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Stuprò una donna, s'impicca in cella

Il corpo privo di vita di Pietro Nolasco, 26 anni, è stato trovato dai poliziotti nel carcere di Cavadonna

Stuprò una donna, s'impicca in cella

Siracusa - Sembrava del tutto tranquillo. Per 3 giorni è rimasto in isolamento a rimuginare sul reato consumato. Nulla che potesse fare presupporre a un gesto estremo come quello compiuto in carcere da Pietro Nolasco, il rosolinese di 26 anni, che era stato arrestato dai carabinieri per avere violentato e minacciato di uccidere una sua conoscente, ricoverata in ospedale a causa delle lesioni subite nella colluttazione con l’uomo.

Nolasco era arrivato alla casa circondariale di Cavadonna mercoledì sera, dopo avere rischiato il linciaggio dei parenti della vittima dell’aggressione. E’ stato collocato in una cella d’isolamento, in attesa di essere sottoposto all’interrogatorio di garanzia. Venerdì è comparso davanti al gip del tribunale di Siracusa, Michele Consiglio che, nel convalidare l’arresto operato dai militari dell’Arma, ha ascoltato la sua versione dei fatti, alla presenza del pm Davide Lucignani che ne aveva disposto l’arresto. Assistito dall’avvocato Angela Giunta, l’indagato aveva ammesso ma solo parzialmente le proprie responsabilità.

Aveva confermato di essere uscito con la vittima e di averla aggredita. Ma ha tenuto a precisare che lui non aveva approfittato della donna, di non averla stuprata. Una versione dei fatti alla quale il giudice per le indagini preliminari non ha creduto e, nel convalidare l’arresto, ha adottato per Nolasco la misura cautelare in carcere. Una volta tornato in cella, per l’uomo si è profilata la detenzione in isolamento, vista la delicatezza della situazione e del reato oggetto della contestazione.

A coloro che hanno avuto modo di incontrarlo tra venerdì e sabato, è apparso dispiaciuto per quanto accaduto, continuando a ripetere che non si sarebbe mai sognato di violentarla. Ha trascorso la notte e anche buona parte della mattinata senza mostrare alcun segno apparente di cedimento. L’irreparabile è accaduto sabato mattina. Ad accorgersi che l’uomo si era lasciato morire nella sua cella, sono stati gli agenti di polizia penitenziaria che erano appena entrati in servizio. E’ stato soccorso, ma per Nolasco non c’è stato nulla da fare.

Forse è stato vinto dal rimorso di ciò che aveva commesso e del dolore provocato alla vittima dell’aggressione e ai suoi familiari. Nolasco si trovava agli arresti domiciliari da dicembre. Quel maledetto mercoledì ha voluto infrangere la disposizione, impossessandosi delle chiavi dell’auto della madre per poi invitare la conoscente, con una scusa, a recarsi con lui. Doveva farle vedere qualcosa d’importante, le aveva detto per attirarla nella trappola. Quell’atto di fiducia si è trasformato in un incubo per la donna, che è riuscita poi a scappare e a fare arrestare l’aggressore.

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