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«Inquinano troppo», sequestrati tre impianti del Petrolchimico di Priolo

La Procura di Siracusa al termine di un’indagine scattata due anni fa, ha accertato un «significativo contributo al peggioramento della qualità dell’aria dovuto alle emissioni degli impianti». Il gip dà una serie di prescrizioni alle compagnie petrolifere

SIRACUSA -  In quel labirinto di tubi dove svettano ciminiere, davanti a una delle coste più belle della Sicilia, la magistratura interviene con un provvedimento che a Siracusa non aveva precedenti: il sequestro preventivo di due impianti industriali, lo stabilimento Esso e quelli Isab Nord e Isab Sud del polo petrolchimico, uno dei più importanti d’Europa. L’inchiesta scaturisce dai numerosi esposti e dalle denunce di cittadini, movimenti ambientalisti e istituzioni che lamentano la cattiva qualità dell’aria e la puzza, sottolineando i rischi per la salute in un territorio dove i dati epidemiologici per alcune malattie non sono rassicuranti. 

Nel suo provvedimento il gip subordina la restituzione degli impianti «all’imposizione di prescrizioni per consentirne l’adeguamento alle norme tecniche vigenti». L’indagine si è avvalsa di una consulenza tecnica collegiale redatta da esperti di livello nazionale ed è consistita in audizioni e acquisizioni di dati e documenti. Il sequestro è stato eseguito dal Nictas e dall’aliquota della Polizia della Procura.

Il gip ha dato 15 giorni di tempo alle società per decidere se aderire alle prescrizioni. Sia la Esso, che la raffineria impianti Sud dovranno ridurre le emissioni provenienti dall’impianto «con la copertura delle vasche costituenti l'impianto di trattamento acque». Dovrà essere presentato un progetto che non dovrà eccedere i 12 mesi, con garanzia fideiussoria. Gli stabilimenti Esso, Isab Nord e Isab Sud dovranno effettuare il monitoraggio del tetto di tutti i serbatoi contenenti prodotti volatili o mantenuti in condizioni di temperatura tali da generare emissioni diffuse; realizzare impianti di recupero vapori ai pontili di carico e scarico; adeguare i sistemi di monitoraggio delle emissioni, attraverso l'adozione di sistemi di monitoraggio in continuo, mettendo a disposizione i dati registrati per via telematica all’Arpa di Siracusa.

Solo lo stabilimento Esso dovrà ridurre il livello delle emissioni in atmosfera sino al rispetto dei livelli previsti delle migliori tecnologie disponibili, in particolare la riduzione degli ossidi di zolfo in due camini, e degli ossidi di azoto in 21 camini.

«È una prima risposta che si riesce a dare alla popolazione in questa materia molto complessa». E' il commento del capo della Procura, Francesco Paolo Giordano, dopo il provvedimento di sequestro del gip degli stabilimenti Esso, Isab Nord e Isab Sud.  «Una risposta della Procura alle innumerevoli istanze che sono arrivate dal territorio sin da quando io mi sono insediato nel settembre 2013. - ha aggiunto - Abbiamo lavorato tantissimo, abbiamo trovato degli esperti di livello nazionale con i quali abbiamo concertato le prescrizioni che poi abbiamo emanato».

I sostituti Margherita Brianese, Davide Lucignani e Marco Di Mauro, coordinati dal capo della Procura, al termine di un’indagine scattata due anni fa avrebbero accertato un "significativo contributo al peggioramento della qualità dell’aria dovuto alle emissioni degli impianti».  L’indagine si è avvalsa di una consulenza tecnica collegiale consistita in molteplici audizioni e acquisizioni di dati e documenti. Il sequestro è stato eseguito dal Nictas e dalla Polizia della Procura. 

La prima denuncia dei Verdi risale al 2014. Recentemente il Comune di Siracusa era intervenuto nel procedimento per il rilascio dell’Aia a Isab, inserendo alcune prescrizioni per gli impianti, che i verdi ritengono che si basino su dati d’inquinamento non forniti dall’Arpa ma dagli stessi gestori degli impianti.

E mentre l’arcivescovo di Siracusa Salvatore Pappalardo, che da diversi anni si batte per la salvaguardia del territorio e il rispetto della dignità della persona, invita ad una maggiore attenzione dei governanti, Sofia Amoddio e Marika Cirone Di Marco, deputati nazionale e regionale del Pd, chiedono le dimissioni del professor Salvatore Sciacca, presidente del Consorzio industriale protezione ambiente (Cipa), e anche del Registro tumori integrato della Sicilia orientale, incarichi ritenuti incompatibili dalle due rappresentanti dei dem. Da parte sua il professore ha dichiarato «che le sostanze odorigene (principalmente i derivati del solfuro di idrogeno e gli idrocarburi non metanici), avvertite quasi giornalmente dalla popolazione, non rappresentano una fonte di pericolo per la salute umana, ma solo un fastidio». 

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