ballo dalla consigliera. Che, alle pressanti domande su di lui, ha dovuto persino censurarsi: «Chiedete gli atti alla Procura...».
Twitter: @MarioBarresi

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