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Gemelli diversi, lotta comune: Siracusa Risorse scende al fianco dei dipendenti: «Basta con le divisioni»

Ex Provincia, dopo una notte nella stanza del commissario, i lavoratori hanno deciso di abbandonare il presidio

Gemelli diversi, lotta comune: Siracusa Risorse scende al fianco dei dipendenti: «Basta con le divisioni»

SIRACUSA - Resistere, resistere, resistere. E’ questo il mantra che ieri aleggiava nella stanza del commissario straordinario dell’ex Provincia Arnone. I dipendenti della partecipata Siracusa Risorse l’hanno atteso tutta la mattina, nello stanzone dove alcuni di loro hanno trascorso la notte. Resistere allo spettro del dissesto, come Arnone ripete da quando si è insediato, e resistere alla fame come i lavoratori senza stipendio da 7 mesi tentano di fare. Ma se “resistere” è il mantra, invece il cordone ombelicale che Arnone ieri ha imposto alle 2 realtà lavorative, gli interni al futuro Consorzio e gli esterni della partecipata è quello ineludibile dell’unità. Perché nessuno lo dice chiaramente, tra i musi lunghi e gli sguardi stanchi, ma di fatto sotto il tetto della protesta convivono a malapena due gemelli diversi, il malessere dei 600 della Provincia e i 104 di Siracusa Risorse, con lo stesso problema ma con un conteggio di stipendi arretrati differente: 4 mesi i primi, quasi 7 i secondi.

 

E dato che di soldi non ce ne sono, ha dichiarato Arnone, allora è bene chiarire due punti: vanno cercati a Palermo, ma cancellando le differenze e le appartenenze «perché per me i dipendenti dell’una e dell’altra parte sono gli stessi», ha sintetizzato a fine riunione. Ed è lì che per un minuto appena la tensione si è sciolta in un applauso, che ha sancito – forse – l’inizio di un percorso comune tra sindacato e lavoratori, senza distinguo tra chi abita le sedi di via Roma e via Malta, e di chi invece quella di corso Gelone.

 

Fatti, nella stanza dove hanno dormito alcuni dipendenti e dove fino alla 4 del mattino si è trattenuto anche il presidente della commissione regionale Bilancio Enzo Vinciullo, non ne sono stati enunciati, ma ieri quell’invito quasi messianico alla fratellanza tra lavoratori ha sortito l’effetto di far sciogliere la protesta sul posto, e a far convergere le future manifestazioni nella stessa direzione – Palermo – e con un senso di unione che potrebbe fare da collante per le istanze dei dipendenti.

 

I rappresentanti sindacali hanno raccolto l’invito del commissario, e il disperato accampamento notturno è stato sbaraccato: «Basta con la divisione che fino ad oggi c’è stata – ammette Stefano Gugliotta - la battaglia è unica, e ragioneremo con le confederazioni e i rappresentanti della Funzione Pubblica perché la protesta sia sposti alla regione, dove si decidono davvero le sorti di Siracusa». In ballo quella cifra di 20 milioni originari che una manovra correttiva della Giunta regionale avrebbe dovuto distribuire tra le province di Siracusa, Enna e Ragusa. Quando la somma è scesa a 18 milioni, 10 sono stati promessi a Siracusa. E su quella cifra punta adesso Arnone, che in quel caso prevede la salvezza per tutti gli stipendi e l’attuazione del contratto di servizio con Siracusa Risorse. «Ma se non arriva la delibera, nulla si muoverà», ha previsto il commissario.

 

«Vedremo – ha concesso ieri mattina Alda Altamore, segretario provinciale Funzione pubblica Uil – perché i dipendenti della Provincia non ce la fanno più. Sono persone per bene, e per educazione non sono abituate a “fare danno”. Ma anche le persone per bene hanno un limite. Queste persone camminano con l’automobile senza assicurazione, perché non se la possono più permettere. Rischiano lo sfratto. Campano con la spesa del parroco. E ai figli hanno detto “non posso mandarti all’università”».

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