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Dario Bergamelli«Catania accoglienteAmo questa cittàe la squadra è carica»

Dario Bergamelli «Catania accogliente Amo questa città e la squadra è carica»

Il difensore in visita nella nostra redazione

Dario Bergamelli «Catania accogliente Amo questa città e la squadra è carica»

Ieri il difensore centrale del Catania, Dario Bergamelli, è stato ospite della nostra redazione. Il leader della retroguardia ha parlato in esclusiva raccontando il momento della squadra in vista del confronto di sabato con il Foggia. Dario ha casa vicino al mare di Acitrezza. La mattina prima di raggiungere Torre del Grifo, anche per cinque minuti si gode un panorama che, a suo dire, non ha eguali. Dario è l’anima della difesa del Catania, perché quando Bergamelli esce dall’area a testa alta e la palla tra i piedi i compagni sanno che non la perderà e si posizionano. Il derby di Messina ha confermato che questo ragazzo, 28 anni, è nel pieno della maturità e vuole risalire la china per aiutare la squadra e per dare a sé stesso un’altra possibilità di riconquistare quelle categorie che gli sono sfuggite per mille coincidenze.


«A volte, sì, penso al fatto che non sono rimasto in B, nonostante le esperienze con Atalanta, Albinoleffe, Reggina. Faccio autocritica, la colpa è anche mia».

 


Non solo sua.
«Ho sbagliato a scegliere, ci sono stati anche infortuni da smaltire. Ma adesso sono a Catania e le motivazioni crescono ogni giorno».

 


Si nota dalle prestazioniA Messina è stato il migliore in campo.
«Non so se sono stato il migliore. Avevo saltato il match con l’Akragas per un piccolo problema fisico. Adesso penso ad affrontare nella maniera giusta il Foggia».

 


Che, nonostante il ko col Monopoli, resta una squadra da primato.
«Ho visto quella partita e se la dovessero giocare altre cento volte a vincere sarebbe sempre il club di De Zerbi. I foggiani, sabato, arriveranno verranno qui per giocare a viso aperto. Per quello che ho visto fino a oggi, è la squadra che gioca meglio, non so se la più forte».

 


Il Catania paga la penalizzazione iniziale.
«Se tutti noi del gruppo abbiamo scelto di vestire il rossazzurro lo abbiamo fatto convinti. Non ci abbattiamo, sappiamo che si può sbagliare poco. Oggi saremmo terzi a un punto dal Messina, tuttavia non si può stare a parlarne sempre».

 


Lavorate per affrontare un periodo intenso, adesso.
«C’è ottimismo dopo il derby, non c’erano i tifosi ma abbiamo disputato una buona partita, rischiando poco. Peccato non avere sfruttato le occasioni da gol. Ma abbiamo dimostrato più degli avversari. Sì, ora ci aspettano Foggia e Benevento in casa. Il morale sarà più alto».

 


Che livello c’è, adesso, in Lega Pro?
«L’unica ad avere continuità è la Casertana. Le altre hanno avuto difficoltà e hanno perso partite che sembravano vinte. Il campionato è equilibrato, ma ci sono tre, quattro squadre che hanno qualcosa in più».

 


Fuori in nomi.
«Foggia, Lecce, Catania, Casertana e Benevento».

 


Per la quarta volta, la difesa rossazzurra non ha preso gol.
«Fa piacere per tutta la fase difensiva. In alcune partite in cui abbiamo beccato la rete abbiamo - comunque - rischiato poco. La fase difensiva la stiamo intepretando al meglio come squadra».

 

Con un allenatore ex difensore in Serie A...
«Pancaro lavora con tutti, ma visto che ha giocato in squadre importanti vuole che si possa cominciare l’azione da dietro senza buttare la palla».

 


Lei nel 2005-6 conquistava con l’Atalanta la promozione in B, in coppia con il Catania di Marino.
«Mi allenava Colantuono, ma io ero come Rossetti, il nostro Rossetti. Un giovane che aveva completato la trafila delle giovanili. Ho vissuto una splendida esperienza».

 

Poi è anche passato all’Albinoleffe.
«Che è la squadra della mia città. Ecco, quella parentesi di tre stagioni mi ha regalato molto. Giocavo in casa, conoscevo tutti quanti. Ho vissuto il calcio a misura d’uomo e tutto ciò aveva qualcosa di speciale, così come speciali erano le persone della zona. Pensi che il magazziniere era cugino di mamma. Eravamo una famiglia. Adesso è difficile recuperare valori del genere. Ma Catania, pur essendo una piazza da Serie A, oggi è una famiglia».

 


Lo si capisce anche dalla vita che lei conduce tutti i giorni.
«Mi piace raccontare un episodio che mi ha colpito. Abito ad Acicastello, nella stessa palazzina con De Rossi e Palagatti. Dal primo giorno mangiamo al bar Viscuso e ci cucina Carmela, una signora che abbiamo eletto al rango di... zia. Non ci conosceva come calciatori, ci ha messo a disposizione la cucina e per pagare quello che consumiamo dobbiamo insistere molto. Una generosità spontanea che ti fa pensare. Sì, ti dà la conferma che solo qui, a Catania, possono accadere certe cose».

 


Lei, collocato tra mare e monti... Sappiamo che ama le escursioni in montagna.
«Ma non ho ancora avuto il tempo di andare sull’Etna. Durante la pausa natalizia voglio provare questa sensazione che mi dicono sia unica. E’ un modo di isolarsi, di staccare. In estate farò il giro di Sicilia, ma nelle spiagge: Ragusa, Taormina, Scala dei Turchi, Trapani. Vedremo».

 


Tempo libero... Poco, ma...
«Mi piace ascoltare musica. Non il rap, ma le melodie in cui c’è sempre la chitarra in primo piano. Ricordo un concerto di James Blunt, tanto per fare un esempio».

 

Del resto lei sembra un frontman di un gruppo rock.
«Ho cercato di seguire corsi di chitarra. Mi sono arreso presto, forse. Poi colleziono film d’azione degli Anni Novanta».                                                   

 

 


La squadra è tornata al lavoro, Pancaro non potrà recuperare il difensore Bastini, le punte Falcone e Russotto ma spera di avere il mediano Castiglia che sta cercando di tornare un mese dopo un problema muscolare. In corso la prevendita per il confronto con la squadra dell’ex regista De Zerbi. 

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