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Cavagrande, i sentieri restano chiusi
Ma Avola è pronta a rivolgersi al Cga

Il Tar di Catania respinge il ricorso del Comune contro la Regione. Il sindaco: «Non ci sto»

Cavagrande, i sentieri restano chiusiMa Avola è pronta a rivolgersi al Cga

Avola (Siracusa) - Nulla da fare per la riapertura in tempi celeri della riserva di Cavagrande. Il Tar di Catania ha respinto il ricorso del Comune di Avola contro la Regione che ha bloccato gli accessi alla riserva dai varchi di Scala Cruci e di Mastro Ronna, danneggiati dall’incendio di 3 anni fa ma soprattutto non ha disposto gli interventi necessari per sbloccare la situazione e consentire ai visitatori di accedere in riserva.

Nel ricorso il Comune di Avola ha lamentato il fatto che, nonostante i reiterati solleciti all’assessorato regionale all’Agricoltura, il sito non è stato messo in sicurezza e quindi ancora oggi, da quel 25 giugno 2014 quando prese fuoco una parte della riserva, non è possibile l’accesso. A gennaio, in prima istanza, il Tar di Catania aveva parzialmente accolto il ricorso del Comune di Avola, subordinando la definitiva decisione alla risposta che avrebbe dato l’azienda Foreste demaniali. Ed è proprio facendo leva su tali risposte, che i giudici hanno deciso di rigettare il ricorso.

“Siamo pronti a ricorrere al Cga perché sono trascorsi 3 anni senza che la Regione abbia mosso un dito non solo per riaprire la riserva ma anche per ripristinare la vegetazione danneggiata”, ha detto il sindaco Cannata che conferma l’attenzione che il Comune ripone verso una riserva che era meta di numerosi turisti.

Nel dispositivo del Tar di Catania si fa riferimento alla chiusura temporanea della riserva “fino al ripristino delle condizioni di sicurezza”. La Regione era intervenuta sul varco “Casa di Natala” attraverso il restauro conservativo, che serve alla messa in sicurezza dei sentieri e del sito su cui insiste un “pericolo costante imminente ed estremamente elevato di rotolamenti massi, tali da non garantire sicurezza”.

La documentazione fornita dalla Regione ha convinto i giudici a tenere in debita considerazione le ragioni di interesse pubblico e quindi della salvaguardia della sicurezza e dell’incolumità delle persone che si recano nella riserva. Il Tar ha anche imposto alla Regione di procedere con gli interventi di ripristino delle condizioni di sicurezza.

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