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Beppe Fiorello tra i “fantasmi di Portopalo”

Vent'anni fa i pescatori decisero di tacere su uno dei più tragici naufragi di migranti. Oggi l’attore siciliano acchiappa ascolti racconta in tv quella tragedia per fare chiarezza

Beppe Fiorello tra i “fantasmi di Portopalo”

ROMA - «Per anni ho inseguito questa storia dimenticata per troppo tempo dalle istituzioni, ponendomi l'obiettivo di farla conoscere al grande pubblico televisivo. Volevo riportare a galla i sogni e le speranze di quei 300 poveretti rimasti in fondo al mare. E raccontare la verità. Anche senza lieto fine». Vent'anni fa, a Portopalo, i pescatori decisero di tacere su uno dei più tragici naufragi di migranti. Oggi l’attore siciliano acchiappa ascolti tra i più amati del pubblico di Rai1, Giuseppe Fiorello, racconta in tv (il 20 e il 21 febbraio) in prima serata, quella tragedia per fare chiarezza.

 

L’attore siciliano torna a parlare al pubblico del piccolo schermo con una nuova miniserie dal grande valore civile che riaccende i riflettori su uno dei più grandi naufragi della nostra storia recente avvenuto nel Mediterraneo: quello del giorno di Natale del 1996. Una storia vera che ha visto inabissare una carretta del mare stipata di migranti al largo di Portopalo. Centinaia tra donne, uomini, ragazzi e bambini morti nel tentativo di vedere avverato il sogno di una vita migliore su quella terra di Sicilia che forse hanno potuto scorgere solo in lontananza. Solo nel 2001 uno di loro, Salvo Lupo, ruppe il silenzio. Il relitto della nave è ancora in fondo al mare: l’ex inviato di Repubblica Giovanni Maria Bellu lo raccontò quindici anni fa nei suoi reportage emozionanti: il Rov (Remotely operated vehicle) robot sottomarino con all’interno una telecamera svelò quel cimitero nel Mediterraneo e nel 2004 scrisse I fantasmi di Portopalo (tornato in libreria con Mondadori).

 

 

Beppe Fiorello aggiunge sulla questione degli sbarchi che resta di stretta attualità: «Anche se sono consapevole che le mie parole potranno essere strumentalizzate, io sono contrario a ogni forma di intolleranza: chi alza muri alza provocazioni, perché un migrante in cerca di speranza cercherà di superarli in tutti i modi, quindi chi alza muri non fa altro che provocare un’immigrazione ancora più violenta». Ovviamente, aggiunge, «ci sarà sempre qualcuno che replicherà 'allora portateli a casa tua visto che sei ricco e famoso!'».

 

Ma per l’attore siciliano «l'immigrazione gestita bene è un valore aggiunto. Certo, se li lasciamo stipati in una palestra o a vagare, la reazione della società civile è la paura. Noi non dobbiamo avere paura di loro, ma della politica che non sa gestire il fenomeno». Anche se, conclude «esistono esempi virtuosi che possono essere applicati».

 

Una vicenda, quella di Portopalo, dai pesanti risvolti umani, rimasta celata per molto tempo e riemersa solo grazie alla denuncia di uomini che con il loro coraggio hanno voluto restituire la dignità dovuta a tutte quelle vittime rimaste senza nome e senza tomba, se non il mare che li ha strappati alla vita e tenuti con sé. Una produzione Picomedia, in collaborazione con Rai Fiction e Iblafilm, prodotta da Roberto Sessa, per la regia di Alessandro Angelini, liberamente tratta dall’omonimo libro di Bellu, la miniserie vede nel cast Giuseppe Battiston (nel ruolo del giornalista), Roberta Caronia e Adriano Chiaramida. Un film in due puntate, con soggetto scritto dallo stesso Giuseppe Fiorello con Paolo Logli e Alessandro Pondi che firmano anche la sceneggiatura insieme a Salvatore Basile e Alessandro Angelini.

 

L’attore aggiunge ancora: «Non era facile raccontare la storia di un naufragio, perché qui non si salva nessuno, non c'è un salvataggio. Raccontiamo l’impegno civile dei cittadini, quanto è importante dire sempre la verità». «Questa miniserie - sottolinea Eleonora Andreatta, direttrice di Rai Fiction - si inserisce nel filone che racconta i grandi cittadini del nostro tempo, uomini comuni che si sono battuti con un forte impegno civile, come già Boris Giuliano e Roberto Mancini, persone che hanno fatto una scelta etica nella loro vita. Illustra una responsabilità individuale, quella di un cittadino che si batte per la verità, era una storia da raccontare".

 

 

Battiston rileva che «è una storia drammatica, ma necessaria. Questo deve fare la televisione: dare spazio a storie che aiutino la gente a riflettere. In genere se qualcuno di noi decide di cambiare vita, prende un aereo e va in un altro paese: ci sono persone che non lo possono fare, spendono dieci volte di più e non è detto che l’arrivo sia scontato».

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