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Stadio, il Catania non firma: «Questa convenzione non va»

Ancora tensione alta tra Comune e società sulla questione Massimino

Al "Massimino" perde il Milan ma vince la passione

CATANIA - Che la questione legata alla convenzione dello stadio Massimino sarebbe diventato un problema di portata notevole, lo si era capito il giorno in cui, domenica, il Comune ha chiuso le porte al Catania impedendo, nella mattinata di preparazione al match delle 20,30, alla società etnea di mettere a punto i particolari dell’evento. Porte chiuse per due ore, telefonate che si sono rincorse, toni alti e, infine, l’ordinanza del sindaco che imponeva l’apertura dei cancelli.

La replica del Comune è stata chiara: «C’è una convenzione da firmare». Il Catania, per mezzo dell’Ad Lo Monaco, ha risposto che il dialogo era possibile ma a condizioni che si togliessero un paio di clausole definite «vessatorie». Al Palazzo la reazione è stata a dir poco di stupore e in queste ultime ore sono intervenuti tutti: politici a vario titolo, consiglieri, assessori.
Ieri, a tarda sera, ecco di nuovo il Catania riaprire l’argomento.

Nell’intervista esclusiva pubblicata nell’edizione di ieri, l’ad Lo Monaco aveva accennato ai soldi sborsati dalla società per onorare l’affitto dello stadio, la tassa sulla pubblicità da piazzare oltre al lavoro sul manto erboso che il Catania cura.
Ecco il testo del messaggio diffuso dal Catania dopo le 21.

In risposta alle affermazioni del Sindaco Enzo Bianco e del consigliere comunale Niccolò Notarbartolo in merito alla questione relativa allo stadio “Angelo Massimino”, l'Amministratore Delegato del Calcio Catania Pietro Lo Monaco precisa quanto segue: "Al Sindaco Enzo Bianco facciamo anzitutto presente che negli ultimi 15 anni il rapporto fra il Comune di Catania, proprietario dello stadio "Angelo Massimino", ed il Calcio Catania, fruitore dell'impianto, è sempre stato regolato da un affidamento pluriennale ad eccezione degli ultimi quattro anni, in cui tale affidamento è stato sostituito da una concessione in uso che non ha mai realmente agevolato la società. L'importo fissato fino allo scorso anno per l'affitto dell'impianto, ammontante ad euro 10.000 per evento, ha rappresentato infatti una condizione evidentemente troppo onerosa per il Calcio Catania: si tratta di una tariffa unica, in Italia, ed il nostro club ha subito sistematicamente tale condizione. Il Comune di Catania, inoltre, a fronte di tale importo avrebbe dovuto effettuare la manutenzione del manto erboso e di tutto il resto, consegnando per quella cifra uno stadio pronto all'uso sotto ogni punto di vista: a titolo esemplificativo e non esaustivo, oltre alla manutenzione del campo, funzionalità e pulizia degli ascensori, degli spalti, dei locali e dei servizi igienici, efficienza del tabellone e dell'impianto di amplificazione».

«Contrariamente a tutto ciò, udite udite, oltre a pagare 250.000 euro per l'affitto del campo il Catania - continua la nota della società - è stato costretto a sobbarcarsi la manutenzione del manto erboso e tutte le altre spese sopra citate e non solo. A tale cifra, nel computo complessivo, vanno poi aggiunti gli introiti derivanti dalle imposte sulla pubblicità, che costano al Catania ulteriori 90.000 euro all’incirca nell'arco di un'annata. La domanda sorge spontanea: dove sarebbero le asserite agevolazioni per l'unica realtà sportiva cittadina che utilizza lo stadio "Angelo Massimino"? Affinché il primo cittadino di Catania possa chiarire finalmente le sue idee, riepiloghiamo: dal momento in cui si è passati alla concessione in uso, cioè dalla stagione 2012/13, e fino al termine della corrente stagione 2017/18, il Comune avrà complessivamente incassato, sommando affitto del campo, imposte sulla pubblicità ed altre spese, la ragguardevole somma di 1.700.000 euro. A questo vanno aggiunte tutte le spese di manutenzione, pulizia e varie che, come dicevo, ha sempre sostenuto il Catania. Siamo certi che questi conteggi, tutti documentati, non siano a conoscenza del Sindaco».

Il comunicato prosegue: «Alla luce di questo dato, sia considerata lecita un'altra domanda: non vi sembra di aver approfittato un po' troppo di quella che è la squadra dei catanesi e che, ribadiamo, è praticamente l'unica fruitrice cittadina dello stadio "Angelo Massimino"? Ed ancora, non vi sembra un po' troppo consentire a dipendenti del Comune di far trovare le porte dello stadio chiuse, impedendo da una parte l’accesso al personale incaricato di predisporre lo stadio per la partita, pagato dal Calcio Catania, e privando dall’altra la città di Catania di un legittimo diritto, quello di seguire la propria squadra? Colpisce e stupisce, ancora, che in questa diatriba, peraltro più di concetto che di sostanza visto che il Catania ottempera regolarmente ai pagamenti stabiliti, il Sindaco consenta ad un consigliere comunale, senza smentirlo, di rilasciare dichiarazioni-prototipo in termini di arroganza e non conoscenza dei fatti e della materia in questione. Il signor consigliere, che deve avere un concetto di legalità molto personale se ritiene che noi dovremmo firmare un documento senza condividerlo, ha dichiarato che il Catania avrebbe fatto un passo indietro e che la prossima partita interna non si giocherà senza la firma dell'ormai famigerata dichiarazione di accompagnamento: sembra un film con Chuck Norris, altro che disponibilità reciproca! Proprio per confermare le dichiarazioni "altamente qualificate" del signor Notarbartolo, ad ogni modo, il Calcio Catania ribadisce che quel documento, così com'è strutturato, non sarà mai firmato. La nostra propensione al dialogo resta intatta: all'Amministrazione Comunale di Catania chiediamo di avviare ed accelerare l'iter per ripristinare una convenzione pluriennale per l'affidamento in gestione dello stadio "Angelo Massimino" al Catania, soluzione di comune interesse nonché unica realmente possibile e definitiva della questione».

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