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Calcio Catania, deposizione-fiume

Calcio Catania, deposizione-fiume di Pulvirenti alla Figc: «Ho fatto il mio»

Otto ore davanti alla procuratore federale Palazzi per l'ex presidente rossazzurro

Calcio Catania, deposizione-fiume di Pulvirenti alla Figc: «Ho fatto il mio»

ROMA  - Otto ore seduto in un ufficio della Figc davanti al procuratore Stefano Palazzi. Dalle 12 alle 20, un interrogatorio fiume in cui Antonino Pulvirenti si è portato dietro una cartellina con dentro di tutto. Compresi i nomi di tanti giocatori che secondo lui si sarebbero venduti le partite che il suo Catania aveva comprato per salvarsi dalla retrocessione in Lega Pro lo scorso campionato. Un deposizione lunghissima in cui il patron etneo - accompagnato dal legale del club Eduardo Chiacchio e dai suoi avvocati Giovanni Grasso e Fabio Lattanzi - ha risposto alle continue domande del procuratore federale confermando tutti i tentativi di combine, con Varese, Trapani, Latina, Ternana e Livorno: «Se ho alleggerito la posizione del Catania? Ho fatto tutto quello che dovevo, non so che succederà. Io ho proseguito la mia collaborazione - ha detto all’uscita, sereno in volto e quasi sollevato dopo la deposizione - come già avevo fatto con la procura di Catania ho continuato con il dottor Palazzi. Io quello che dovevo dire l’ho detto. Ho fatto il mio, le valutazioni spettano al procuratore Palazzi».

 

Già, perchè per l’occasione si è scomodato lo stesso pm federale, Stefano Palazzi, che ormai delega quasi tutta la parte inquirente ai suoi fidi sostituti. La linea difensiva del patron è chiara, limpida: salvare lui dalla radiazione, puntare ad un patteggiamento (se prima o durante il processo è tutto da stabilire) e aiutare il Catania a evitare la stangata di una doppia retrocessione in Serie D: «Ritengo che era soddisfatto lui ma alla fine erano soddisfatti anche gli inquirenti», ha spiegato all’uscita il legale del Catania, Eduardo Chiacchio. Anche lui non si è sbilanciato sulla posizione del Calcio Catania e se questa è migliorata dopo la deposizione di Pulvirenti: «Questo dovremo valutarlo in occasione del processo», ha detto Chiaccio. Ancora da chiarire se a processo ci finirà anche la presunta combine con l’Avellino, della quale oggi gli inquirenti non hanno chiesto nulla a Pulvirenti ma che hanno inserito nell’avviso di conclusione indagini.

 

Al momento sono cinque le partite al centro dell'indagine: Varese-Catania (0-3, del 2 aprile), Catania-Trapani (4-1, dell'11 aprile, Latina-Catania (1-2, del 18 aprile), Catania-Ternana (2-0, del 24 aprile) e Catania-Livorno (1-1, del 2 maggio). Ma potrebbe finirci anche Catania-Avellino (1-0, del 29 marzo).

 

Resta il fatto che la linea difensiva di Pulvirenti è legata alle posizioni dell’ex ds Daniele Delli Carri e dell'ad Pablo Cosentino. Secondo il patron sono stati loro i veri artefici delle combine. L'ex presidente rossazzurro potrebbe aver consegnato anche qualche documento al procuratore Palazzi, una sorta di memoriale difensivo con alcuni particolari delle intercettazioni dai quali si evincerebbe che almeno per le ultime due partite comprate poi in campo non ci sarebbe stata combine. Ma questa circostanza non è stata confermata in ambienti federali. Mentre secondo indiscrezioni Pulvirenti avrebbe completamente scaricato Delli Carri. 

 

Dopo l'avviso di chiusura indagini della settimana scorsa, era stato lo stesso Pulvirenti a chiedere di essere ascoltato e ora la sua collaborazione spera gli consenta di evitare la radiazione e di chiedere (o in fase istruttoria o direttamente al processo) di patteggiare. Alleggerendo così la posizione del club etneo che, nei deferimenti che dovrebbero essere emessi venerdì, sarà rinviato a giudizio per doppia responsabilità diretta (anche per l'ex ad Pablo Cosentino) e per responsabilità oggettiva per l'ex ds Daniele Delli Carri, cui oggi il Tribunale del Riesame di Catania ha negato la revoca dei domiciliari.

  
Intanto domani la procura federale chiuderà l’istruttoria tornando sul filone di Catanzaro e puntando dritta su Savona-Teramo con i nuovi interrogatori per gli ex consulenti del club ligure, Barghigiani e Ceniccola. Secondo Palazzi la responsabilità diretta per quella partita è del solo patron del Teramo, Campitelli. Mentre il ds Marcello Di Giuseppe, accusato in modo circostanziato dall’ex tecnico del Savona Ninni Corda, non avendo potere di firma è accusato solo con la responsabilità oggettiva. Questo per la difesa del Teramo è un grande assist per evitare di perdere la promozione in Serie B. Non è un caso che oggi il Teramo abbia sospeso Di Giuseppe fino a che non avrà chiarito la sua posizione in procura. C’è chi sussurra che se il ds saprà difendersi bene a processo, gli abruzzesi potrebbero uscirne solo con qualche punto di penalizzazione sul prossimo campionato, di Serie B. A breve sapremo, forse già venerdì verranno emessi i deferimenti, poi processo 10 e 11 agosto.

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