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Catania calcio, situazione insostenibile

Catania calcio, situazione insostenibile E' il momento di vendere la società

Catania calcio, situazione insostenibile E' il momento di vendere la società

Non è questione di un punto o di tre. O di nessuno. Purtroppo. I punti presi in campo servono, naturalmente, perchè c’è una categoria da salvare, la Lega Pro da conservare gelosamente, questo minimo, sotto cui ci sono solo i dilettanti, e che dovrebbe essere la base per il futuro. Ma, appunto, la questione è il futuro, strettamente legato al presente, ma soprattutto alle partite che si stanno giocando su altri campi. E a noi quelle interessano, su quelle servirebbero riflettori accesi, verità, certezze, idee chiare.

 

Ripartiamo, allora, da quel che c’era, prima della nuova bufera giudiziaria che si è abbattuta su Nino Pulvirenti e che, ad occhio e croce e stando a quello che spiegano i legali, non è certo storia che si potrà chiudere in tempi rapidi, tutt’altro. Questo significa che sarà molto complicato avere quel quadro definito su ciò che Pulvirenti vorrà e potrà fare del Catania nel momento in cui tornerà ad avere libertà di azione e di scelte. Il momento in cui rifarà i conti con quel che è accaduto, con quello che si ritrova tra le mani e, soprattutto, il momento in cui l’imprenditore sarà in grado di dire, a se stesso prima di tutto, che cosa vuole e può fare del suo futuro. Una cosa è certa, e va ribadita e va ricordata: per quanto dentro di sè, come abbiamo più volte scritto, l’ex presidente potesse avere voglia di resistere alla guida del Catania dopo la sciagura del 23 giugno, per quanto l’orgoglio potesse spingerlo a restare in sella, all’ombra ma alla guida del club per cercare quanto meno un riscatto riportandolo là dove lo aveva acquistato, cioè in Serie B, nonostante tutto ciò Pulvirenti aveva la consapevolezza di essere arrivato ad un punto morto, diciamo pure al capolinea di una lunga corsa.

Bella, spettacolare, prestigiosa, piena di soddisfazioni e di successi, ma culminate con quei due anni di curve paraboliche affrontate senza pilota, che hanno fatto sbandare e finire fuori strada il Catania. Pulvirenti avrebbe resistito, forse, ma sapeva già prima del 28 gennaio di quest’anno che non sarebbe stato né facile né agevole e, forse, neppure possibile nè consigliato. Se possibile, ed è andata esattamente così, la botta Windjet, al di là di come si svilupperà la vicenda giudiziaria e di come e con quali sentenze andrà in porto, ha assestato il colpo definitivo a quel progetto di resistenza, perchè le cose si sono ulteriormente imbrogliate sotto tutti i profili, anche societari, per quanto, come hanno detto i magistrati che hanno condotto l’inchiesta sulla compagnia aerea, sequestri, interventi giudiziari sul patrimonio di Pulvirenti, indagini sulla compagnia aerea e presunti comportamenti illeciti non riguardano per niente il Catania calcio. Ma tant’è, appare inevitabile la contaminazione, da qui il timore sempre più diffuso che la crisi possa abbattersi anche sul club rossazzurro.

 

A questo punto servono alcune iniziative concrete. Intanto la speranza è che anche stavolta, di fronte alla bufera, Pulvirenti abbia la volontà e la forza di reagire, con azioni finalizzate ad evitare qualunque ipotesi di fallimento. Lo ha fatto dopo l’inchiesta I treni del gol, con quei 3,5 milioni di euro che a luglio sono serviti a saldare i conti arretrati, con il fisco e con la Lega, e a regolarizzare l’iscrizione. L’inchiesta su Windjet ha fatto scoprire che per condurre in porto quell’operazione Pulvirenti ha utilizzato la Voluntary Disclosure, cioè l’opportunità data dalla legge di riportare in Italia capitali conservati all’estero in forma illegale. Pulvirenti, attraverso la Meridi, è intervenuto a luglio e società, matricola e titolo sono stati salvati. E siamo qua. Ma adesso? Per il momento Pulvirenti è agli arresti domiciliari, dunque in totale isolamento, nè si sa se con i suoi legali ha avuto modo e tempo di affrontare la questione del calcio. Però bisogna cominciare ad imboccare una strada che sbocchi.

