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Calcio Catania, a Monopoli si rivedrà il 4-3-3: e l’insolito “premio partita”

Calcio Catania, a Monopoli si rivedrà il 4-3-3: e l’insolito “premio partita”

Mancherà Russotto, ma rientrano Ferrario e Calderini. E Musacci scalpita per un posto

Calcio Catania, a Monopoli si rivedrà il 4-3-3: e l’insolito “premio partita”

Ferrario e Calderini hanno scontato la squalifica di un turno e stasera hanno raggiunto il ritiro di Noicattaro, sede attuale in cui si allena il Catania. Sono a disposizione del tecnico Pancaro in vista della partita che i rossazzurri affronteranno nella tana del Monopoli. Si giocherà mercoledì alle 20.30, la squadra ha a disposizione tre allenamenti per cambiare pagina e cercare di conquistare un altro risultato positivo. Non ci sarà Russotto, per lui è in arrivo la squalifica dopo l’espulsione rimediata a Matera. Ma il rientro di Calderini e la disponibilità del baby Di Grazia, oltre che di Rossetti, darà al tecnico ampia possibilità di scegliere.    

 

Il Catania ha lasciato a casa Plasmati, attaccante centrale che dovrà lavorare un mese per recuperare la condizione fisica e rivedere il campo. I tifosi organizzano la trasferta pugliese e si prevede la presenza di un numero maggiore rispetto ai cento che avevano preso posto, in curva, domenica scorsa.    

 

Pancaro punterà ancora sul 4-3-3, il rientro di Ferrario al centro della difesa permetterà a uno tra Bacchetti e Pelagatti di riposare in vista dell’esordio interno con l’Ischia, in programma domenica (anche se si attende l’ufficialità della Federazione che aveva annunciato l’anticipo al sabato). Si prevede pure un rimpasto a centrocampo, con Musacci che scalpita per l’esordio stagionale.    

 

 

Intanto si racconta un gustoso retroscena accaduto al termine della partita del XXI settembre di Matera. I giocatori rientrano negli spogliatoi, aria di moderata felicità, vittoria faticata, meritata, ma nessuna ubriacatura, per carità. Ma vuoi mettere, dai. I cento tifosi sugli spalti che erano felici pure loro, quella classifica umiliante aggredita subito, quel meno 9 ribassato a meno 6. Gente felice, insomma, giocatori che si danno il cinque, pacche sulle spalle, complimento reciproci. Poi la richiesta, fatta ad un dirigente. «Abbiamo vinto, meritiamo un premio, no? ». Così dice qualche giocatore. Un attimo di perplessità segue alla domanda. Ma sta a vedere che, pensa un po’. Ma dai che state dicendo? Un premio?

 


Un premio, sì. I giocatori hanno lottato, hanno vinto, hanno resistito in 10 contro 11 materani che non si volevano arrendere sino alla fine. Meritano il premio, allora. Ma che premio volete? Che premio volevano, dunque? Qui la cronaca diventa un piccolo romanzo, forse, la richiesta risulterà ben strana, se vogliamo, abituati come siamo, e come siamo stati, a fare i conti con il calcio moderno che è la prateria sconfinata dove professionisti del pallone senza bandiera (leggasi mercenari), giocano dimenticando i colori che stanno difendendo. Il premio, allora. Che premio hanno chiesto i giocatori del Catania al 90’ di quella prima battaglia?

 


La maglia. La maglia del Catania, la maglia che avevano sudato, indossato, difeso, onorato sino al 90’. La maglia hanno chiesto in premio. Non l’hanno restituita ai magazzinieri, se la sono portata a casa. La vittoria del Catania a Matera è solo una vittoria, siamo tutti seri e teniamo i piedi per terra. Ma quel gesto ha un effetto simbolico semplicente straordinario: questa città pretende gente che onori la maglia, che la rispetti, che colga il senso di una passione, di un amore, di una fede. Se poi la chiede come premio e se la porta a casa, beh seppure qua l’aria che tira resta piuttosto tesa, il gesto piace, piace molto. Preso per quel che dovrebbe essere: una dichiarazione d’amore.                                             

 

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