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Catania, il Gran Prix e quei 4.357 cuori innamorati della pallavolo

Catania, il Gran Prix e quei 4.357 cuori innamorati della pallavolo

Italia costretta alla resa col Brasile, ma è stato il trionfo della città FOTO

Catania, il Gran Prix e quei 4.357 cuori innamorati della pallavolo

CATANIA - La festa, quella organizzata all’impronta da 4.300 tifosi arrivati da tutta l’isola, resterà nei ricordi di un’estate che Catania e la Sicilia ha appena cominciato. Perchè, dopo la chiusura del Grand Prix di volley femminile (azzurre qualificate per la Final Six negli Usa), si penserà alla tappa di Scoglitti di beach 2x2 donne e alla finale scudetto in programma alle Capannine dal 3 al 9 agosto. Italia-Brasile è finita male, ma soltanto per il risultato che ha visto trionfare le ospiti. Bonitta, anche a costo di sacrificare spettacolo e aspettative, ha deciso di... sperimentare, schierando un sestetto inedito. Orro in palleggio, Diouf in diagonale, Guiggi e Arrighetti centrali, le due Bosetti al «4», con Sansonna libero. La regista ha appena 16 anni, ma anche la Egonu, coetanea, subentrata a metà match ha accumulato un’esperienza senza precedenti.  

 

Festa di pubblico, anche il sindaco Enzo Bianco ha inviato un messaggio per ringraziare i siciliani e per complimentarsi con l’organizzazione: «Avevo sperato in tre giorni di sport pulito, le immagini del Palasport stracolmo mi hanno dato conferma di quanto appeal continui ad avere la pallavolo dalle nostre parti. E’ stata scritta una bella pagina, e non sarà l’unica».  

 

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Entusiasmo alle stelle e tanta emozione negli occhi di grandi e piccini all’ingresso in campo per il riscaldamento di Arrighetti e compagne, inondate dalla marea dell’affetto «Made in Sicily». Tifosa d’eccezione la sorella di Alessia Orro, arrivata dalla Sardegna per fare gli auguri alla sorella nel giorno del suo diciassetesimo compleanno. Da molto più lontano arriva Eudes, visibilmente emozionato alla vista dei colori di casa. Basta la maglia verde oro al giovane cake designer venuto da Rio e subito gli occhi diventano rossi per la “saudade”: «Il vostro paese mi ha accolto e non saprei tornare a casa, ma sento comunque la nostalgia della mia terra e questa è un’occasione a cui non potevo mancare». Insieme a lui Daniele, ristoratore catanese con il Brasile nel cuore: «Ho vissuto 4 anni meravigliosi in Sud America e per me rimarrà sempre casa. Oggi, mi dispiace per gli italiani, ma tiferò Brasile». Più combattuta la terza componente della comitiva, Manuela, maglia tricolore e bandiera brasiliana sulle spalle: «Sono indecisa, per me sarà dura decidere per chi tifare. Il mio abbigliamento ne è la prova. Che vinca il migliore».  

 

E poco importa se la partita non è andata a favore delle azzurre. Il PalaCatania ha sempre incitato le proprie beniamine. Uno spettacolo suggestivo a partire dal momento dell’inno, cantato a gran voce dai 4.357 persone che affollavano l’impianto di corso Indipendenza. Cellulare alla mano e flash acceso, è sempre questo il momento più toccante di queste manifestazioni, che servono a far da collante a una nazione spesso divisa, ma altrettanto unita sotto il segno dello sport. Quello pulito ovviamente, perché non manca chi sottolinea la sua delusione per le note vicissitudini del Catania: «Ho perso troppo tempo per il calcio! Forza azzurre» si leggeva su uno striscione. E per tre sere a Catania ha trionfato lo sport vero.

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