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Intervista con Riccardo Gaucci

Intervista con Riccardo Gaucci «Catania non resterai senza calcio»

L’ex presidente rossazzurro ora ha una squadra a Malta
Intervista con Riccardo Gaucci «Catania non resterai senza calcio»
«Ma lo sa che disputeremo una sorta di derby tra Catania e Palermo a Malta? » Riccardo Gaucci è a Floriana, trenta minuti di volo aereo da qui, dalla città del dramma sportivo, da una Catania incazzata e ancora incredula. Il presidente che passò la mano proprio a Pulvirenti racconta, tra passato, presente e futuro, la sua passione rossazzurra: «Non è mai tramontata. Ho molti amici in città. Qualche volta passo a trovarli».   Cominciamo dal derby... maltese. «Ho rilevato il Floriana da un paio di stagioni. Avevo alle mie dipendenze come allenatore Giovanni Tedesco».   L’ex rosanero... «Ecco, a fine stagione lui è andato a guidare il Birkirkara, con Miccoli calciatore leader. Io ho preso Lulù Oliveira come suo sostituto». Sulla sua bacheca social molti tifosi le chiedono di tornare. «Sono presidente del Floriana, inseguo i preliminari di Europa League sfiorati nella scorsa stagione. Il Catania è parte della mia vita». Che dolore... «Atroce. Se i tifosi mi scrivono provo sempre affetto e qualche rimpianto». Rimpianto? «Cedetti la società in un periodo in cui nella mia famiglia c’erano idee contrastanti sul modo in cui programmare. Peccato». Dunque no, non torna. «Mi piacerebbe giocare un’amichevole al Massimino. Potrebbe essere il primo atto di un nuovo corso». Ci sarà qualcuno disposto a rilevare la società? «Fino a quando non si capirà in quale categoria sarà collocato il Catania non credo che salteranno fuori acquirenti». Retrocessione inevitabile, Gaucci? «Purtroppo sì. E lo dico con dispiacere ma senza falsità». Bianco, nella stagione del caso Martinelli (Catania retrocesso, poi riammesso in B) si adoperò per aiutarvi. «Ricordo ogni passaggio. C’è da fidarsi anche adesso». Al Floriana ha chiamato Lulù Oliveira in panchina. Sembra una succursale del vecchio Catania, la sua. «Dentro di me c’è stata l’intenzione di riprendere colui che avevo portato in Sicilia. Guardavo Lulù allenarsi, gestire il gruppo e ho sempre avuto l’impressione che potesse allenare per carisma, competenza, esperienza vissuta sul campo. Ho subito pensato a lui. Aveva ricevuto offerte più importanti, ma ha rispettato la parola. Adesso deve dimostrare di fare bene». Ha faticato prima di... rintracciarlo. «Non avevo un suo numero, ho chiamato un mio amico catanese e mi sono messo di nuovo in contatto». Il dialogo è stato esilarante. «Mi sono ripresentato: “Sono Gaucci... ” E lui: “Presidente, ma è proprio lei? ” “Si, sono io: alleneresti la mia squadra a Malta? ” “Mi interessa molto”. Oliveira è stato accolto come un re, non pensavo avesse questa forza anche qui, a Malta». Ma è vero che avrebbe voluto anche Baiocco? «Mi sarebbe piaciuto molto, ma Davide pare voglia rimanere in Italia. Che giocatore che è, ancora... » Il giorno di Taranto–Catania, promozione in B, resta il suo ricordo più bello? «Ovviamente. Un pareggio decisivo tra mille difficoltà, tra botte, minacce. Quella B gigante disegnata sul prato dello stadio pugliese come se già avessero vinto prima di giocare. Io accerchiato da 20 poliziotti. I catanesi messi in una sorta di gabbia e fatti oggetto di lancio di qualsiasi cosa». Poi l’epilogo festoso. «Il ritorno al Cibali, la festa allo stadio cominciata alle 3 di mattina con tribune e rettangolo di gioco stracolmi di tifosi. Mi luccicano gli occhi». Il calciatore più talentuoso portato in Sicilia chi è? «Oliveira è stato l’acquisto più importante. Ma avevamo costruito un attacco stellare, ricorda? Possanzini, Lulù, Taldo, Bucchi. Quando sono andati via da Catania hanno fatto benissimo». Chi ha rivisto dei suoi ex calciatori? «Molti, moltissimi. Recentemente Ambrosi a Roma. Che piacere ricordare con lui episodi rossazzurri. Guerini l’ho rivisto a Firenze, Baronchelli ogni tanto mi Chiama. E, poi, sento Montervino, Firmani e tutti i giorni Gennaro Monaco. Il figlio è molto promettente. Ha giocato a Grosseto». Come si vive il calcio a Malta? «Con più serenità, ma con grande concorrenza. La media spettatori nelle partite nornali sfiora le 2 mila presenze». E per i derby? «Contro La Valletta sono accorsi in 6 mila, per le partite scudetto il record storico è di 12 mila. Va bene così». La rivedremo al Massimino? «Organizziamo un’amichevole, spingo tutta la mia squadra a bordo dell’aliscafo. Pochi minuti e saremo a casa vostra».

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