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Raffaella Daino, la giornalista cantautrice siciliana che racconta l'immigrazione a tempo di rock

L'occhio dell'inviata di Sky sul dramma profughi con la sua band Pivirama composta da musicisti quasi tutti di Sciacca

Raffaella Daino, la giornalista cantautrice siciliana che racconta l'immigrazione a tempo di rock

PALERMO - Giornalista di Sky Tg24 ma anche musicista e cantautrice. E’ la duplice veste con la quale si presenta Raffaella Daino, palermitana, che è riuscita a fondere queste due passioni nel suo nuovo lavoro discografico in cui l’anima alternative rock si fonde a nuovi stili e linguaggi, raccontando anche la realtà cruda dell’immigrazione . Un album dal titolo «Senza rete», uscito a giugno 2017 con New Model Label, è il primo in italiano, dei quattro album pubblicati dai Pivirama, la band attiva da 17 anni tra la Sicilia e Roma con cui Raffaella si esibisce.

 

Arrangiato da musicisti siciliani, quasi tutti di Sciacca, il nuovo lavoro dei Pivirama dedica molti brani al dramma dell’immigrazione. I testi fluttuano sospesi tra la realtà più dura e violenta e il più sognante dei mondi immaginari, raccontando in due brani il dramma dei profughi in viaggio disperato da un Sud del mondo dilaniato da guerre e dittature verso un nord Europa che ha smesso di accogliere e innalza muri e barriere («Jungle, Frontiere chiuse» e «Dal deserto al mare»), la decisione di dire basta a violenze e soprusi di un uomo padrone («Arida»).

 

«Diversi brani e un video sono dedicati al dramma dei profughi che la mia professione mi ha portato, negli ultimi anni, a conoscere da vicino - spiega Raffaella Daino - Solitamente un giornalista al giro di boa dei 25 anni di attività sul campo si accinge a scrivere un libro, io invece ho scritto un disco. Cercavo un modo per raccontare in maniera diretta, senza filtri ed esprimendo il mio pensiero, quello che ho visto - prosegue - dopo aver visitato i campi profughi in Libano/Siria e gli accampamenti tra Belgio e Francia e aver visto tante famiglie in fuga da guerre e persecuzioni rischiare la vita, perdere familiari, arrivare sulle banchine dei porti del Sud Italia esausti, terrorizzati ma pieni di speranza. Quando chiedevo loro perché avete rischiato cosi tanto mi rispondevano sempre allo stesso modo: Tanto, eravamo già morti».

 

«Quelle storie che ho raccolto - aggiunge- il forte impatto di quello che ha visto e vissuto si è poi trasformato anche in canzoni, o meglio 'canzoni/reportagè e così» per la prima volta le due strade parallele della mia vita da inviata e da musicista, solitamente lontane, si sono incrociate».

 

Il disco è stato anticipato dal video di «Jungle Frontiere chiuse», girato e montato dalla stessa Raffaella dopo aver visitato i campi profughi nel centro Europa e al confine tra Libano e Siria. 

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