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False crisi aziendali per percepire cassa integrazione: otto denunce e 62 lavoratori in nero

A Lentini e Carlentini la Guardia di Finanza con l'operazione "Take away" ha scoperto una truffa ai danni dell’inps e dell’Erario che ammonta a 18,4 mln di euro

False crisi aziendali per percepire cassa integrazione: otto denunce e 62 lavoratori in nero

Siracusa - Operazione contro il mancato pagamento di tasse e la sicurezza nel lavoro della guardia di finanza di Siracusa che, durante controlli, a Lentini e a Carlentini, ha scoperto 62 lavoratori «in nero» e un’evasione fiscale di oltre 18,4 milioni di euro.

Fatta luce anche su una presunta maxi truffa per l’illecita fruizione della Cassa integrazione guadagni per oltre 286.000 ore. A conclusione delle indagini, avviate nel 2014 e denominate "Take away", su «un’organizzazione, scientemente strutturata» che, attraverso quattro società operanti nel settore della produzione di calzature, ha posto in essere una sofisticata ed articolata truffa ai danni dell’inps e dell’Erario», le Fiamme gialle hanno scoperto anche 62 lavoratori in nero. Secondo l’accusa, le società con false crisi aziendali e di settore avrebbe inoltre fruito illegalmente della Cassa integrazione in deroga. Sono otto i denunciati alla Procura di Siracusa: sette imprenditori ed un commercialista. 

Quella che la guardia di finanza di Siracusa ritiene di avere scoperto è «una sofistica truffa ai danni dell’Inps e dell’Erario». A scoprirla la compagnia di Augusta delle Fiamme gialle. Otto persone sono state denunciate associazione per delinquere finalizzata alla truffa, appropriazione indebita, omesso versamento di contributi previdenziali, responsabilità amministrativa degli Enti, e a vario titolo per estorsione, truffa, reati previsti dalla legge fallimentare e reati fiscali.
Il danno all’Erario è stimato in oltre 18,4 milioni di euro.

Le indagini sono scattate nel 2014. Secondo le Fiamme gialle, coordinate dal capitano Danilo Nicotra, dal 2009 al 2011, le società avrebbero certificato una falsa crisi aziendale e di settore tale da poter garantire la fruizione dei benefici della cassa integrazione per i dipendenti. Ed invece i militari, coordinati dal Procuratore di Siracusa, Francesco Paolo Giordano, hanno scoperto che durante la cassa integrazione i dipendenti hanno lavorato e le società hanno omesso il versamento di ritenute Irpef per 734 mila 867 euro e contributi previdenziali per un milione 206 mila euro. I lavoratori, accusa la Procura, «sarebbero stati costretti, sotto il vincolo psicologico di un ingiusto licenziamento, a restituire ai datori di lavoro la cassa integrazione percepita».


Secondo i militari nonostante i fondi dello Stato (erogazione di Cig in deroga per complessive 286 mila 558 ore, pari a un milione 209 mila 385), hanno continuato regolarmente il ciclo produttivo delle aziende occultando ricavi per oltre 7,6 milioni di euro ed Iva per oltre 1 milione di euro. A conclusione del periodo di cassa integrazione gli amministratori stessi hanno effettuato un licenziamento collettivo con ulteriori benefici di legge. Ottenute indebitamente indennità di mobilità per un milione 142 mila 869 euro e sgravi contributivi per 103 mila 329 euro. Una delle società, grazie alle false attestazioni rilasciate da un commercialista di Lentini, ha richiesto il concordato preventivo al fine di tutelare i propri beni, nonché quelli dei soci, dall’imputazione del reato di bancarotta fraudolenta. 

Sono stati arrestati: Daniele Mirmina Spatalucente, 28 anni; Fabrizio Bonfanti, 45 anni; Davide Cannata, 34 anni; tutti di Noto; Rosario Stella, 42 anni di Avola. Infine Alessandro Monaco, incensurato di Noto, che è stato posto ai domiciliari.
I cinque nell’ottobre 2016 avrebbero rubato un autocarro, un carrello elevatore, il motore di una macchina perforatrice, una pompa idraulica e varie attrezzature edilizie, per un valore di oltre centomila euro. Grazie ai filmati dell’impianto di videosorveglianza ed all’analisi dei tabulati del traffico telefonico, gli investigatori hanno ricostruito il furto. Inoltre nella zona dell’Asinaro, lungo l’argine del fiume, era stato ritrovato il carrello elevatore, parzialmente nascosto dalla vegetazione e l'autocarro che si trovava in un terreno in contrada Testa dell’Acqua. Secondo la polizia il furto dei mezzi, quasi certamente, sarebbe stato finalizzato ad una successiva attività di estorsione col metodo del cavallino di ritorno, strategia già adoperata in passato da uno degli indagati in relazione ad altri furti commessi ai danni di imprenditori. 

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