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Intervista a Francesco Montanari: «Il cinema deve essere lo specchio della realtà»

È uno degli attori più richiesti del panorama italiano e ora si trova a Palermo per la fiction “Il cacciatore”

Intervista a Francesco Montanari “il libanese”: «Il cinema deve essere lo specchio della realtà»

PALERMO - Riservato, ambizioso, Francesco Montanari, 32 anni, romano, è uno degli attori più richiesti dal cinema italiano, fa parte di quella nuova generazione che dopo tanta gavetta a teatro è arrivata al cinema evidenziando sicurezza e talento. Deve la sua popolarità grazie al “libanese” il personaggio senza scrupoli della serie-tv prodotta da Sky “Romanzo criminale”, poi “Oggi sposi”, “Sotto il vestito niente – L’ultima sfilata” di Vanzina, “Un Natale stupefacente”. Dopo “Ovunque tu sarai” dove interpretava uno sfegatato e ossessivo tifoso della Roma, in questo momento è nelle sale cinematografiche con due film, “Le verità” e “Sole, cuore e amore” (in uscita il 4 maggio prossimo), a dimostrazione di una popolarità in continua crescita. “Ho cominciato con il teatro, -spiega Francesco - l’unica palestra che ti fa vincere le inibizioni, sono molto contento di ciò che sto facendo, credo sia il risultato di una continua disciplina emotiva che mi consente di interpretare personaggi diversi fra loro”. Attualmente sta girando a Palermo “Il cacciatore”, serie-tv in sei puntate per Rai2, prodotta da Cross Production tratta dal libro del magistrato Alfonso Sabella “Cacciatore di mafiosi” e racconta la storia del procuratore del pool antimafia di Palermo che decretò la carcerazione di alcuni dei boss più feroci di Cosa nostra come Leoluca Bagarella, Giovanni ed Enzo Brusca, Vito Vitale, Nino Mangano, Pietro Aglieri.

 

Qual è il suo ruolo?

“Non raccontiamo la storia personale del magistrato Sabella, la fiction ovviamente è romanzata quindi ci sono vari elementi che evidenziano il contesto nel quale si muoveva, la sua ambizione, il volere essere sempre in prima linea durante gli anni trascorsi alla Procura antimafia di Palermo. Interpreto Saverio Barone un uomo ossessionato dal mestiere di magistrato che trascura perfino la moglie ( interpretata dal’attrice palermitana Miriam Dalmazio) per chiudersi in questura, lasciando mai nulla al caso. Un esempio per tutti”.

 

Il “libanese” le ha dato tanta popolarità eppure è stato un personaggio tutt’altro che positivo.

“Probabilmente perché nonostante la cattiveria il libanese è riuscito a creare una empatia straordinaria con il pubblico. Gli otto protagonisti della prima serie-tv prodotta da Sky piuttosto che fare i “ragazzi del muretto” hanno deciso di spargere sangue per le strade di Roma, il prodotto televisivo ha avuto successo non soltanto perché estremamente realistico ma anche perché ognuno di loro ha catturato l’attenzione del pubblico per la sua umanità”.

 

Il cinema fa bene a puntare essenzialmente sulla quotidianità?

“Sicuramente deve essere lo specchio della realtà, il pubblico ha bisogno di riconoscersi nei personaggi così come nei vari contesti familiari, sociali, religiosi. Per fortuna lo stesso succede anche a teatro”.

 

Quale è oggi la sua ambizione?

“ Mentre facevo l’Accademia Silvio D’Amico, sognavo di fare l’attore interpretando i “ruoli” che mi vengono affidati con la consapevolezza di poterli rendere credibili. La mia ambizione è quella di continuare a coltivare quel percorso emotivo che mi permetterà di continuare a crescere”.

 

Nel film “Le verità” è un imprenditore che all’improvviso si accorge di prevedere il futuro.

“Durante un viaggio di lavoro in India Gabriele Manetti, il personaggio che interpreto, si accorge di avere visioni premonitorie, tutto comincia con l’immagine di due ragazze indiane che vengono investite da un pirata della strada. Quando si rende conto che ciò che vede accade realmente comincia a rivoluzionare la sua vita mettendo in discussione affetti e relazioni professionali”.

 

A lei è capitato di avere la sensazione che il suo destino sembrava scritto?

“A volte si. Quando a scuola portai in scena, a scuola, Mastro Titta in “Rugantino” mi sono talmente divertito da pensare di volere fare l’attore per tutta la vita. Devo tantissimo ad un professore che spiegava le lezioni recitando la parte dei vari personaggi, entusiasmando l’intera classe.

 

“Le verità” è un thriller psicologico che pone parecchi interrogativi.

“Soprattutto uno : e se accadesse a me? Gabriele capisce che le sue premonizioni sono i segnali di un cambiamento profondo della sua vita, il rapporto con la sua fidanzata (Nicoletta Romanoff) e gli amici non lo appagano più e allora scopre di avere una nuova identità”.

 

In “Sole, cuore e amore” è invece un marito disoccupato.

“Un ruolo che mi ha dato tanto dal punto di vista emotivo, Mario è sposato con Eli (Isabella Ragonese) che avendo trovato lavoro come barista si alza alle quattro di mattina e torna la sera tardi. Lui è disoccupato, si occupa dei quattro figli, si prende cura della casa, prepara la cena…è un film che rappresenta il quotidiano difficile di quelle famiglie che non ricevono sicurezza dall’appartenenza sociale”.

 

Il matrimonio tra Mario ed Eli resisterà alle intemperie sociali?

“E’ un amore che supera ogni limite. Hanno a disposizione soltanto poche ore prima di ricominciare a farsi rincorrere dal tempo e le sfruttano per regalarsi il coraggio per andare avanti”.

 

Fra poco festeggerà il suo primo anno di matrimonio con Andrea Delogu. Che marito è Francesco?

“Premuroso, attento, Andrea è una donna straordinaria, determinata, concreta. Ha degli obiettivi e li raggiunge, non si perde in chiacchere, ci siamo sposati dopo tre anni e mezzo di convivenza, siamo molto felici”.

 

Siete gelosi?

“La gelosia è il pepe dell’amore, io e Andrea abbiamo molta fiducia l’uno nell’altro, ma il mestiere che facciamo ci impone di stare sempre in guardia”.

 

C’è un ruolo che le piacerebbe interpretare?

“Quello di un santo, magari Sant’Agostino. Vorrei portare sullo schermo quel conflitto fra credere e sapere che mi consentirebbe di elaborare debolezze, angosce, nevrosi, ed offrirle agli occhi del pubblico”.

 

Tornerà al teatro?

“Porterò in scena “Poker” al teatro Parioli, e, nella prossima stagione “Lo zio Vanja” di Cechov, un testo impegnativo e, ancora oggi, attualissimo”.

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