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Così il Catania ha comprato la salvezza

Così il Catania ha comprato la salvezza arrestati Pulvirenti, Cosentino e Delli Carri

Cinque partite nel mirino: a marzo la decisione di corrompere giocatori avversari

Cinque partite sott'inchiesta / VIDEO 1 - 2 - 3  - INTERCETTAZIONI

Così il Catania ha comprato la salvezza arrestati Pulvirenti, Cosentino e Delli Carri

ROMA – Bufera giudiziaria in casa del Calcio Catania. La polizia ha eseguito sette ordinanze di custodia cautelare nei confronti di dirigenti della società rossazzurra che avrebbero comprato alcune partite del campionato di calcio Serie B appena concluso, per consentire alla squadra di vincere ed evitare così la retrocessione Lega Pro, ovvero la vecchia serie C. Tra gli arrestati ci sono anche il presidente, Antonino Pulvirenti, il suo vice Pablo Cosentino e l’ex direttore sportivo del Catania Daniele Delli Carri: tutti e tre i dirigenti sono stati messi agli arresti domiciliari. Gli altri quattro destinatari di arresti domiciliari, emessi dal Gip di Catania, su richiesta dalla Dda della locale Procura, sono due procuratori sportivi e altrettanti gestori di scommesse on line. I provvedimenti sono stati eseguiti da polizia di Stato e Digos in collaborazione con la polizia postale. Nell’inchiesta non sarebbero indagati appartenenti ad altre società sportive.  

 

VIDEO DELL'ARRESTO DI PULVIRENTI / VIDEO 2 / PARLA IL QUESTORE / LE INTERCETTAZIONI

 

L’inchiesta è coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia (Dda) di Catania. I dirigenti arrestati sono accusati, a vario titolo, di frode in competizioni sportive e truffa: avrebbero comprato le partite alterando così i risultati degli incontri della squadra etnea e l’esito stesso del campionato evitando la retrocessione in Lega Pro.Perquisizioni sono in corso da parte della polizia a Roma, Chieti, Campobasso e Catania nell’ambito dell’indagine condotta dalla Digos, in collaborazione con la Polizia postale. Particolari sul blitz – denominato “I treni del gol” – saranno resi noti alle 11 nella sala stampa della Procura distrettuale di Catania.

 

Sarebbero cinque le gare del Catania al centro dell'inchiesta su presunte partite 'compratè dalla società etnea per evitare la retrocessione della squadra dalla Serie B. Al momento non sono indagati né giocatori né dirigenti di altri club, ma la Procura di Catania starebbe vagliando la posizione di alcuni di loro alla luce di intercettazioni telefoniche eseguite dalla polizia di Stato e confluite nel fascicolo. Gli unici indagati del Catania sono i tre agli arresti domiciliari: Pulvirenti, Cosentino e Delli Carri.
 

C'é anche l'avvocato molisano 50enne Fernando Arbotti fra le persone indagate dalla Procura di Catania nell'ambito di una nuova inchiesta sul Calcio. Arbotti, nativo di Montecilfone (Campobasso) e residente a Termoli (Pescara) procuratore sportivo molto noto nell'ambiente calcistico abruzzese e molisano assiste diversi calciatori fra serie B e Lega Pro, e in Abruzzo é di casa avendo curato nelle ultime stagioni diverse trattative per la compravendita di calciatori legati alle società abruzzesi. Spesso nell'ultima stagione sportiva Fernando Arbotti é stato notato sulle tribune dello Stadio Adriatico ad assistere alle partite casalinghe del Pescara.
 

Le partite sotto inchiesta sono Varese Catania 0 a 3, Catania Trapani 4 a 1, Latina Catania 1 a 2, Catania Ternana 2 a 0, e Catania Livorno 1 a 1. Sub judice, con accertamenti in corso, anche Catania Avellino 1 a 0.

 

Gli altri indagati sono Pietro Lo Monaco, Fabrizio Ferrigno e Alessandro Failla, rispettivamente proprietario, direttore sportivo e amministratore delegato del Messina (finiti sotto inchiesta perché avrebbero comprato la partita Messina Ischia), e i calciatori Alessandro Bernardini (Livorno), Riccardo Chiamozzi (Varese), Luca Pagliarulo e Antonino Taibi (Trapani) e Matteo Bruscaggin (Latina).

 

Il modus operandi: tutto comincia nel marzo del 2015 quando in considerazione della difficile situazione in classifica del campionato di Serie B a seguito della sconfitta esterna con la Virtus Entella  il presidente Pulvirenti, il direttore sportivo Daniele Delli Carri e l’amministratore delegato Pablo Cosentino hanno deciso di attivarsi per comprare alcune partite per favorire la squadra etnea. L’associazione, che utilizzava un modus operandi sempre identico, avrebbe goduto di consistenti risorse economiche e finanziarie messe a disposizione da Gianluca Impellizzeri e utilizzate per pagare i calciatori, i contatti e rapporti di conoscenza vantati da Arbotti per individuare ed avvicinare i calciatori ritenuti disposti a offrire le loro prestazioni in cambio di un’offerta o promessa di denaro.

La Polizia ha anche decifrato il linguaggio criptico utilizzato dagli indagati; “il magistrato” era il presidente Pulvirenti, l’udienza o la causa” era l’incontro di calcio; la “tariffa o la parcella dell’avvocato” era prezzo per la corruzione del calciatore; “il treno” era il calciatore; “l’orario del treno o il binario” era il numero di maglia del calciatore.

 

Gli altri arrestati sono, oltre a Antonino Pulvirenti, Pablo Gustavo Cosentino e Daniele Delli Carri, Giovanni Luca Impellizzeri, catanese di 43 anni, operatore nel mondo delle scommesse che avrebbe messo i soldi per corrompere i giocatori, soldi poi recuperati grazie alle scommesse, Piero Di Luzio, 51 anni, tesserato del Genoa calcio Cricket, Fabrizio Milozzi, pregiudicato romano di 46 anni e appunto anche Fernando Antonio Arbotti, di Montecilfone (Campobasso) di 55 anni, procuratore sportivo e agente Fifa

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