 

Come? C’è un mandato preciso che ha avuto lo studio legale Abramo per trattare la cessione del Catania. Si sa delle due trattative avviate, ma di fatto arenatesi e su cui, peraltro, per quello che si è riuscito a sapere e capire, i tifosi hanno avanzato parecchi dubbi. Serve un’accelerazione e può darla soltanto Pulvirenti e soltanto con una brusca sterzata rispetto ai passi precedenti. Sinora non si è parlato di cifre, cioè di quanto possa realmente costare il club, con l’asset completo di Torre del Grifo, o anche solo come titolo. La cifra che ricorre di 30 milioni non è mai stata fatta da nessuno dall’interno della società, riferendosi al presunto valore o alla possibile richiesta da fare a potenziali acquirenti. Si è parlato solo per ricostruzioni fatte dall’esterno, per intuizione, per deduzione. Oggi bisogna capire esattamente quanto vale e quanto costa il Catania, con o senza centro sportivo. Ma non è tutto.

 

Si è parlato tanto delle condizioni poste da Pulvirenti attraverso lo studio Abramo per avviare la trattativa, cioè la richiesta di credenziali bancarie e, nel caso di acquirenti stranieri, del deposito di una cauzione. E’ del tutto evidente che questo genere di condizioni sono state poste di fronte a potenziali acquirenti che, a giudizio dei legali del Catania, essendo poco conosciuti (o per nulla), dovrebbero presentare le loro credenziali per confermare la serietà dell’interessamento. Ma se si facessero avanti imprenditori solidi e conosciuti, siciliani o non siciliani, è verosimile che si potrebbe passare rapidamente a trattare, vedere le carte, sentire la richiesta, fare l’offerta. Anzi, è certo. Dunque si salterebbero passaggi a quell punto inutili.

 

E veniamo al quanto. Il valore lo decide chi vende, d’accordo, ma oggi c’è una priorità morale e di coscienza, evitare che il Catania possa fallire. Dunque, se Pulvirenti, facciamo un’ipotesi, dovesse pensare di resistere a dispetto dei problemi che ha e dell’atmosfera sempre più tesa che tira in città, si prenderebbe tutte le responsabilità del caso e ne dovrebbe rispondere in ogni momento. Se, invece, dovesse prevalere quell pensiero che abbiamo ricordato all’inizio, cioè la consapevolezza che un’era è finita, che anche salvare il salvabile è poco, difficile e non basta e, soprattutto, che quello che è accaduto lascia macchie indelebili per sempre, allora bisognerebbe avviare quel processo di cessione in forma diversa, diciamo pure semplificata. Nessuno può chiedere a nessuno di regalare una sua proprietà, per quanto ci sia in ballo un patrimonio comune che è il calcio, ma si può chiedere di trovare formule che consentano di arrivare ad una svolta. Primo: si provi ad indicare il valore del titolo sportivo e della matricola.

 

Secondo: se si vuole davvero salvare il calcio Catania e davvero vendere, è chiaro che bisogna farsi carico dei debiti che sono a bilancio e che lo scorso anno avrebbero raggiunto i 12/14 milioni. Cioè si dovrebbe vendere scaricando quel peso, inevitabilmente. Terzo, anche sulla questione che sembra paralizzare tutto, cioè Torre del Grifo, si potrebbe arrivare ad un compromesso, magari nella prima fase e per qualche anno. Il Centro ha già la parte alberghiera, ristorazione e tutti i servizi non sportive che sono stati passati alla Platinum, la società di Pulvirenti che controlla gli alberghi del gruppo. Ciò potrebbe consentire di dividere l’asset, magari affittando tutta la parte sportiva, o quella esclusivanente collegabile alle attività del calcio Catania (prima squadra, giovanili, laboratori sanitari e palestre che ricadono nell’area degli spogliatoi) a chi compra la società.

 

La soluzione potrebbe far abbattere notevolmente il costo per chi compra, garantirebbe l’utilizzazione costante di quella struttura altrimenti assolutamente sovradimensionata senza un squadra di calcio professionistica, e potrebbe anche lasciare aperti spiragli a soluzioni future, sia per chi compra che per chi vende o affitta. Esistono altre strade da seguire? Probabilmente sì, ma qui l’ipotesi, ovviamente esclusivamente giornalistica, dunque certamente con lacune legate a questioni più strettamente economiche e finanziarie oltre che legali, serve a sottolineare due pre condizioni precise: chi vuole vendere oggi deve sforzarsi di trovare la maniera di rendere più accessibile e fattibile la trattativa.

 

Chi dovrebbe comprare, se c’è, venga a vedere le carte, a dimostrare che in questa città, magari anche cercando accordi con imprenditori non siciliani, la volontà di salvare il calcio esiste ed è concreta. E non è solo esercizio che qualcuno fa nei salotti di Catania, tanto per passare tempo e spiegare come si potrebbe e si dovrebbe gestire il pallone. Non c’è più tempo di passerelle, si dettino le condizioni a Pulvirenti prima che sia davvero tardi.

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