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Serie C, Catania che carattere: «E adesso tre partite di fuoco»

Intervista esclusiva con l'ad Pietro Lo Monaco: «Che spinta dal pubblico. Ma la questione stadio mi fa andare su tutte le furie»

Serie C: Catania che carattere: «E adesso tre partite di fuoco»

Un momento di riposo ci voleva.

«Ci attendono tre partire di fuoco. Pensiamo al Cosenza, intanto».

Tre partite che delineeranno la classifica?

«Non ancora, aspettiamo il decimo, dodicesimo turno».

Ma il Catania c'è.

«E non molla mai. La vittoria con l'Andria, ottenuta in quel modo, ci dà conferma che la squadra ha tenuta fisica e mentale. Ha coraggio e cuore».

Ha segnato ancora Lodi. Avete sicuramente un accordo sul numero di reti che Ciccio realizzerà.

«Ma no, i rigori non valgono. Non li considero. Conteggerò le reti serie».

Bogdan ormai è un titolare fisso. Che sorpresa.

«Luka migliora di partita in partita, è un ragazzo che ha qualità».

Biagianti e Marchese titolari e il Catania vince.

«Marco e Giovanni sono ragazzi dal rendimento elevato. Dal connubio di esperti e giovani nasce qualcosa di buono».

Ripa come sta?

«Meglio. Lo aspettiamo. Presto vedrete. Intanto hanno atterrato lui fischiando il rigore».

Lei e Lucarelli nello stesso box a guardare la partita. Scene da fuochi d’artificio.

«Io quando vedo la partita è come se non ci fosse nessuno. Dico di tutto, ma non guardo chi c’è con me».

Chissà quante ne ha dette.

«Ho usato pure parole contro di lui, però il nostro allenatore ha seguito il match con con molta attenzione e dava ogni tanto delle dritte a voce alta. Avevamo Vanigli in panchina».

Che ne ha vinte due su due.

«Facciamo che allunghiamo la squalifica al mister?»

Faccia lei.

«No, ogni cosa torna al proprio posto».

Anche i tifosi sono tornati più in massa allo stadio. Che entusiasmo.

«Sabato mi è sembrato di riconoscere molta gente che non notavo da tempo. Ho rivisto persone che avevo incontrato anni fa, prima di andare via. C'è un ritorno, c'è un riappropriarsi della propria squadra: giusto che sia così. Questi particolari ci danno soddisfazione».

La campagna abbonamenti si è chiusa.

«Per un totale di 5.202 tesserati. Sommando anche gli accrediti concessi agli sponsor e gli accordi contrattuali saliamo a 5.600: un dato molto significativo».

La squadra trae energie da una spinta così evidente da parte del pubblico.

«Innegabile che sia così e non solo in casa. Poi, mi piace sottolineare la mentalità di chi è entrato in corsa e ha cambiato le cose. C'è una rosa di 24 titolari, è innegabile. Quindi ritengo che nei prossimi incontri ravvicinati non avremo difficoltà insormontabili».

Il Monopoli rimane in cima.

«Nessuno se l'aspettava, specie alla luce di una partita di Coppa in cui ha beccato tanti gol. Eppure sta in testa con merito».

Sarà un girone molto equilibrato.

«Lecce, Catania, Trapani, additate come le possibili contendenti per il primo posto hanno già perso una partita. Sì, sarà un campionato equilibrato, difficile».

Si comprende anche dal successo risicato con l’Andria.

«Una vittoria che mi ha lasciato ottime impressioni. Vuol dire che lottiamo fino all'ultimo e non accettiamo il risultato che non sia quello dei tre punti. Vuol dire che fisicamente siamo ben diretti. Ci abbiamo provato con tutte le nostre forze, scoprendoci anche un po’. Si intravede carattere».

Ed è il Catania che lei immaginava in estate quando l’ha costruito?

«Si avvicina alla mia idea di fondo».

La grana stadio ha tenuto tutti sul chi vive.

«Questa situazione è figlia di una cosa anomala e strana, perchè lo stadio che alla fine è di proprietà del Comune è la casa del Catania e noi la utilizziamo solo per la partita interna e quindi sborsiamo soldi. Lo stadio è dei catanesi».

Manca la convenzione.

«Negli ultimi anni non so per quale motivo non è stata fatta. Viene regolata attraverso un affitto che alla fine, per l'uso che il Catania ne fa, direi che prevede un bagno di sangue».

In cifre che cosa significa?

«Il Catania dà 150 mila euro l'anno al Comune e in più si sobbarca tutti i costi di gestione del manto erboso. Mi sembra una incongruenza. Il manto erboso lo cura il Catania e poi lo possono utilizzare tutti».

Quanto vi costa questo intervento?

«Premesso, il manto si cura tutto l'anno. Ci costa 150 mila euro l'anno. Se aggiungiamo gruppo elettrogeno, pulizie, sicurezza, la cifra sale vertiginosamente fino a 400 mila euro l'anno complessivi. Mi pare un poco esagerato».

E domenica avete trovato le porte chiuse.

«Un danno non indifferente. I botteghini sono rimasti chiusi dalle 10 alle 12. Avremmo potuto vendere più biglietti per la partita. Dover subire arroganza di qualche dirigente del comune imbeccato non so da chi, solo perchè non è stato firmato un documento di accompagnamento, è troppo. Questo fatto dovrebbe fare riflettere gli amministratori sui loro comportamenti fuori luogo».

Sta studiando di tutelarsi.

«Lo faremo. Domenica l'arroganza di questo dirigente, tale Italia, ci ha privato dell'incasso di mezza giornata e gli abbonamenti. Una scelta scientifica da parte loro. Per noi un danno pesante, ne risponderà il dirigente in prima persona. Non è la prima volta che agisce così».

Che cosa vuol dire?

«Aveva già provato a chiudere le porte dello stadio prima del match con il Lecce. Stavano cacciando fuori i magazzinieri del club ospite, creando un danno di immagine alla città di Catania».

Meglio pensare alla pasta alla carbonara e ai Rolling Stones.

«Mi piace di più, adesso, Mia Martini. Mi piace Mina. I tempi dei figli dei fiori, dei Led Zeppelin e di Jana Anderson dei Jethro Tull sono finiti, al meno per me».

E meno male che «Petrus» è meno rock. Se fosse stato ancora scatenato nei gusti musicali... Immaginate.

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