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Oscar, il regista Francesco Rosi: «Messaggio Fuocoammare è universale, da Lampedusa al Messico»

Telefonata notturna a Pietro Bartolo, il gentile medico lampedusnao che ha salvato e accolto tanti migranti: «Pietrino è andata bene, abbiamo vinto».

Oscar, il regista Francesco Rosi: «Messaggio Fuocoammare è universale, da Lampedusa al Messico»

WROCLAW - «C'è negli Usa ormai una reale identificazione tra la frontiera del deserto messicano e il Mediterraneo che attraversano i nostri migranti per approdare a Lampedusa. Vedono ormai Fuocoammare in modo universale. E questo anche grazie a Trump che ha creato un timore a livello politico e minaccia di erigere muri». Così ieri notte, a caldo, Gianfranco Rosi parla a Wroclaw (Polonia) del suo film che ha appena conquistato il premio come miglior documentario alla 29ª edizione degli EFA (European Film Awards).

 

E ancora il regista, che con questo documentario ha già vinto l'Orso d’oro a Berlino ed è appena entrato nella shortlist degli Academy Awards, sottolinea di avere «pochissima speranza nel futuro. In Europa la destra cresce e c'è un’assenza totale di politica verso il problema dei migranti. L’unica politica è quella di erigere barriere».

 

Reduce da un viaggio negli Stati Uniti per promuovere la corsa agli Oscar del suo Fuocoammare, Rosi racconta di aver "incontrato tanta gente in America e la cosa più commovente è quando ci sono persone che, uscite dalla proiezione, ti chiedono: 'e io che posso fare per aiutare perché questo non accada più?'».

 

La corsa per gli Oscar non sarà facile per Fuocoammare, nonostante l’identificazione con la frontiera messicana: «Ci sono quest’anno molti bei film in corsa. Penso a titoli come 'O.J: Made in Americà e 'Cameraperson'». Mentre Rosi glissa, con diplomazia, sulla polemica sollevata da Paolo Sorrentino che aveva contestato la designazione italiana di Fuocoammare agli Oscar: «Sorrentino magari ha ragione. Ancora non sappiamo cosa succederà, bisogna vedere se Fuocoammare entra nella shortlist ristretta (per ora è solo in una preselezione che comprende 15 lavori, ndr)».

 

Nel futuro di Gianfranco Rosi ancora un documentario: «Ho già un’idea, ma non la dico, altrimenti rovino tutto. Quello che è sicuro è che non girerò in Italia».

 

Dedica di questa ennesima vittoria? «Sicuramente a Lampedusa e alla sua gente che mi manca molto».  L’incontro con Rosi si chiude con una su

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commenti 1
  • IlDoponauta

    11 Dicembre 2016 - 20:08

    Ad un profugo Scompaiono nel sole gli infiniti, s'annullano le crisi, vibrano le navi, nel cosmo, naufragando. Distanze, risorgono ad appagare gli spazi. Tu giaci, tremebondo, sotto la poppa, dove il timone s'è rotto. Giovanni Minio

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