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Procuratore di Siracusa Giordano: «Non ci risultano legami Ong-trafficanti»

Il responsabile della procura aretusea è stato sentito dalla Commissione Difesa del Senato. Il magistrato ha aggiunto che ci sono ong più collaborative con l'autorità giudiziaria e altre meno,

Procuratore di Siracusa Giordano: «Non ci risultano legami Ong-trafficanti»

Francesco Paolo Giordano, procuratore capo Siracusa

ROMA - «A noi come ufficio non risulta nulla per quanto riguarda presunti collegamenti obliqui o inquinanti
tra ong o parti di esse con i trafficanti di migranti. Nessun elemento investigativo": lo ha detto il procuratore di Siracusa,
Francesco Paolo Giordano, in Commissione Difesa del Senato.

Il magistrato ha aggiunto che ci sono ong più collaborative con l'autorità giudiziaria e altre meno, ma ciò «non l’abbiamo mai interpretato come un ostacolo alle indagini, ma come un atteggiamento ideologico, una sorta di coerenza, loro sono a favore del migrante non a favore della polizia».

«Le competenze sono chiarissime come chiarissimo è l’ambito di intervento». «Non c'è nessuna sovrapposizione di competenza territoriale, noi come Siracusa - ha spiegato - siamo competenti sul tratto di mare che si affaccia sul nostro circondario che non va oltre le 12 miglia. Siamo inoltre competenti in quanto la giurisprudenza stabilisce che il reato di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina si consuma con qualsiasi atto diretto a favorirla e questo può iniziare anche in acque internazionali. La procura di Catania ha la stessa competenza sul mare territoriale di sua pertinenza e poi come procura distrettuale ha la competenza di tutto il distretto e dunque Siracusa inclusa». Anche in caso di reato distrettuale (citato come esempio il 416 sesto comma), comunque - ha spiegato il procuratore - se c'è un atto urgente da fare può intervenire la procura di Siracusa salvo poi mettersi immediatamente in contatto con la procura distrettuale. "Da oltre un decennio - ha assicurato - ci sono regole che evitano qualsiasi conflitto di competenze».

Nei processi ai presunti scafisti «c'è un massiccio ricorso ai riti alternativi, spesso si arriva al patteggiamento e si usufruisce di attenuanti, per cui lo scafista viene scarcerato. Ma anche in caso di scarcerazione, viene comunque memorizzata la sua identità a futura memoria e poi viene subito espulso. Al momento, questo è l’unico deterrente». 
Il magistrato ha poi precisato che «noi non arrestiamo mai lo scafista occasionale, cioè colui che viene incaricato di governare la barca con i migranti o per stato di necessità o perchè costretto».

«Dal mio punto di vista non vedo stallo di attività giudiziaria».  «Se si ragiona con i dati - ha spiegato - gli arrestati e denunciati sono stati 253 nel 2014, 161 nel 2015, 217 nel 2016. Nel 2017 sono 71, ma siamo ancora a maggio. Si è verificata una flessione di arrestati nel 2015 dovuta probabilmente a contingenze del momento». 

«Dalla nostra esperienza non ci sono evidenze di spegnimento dei transponder (dispositivi che trasmettono la posizione della nave) da parte delle ong» per non essere intercettate. «Ma non so - ha aggiunto - se non viene fatto o noi non l'abbiamo visto perché non rientra nelle nostre competenze di reato». 

«Con la Procura distrettuale di Catania c'è stata, c'è e ci sarà una grande collaborazione. Non c'è alcuno scontro, né ci potrebbe essere visto che agiamo in ambiti diversi».

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