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Vladimir Luxuria: «Di Siracusa mi resterà la bellezza, il sorriso della gente e il sapore della granita»

Intervista con la madrina del Gay Pride aretuseo prima di lasciare la città

Vladimir Luxuria: «Di Siracusa mi resterà la bellezza, il sorriso della gente e il sapore della granita»

SIRACUSA - Vladimir Luxuria, madrina del Gay Pride siracusano, si è portata dietro, ripartendo alla volta di Roma, mille frammenti umani. Nell’ultima sera della kermesse sui diritti, le gioie e i dolori del mondo Lgbt, Luxuria ha raccolto domande e micro confessioni, i racconti di decine di ragazzi che hanno voluto renderla partecipe della propria scelta o dei propri turbamenti.

Perché se esiste un mondo omosessuale che ha potuto aprire le porte della libertà di espressione e non nascondersi più, ne esiste un’altra fetta che sotto la pressione delle prevaricazioni, dell’odio e dell’intolleranza non ce l’hanno fatta.

Luxuria, dopo una giornata di incontri e cortei, ha ricordato queste “farfalle” soffocate dentro il bozzolo come i martiri dell’incomprensione e della difficoltà di tirare fuori le ali, ed essere accettate.

Cosa sente di dire a chi rischia di precipitare nel vuoto, per la propria sessualità?

«Penso a Loredana, trans che si è tolta la vita impiccandosi, o Andrea, il ragazzo “dai pantaloni rosa” che nel 2012 si è appeso ad un foulard. La depressione è trasversale, non legata soltanto al mondo omosessuale. Di fronte a questi casi drammatici, dico sempre che c’è comunque chi ci ama. C’è amore anche per noi».

Spesso si dice che il Sud sia omofobo. E’ così?

«L’omofobia non è una questione geografica. E’ senza latitudine. E’ legata all’educazione e al cuore. Non ho mai creduto a un Sud omofobo. Lo dico da persona meridionale: viaggiando molto, ho trovato realtà omofobe anche nel profondo Nord. Esistono ovunque realtà familiari e ambientali particolari, ma non regioni particolarmente omofobe».

Siracusa che effetto le ha fatto, da questo punto di vista?

«Con il Pride, la città ha dimostrato, con compostezza ed ospitalità, non soltanto che i siracusani gay possono manifestare con libertà, ma che anche i turisti Glbt sono rispettati».

Durante il corteo e poi in occasione della discussione all’Antico Mercato, molti ragazzi siracusani l’hanno avvicinata. Cosa le hanno raccontato?

«I giovani hanno trovato il coraggio di non nascondersi. Spero che la mia presenza sia stata una molla ad aprirsi e a gettare la maschera».

Cosa ha detto loro?

«Che non serve avere paura. Bisogna trovare un po’ di luce».

Cosa le resterà di questa esperienza?

«La bellezza dei luoghi, il sorriso della gente e gli occhi sorridenti di chi si è avvicinato. E poi… posso dirlo?»

Prego.

«Il cibo e le granite di gelsi: da premio Nobel per la pace».

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