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Alzabandiera al Lombardo Radice di Siracusa: i bimbi tutti col naso all'insù

I piccoli alunni della diatriba che si è animata negli ultimi giorni forse ne sanno nulla. Il preside: «Con me non si è lamentato nessuno»

Alzabandiera al Lombardo Radice di Siracusa: i bimbi tutti col naso all'insù

Il preside Rizza con alle spalle le bandiere contestate

SIRACUSA - “I bambini ci guardano” diceva Francois Truffaut in un suo film sull’infanzia. E a volte sorridono di noi, a quanto pare. Infatti ieri alla fine l’alzabandiera nel cortile della scuola Lombardo Radice di via Archia, a Siracusa, c’è stato, senza scossoni e senza manifestazioni di protesta, benché spostata di un giorno per l’allerta meteo.

 
Anzi, i bambini hanno tenuto il naso all’insù e hanno sorriso vedendo il panno patriottico salire fino alla cima del pennone. Loro, della diatriba che si è animata negli ultimi giorni, forse ne sanno nulla: da una parte varie associazioni convinte che l’alzabandiera accompagnato dall’inno di Mameli crei nei bambini uno spirito di nazionalismo che possa condurli alla divisione, dall’altra la dirigenza dell’istituto che invece ritiene che tirare su le bandiere italiana, siciliana ed europea in successione sia un’occasione di integrazione e socializzazione.

 
«Con me non si è lamentato nessuno – si compiace il dirigente dell’istituto, Sebastiano Rizza, mezz’ora dopo che la bandiera è stata issata e sventola in cortile – anche perché chi rischia la vita – ironizza – con un omone di 1 metro e 82 centimetri come me?». Celia, seduto al tavolo della presidenza con avanti un caffè, il preside, anche se di critiche in realtà nelle ultime ore ne ha ricevute molte, soprattutto sui social, con una sequenza di “fascista” e l’accusa di volere intruppare i suoi alunni come soldatini in caserma in un delirio nazionalista che poco si sposerebbe con il tempio dello studio e delle merendine. «Nessun genitore ha espresso dissenso».

 
Un’idea del perché iniziativa abbia suscitato tanto clamore, però, Rizza se l’è fatta: «Nella vita si dissente. Più sul web, in realtà. Alcuni si sono rivolti direttamente alle associazioni che hanno raccolto le loro lamentele. Ma è come se di una bella torta si nota soltanto la ciliegina al centro – si lancia in una metafora pasticcera – e non l’intera fattura. Ha colpito la storia delle bandiere piuttosto che il progetto articolato che ci sta dietro e che dura un anno. Noi andiamo verso l’integrazione sociale e i principi della Costituzione». In particolare l’articolo 3, quello che parla di “cittadini che hanno pari dignità sociale” senza “distinzione di sesso, lingua, religione, opinioni politiche, condizioni personali e sociali”.

 
Perché questo avvenga, tre alunni «selezionati per il loro impegno o situazioni motivate dal referente di classe, il lunedì mattina prenderanno le bandiere dalla Presidenza e le isseranno sul pennone mentre suona l’inno italiano». Poi, al venerdì, la cerimonia dell’ammaina bandiera al suono dell’inno europeo. Una pratica che secondo le associazioni che hanno protestato creerebbe divisione e individualismo piuttosto che aggregazione e condivisione. «Non è così – storce il naso Rizza – per esempio ieri la classe media ha scelto un ragazzino di colore – puntualizza – che ha issato la bandiera europea. E’ un simbolo. Il lunedì entriamo in una dimensione italiana, il venerdì usciamo in quella europea».

 
Insomma, una tempesta annunciata che nei fatti si è risolta in un refolo di vento che ha appena sollevato i lembi della bandiera tricolore, mentre sotto i bambini stavano impettiti e tutti seri di fronte alla cerimonia che li ha fatti apparire più seri e composti dei loro pochi anni. «Abbiamo apprezzato i contenuti del progetto – chiarisce l’assessore comunale alle Politiche Scolastiche, Valeria Troia – e finire sui giornali, come è accaduto, non è stato il metodo migliore, dato che ci troviamo all’interno di una scuola. Se ci sono dei genitori ancora non del tutto convinti, va anche compreso il metodo didattico dietro l’alzabandiera messo in atto dai bambini. L’approccio è ludico, e non si vuole certo militarizzare la scuola». Sul taglio “politico” della protesta, aggiunge che «in questo momento c’è confusione in città. Apprezzo l’operato delle associazioni, che fanno tanto, ma in questo caso non mi aspettavo questa presa di posizione. Ci sono però modi e metodi. Bastava parlare direttamente col preside, invece che voler apparire sui media».

 

 
Tutto bene ciò che finisce bene? Solo in parte: «In effetti ieri abbiamo fatto un piccolo errore – ammette il preside Rizza – La legge dice: al centro la bandiera italiana, a sinistra l’europea e poi la regionale. Beh, abbiamo fatto confusione e invertito le posizioni sui pennoni». Ma di questo, i bambini, non si sono affatto accorti. Seby Spicuglia

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