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L'imprenditore che vuole il Catania

Claudio Luca, l'imprenditore che vuole il Catania «Vi spiego qual è il mio progetto»

Intervista esclusiva a Claudio Luca, il patron della Bacco 

Intervista esclusiva a Claudio Luca, il patron della Bacco 

Claudio Luca, l'imprenditore che vuole il Catania «Vi spiego qual è il mio progetto»

TAORMINA. La disponibilità a rilevare il Catania c’è. La passione pure: è elevata all’ennesima potenza. I soldi? Si, ci sono molti soldi e non da buttare al vento: da investire con criterio. E la pubblicità alle proprie aziende? No, quella non interessa perché il mercato che interessa non è quello italiano e dunque la pubblicità legata al mondo della pedata diventa quasi nulla. Fa chiarezza, Claudio Luca, anni 37, ex pugile del Cus, ex nuotatore della Muri Antichi, imprenditore finito sotto i riflettori perché rappresentante della cordata catanese che ha formulato una richiesta per l’acquisto del Catania. Lo scoviamo a Taormina al termine di «Cibo Nostrum» salone del gusto organizzato lungo il corso principale. E la chiacchierata in esclusiva diventa il manifesto di una persona semplice e innamorata del calcio.

Ma cosa fa, Luca... Lei amministratore unico della Bacco srl carica e scarica merce e pulisce lo stand?

«Perché, è vietato? ».

La pensavamo in giacca e cravatta.

«Invece sono in pantaloncini e maglietta. Qui si lavora, per le apparizioni di rappresentanza c’è tempo (presto a Bruxelles riceverà due riconoscimenti internazionali: due sole aziende italiane premiate e due medaglie d’oro su tre sono sue, ndr). La nostra azienda ha 22 dipendenti giovanissimi, molte donne. Tutti facciamo tutto».

Il capo si sporca le mani, il dipendente prende esempio.

«Ecco, questa è la formula vincente perché coinvolgi tutti quanti e rendi più umano il progetto».

Perché avete formulato la richiesta per comprare il Catania?

«La nostra vita è legata indissolubilmente a questi colori. Siamo tifosi e innamorati». Ne vale la pena? «La tasca dice no, il cuore sì».

Sua moglie che ne pensa?

«Per tre giorni mi ha guardato... storto. Poi ha capito che la mia passione non ha confini (la signora, testimone dell’incontro, sorride, ndr) ».

Lei è al fianco del Catania da sei anni.

«Abbiamo vissuto pagine belle e brutte, mai fatto un passo indietro. Anzi, io penso che quando le cose vanno male si debba intervenire».

Luca, rappresenta altri tre imprenditori. Chi sono?

«Per ora ci metto la faccia io. Prima trattiamo, poi si vedrà».

Era emerso il nome dell’imprenditore Silvio Ontario tra i soci che lei rappresenta.

«Non ho il piacere di conoscerlo, leggo che sarebbe uscito dalla cordata perché dissente. Senza polemiche, ma per fare chiarezza, dico che non è vero (e lo stesso Ontario, da noi rintracciato, è caduto dalle nuvole, ndr)».

In che rapporti è con l’attuale proprietà?

«Ottimi, perché in questi anni abbiamo sempre sponsorizzato l’attività. Abbiamo dato mandato allo studio Sciuto di trattare con l’avvocato Abramo, punto di riferimento della proprietà attuale».

Avete formulato una proposta economica?

«Prima dobbiamo studiare le carte. Se fuori da un appartamento c’è il cartello “vendesi” dobbiamo prima visitare la... casa e valutare pregi (leggi valori, ndr) e difetti (cioè i debiti, ndr). Poi si formula l’offerta».

Qualcuno, a botta calda sostiene: la Bacco srl vuole farsi pubblicità.

«L’azienda non ha grandi interessi in questo senso. Fatturiamo grazie al mercato estero. Anzi quasi esclusivamente lì. Che c’entra il Catania? ».

Il calcio è un volano strategico.

«Allora era più facile acquistare l’Olimpique Marsiglia. La vendono a 25 milioni di euro. Che ne pensa?».

Ma lei è un ex curvaiolo del Massimino.

«Tolga l’ex. Ho sponsorizzato le maglie, in questa stagione. Tutti scappavano da Torre del Grifo, io ho rafforzato l’accordo. E ho anche stracciato i pass per i box Vip e per la Tribuna A. Entro sempre in curva Nord. Da piccolo mio padre mi portava nella Sud. Lì ho cominciato ad ammalarmi di... Catania».

La trattativa, se dovesse prendere corpo, rischia di durare molto.

«Vorremmo che la risposta arrivasse in tempi brevi. Ci siamo posti un limite: il mese di giugno, oltre il quale si dovrebbe pensare alle cose di campo».

Che cosa pretende dal Catania?

«Quello che diamo noi: lealtà e trasparenza».

Obiettivo?

«Nessun proclama, ma chi scende in campo lo fa per vincere».

Ci sarà Pietro Lo Monaco tra i dirigenti operativi?

«Stimo il direttore, ma la risposta è no».

Perché vuole investire sul Catania, al di là della passione?

«Perché è una realtà siciliana. Avrei potuto trasferirmi e vivere a Londra e fare soldi a palate. La sede del mio lavoro è Bronte, terra di Sicilia».

Basta solo questo?

«Ho affrontato più di 100 trasferte al seguito del Catania. Le prime negli Anni Novanta. Fuggii con un amico da Bronte e in littorina raggiunsi Acireale - perdemmo 1-0 - e Giarre per lo 0-0 finale».

E la sua famiglia?

«Tutti medici: mio padre era primario in pediatria, io la pecora... nera perché scelsi l’indirizzo economico. Volevo creare un’azienda tutta mia. Siamo persone pulite. Lavoriamo a maniche rimboccate».

In che modo imposterebbe la gestione? «I tifosi allo stadio, come ai bei tempi. E non parlo della Serie A, ma del Catania di Cucchi, squadra di uomini veri, parlo del Catania che violava Palermo con i gol di Cipriani e Palmisano... Le giovanili? Tutti catanesi i ragazzi ed educati con gli schemi della prima squadra per avvicinarli alla realtà maggiore».

Sareste disposti a rilevare pure Torre del Grifo?

«Sì, se dovesse portare ricavi sì. Se diventa un’azienda in perdita no. Ripeto, non è un problema di soldi, ma di scelte. Le giuste scelte».

Ha visto le partite di quest’anno?

«In casa quasi tutte. Una squadra costruita in pochi giorni non ha fatto male, ma poi sono subentrati problemi vari».

La chiameranno presidente ultras.

«Lo sono sempre stato, ma nella maniera giusta, quella vera. Che si vada allo stadio o meno? Scelte personali, ma sempre legate all’amore per quella benedetta maglia».

Altri gruppi studiano il Catania.

«Ci siamo anche noi. Non cerchiamo pubblicità, ma un colloquio all’insegna della trasparenza».

I tifosi vogliono sapere se...

«La nostra intenzione è chiara: salvare e rilanciare la matricola 11700 senza millantare. Se ci saremo noi, la gente uscirà dallo stadio impazzita».

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