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La storia di Chiaral'ingegnere di Gela «Così vi insegno a vivere su marte»

La storia di Chiara l'ingegnere di Gela «Così vi insegno a vivere su marte»

Chiara Cocchiara e gli esperimenti nello Utah per «preparare» la missione

La storia di Chiara l'ingegnere di Gela «Così vi insegno a vivere su marte»

GELA. Puoi girare il mondo in lungo ed in largo, puoi esplorare altri pianeti ma poi, come Ulisse, è nella tua terra che vuoi tornare. E la storia che raccontiamo è quella di un lungo viaggio tra il reale ed il virtuale. Partenza Gela, tappa in Germania. Destinazione Marte e un giorno (forse) il ritorno nell’Itaca del cuore. Il primo uomo su Marte?

 

«La tecnologia per arrivarci non è ancora stata messa a punto adeguatamente. Con quella oggi a disposizione il viaggio sarebbe troppo lungo e difficoltoso. E ammesso che si arrivi a destinazione i problemi più seri ed irrisolti riguardano il viaggio di ritorno». L’uomo abiterà mai su Marte? «È stato calcolato che, cominciando da oggi a creare in quel pianeta le necessarie condizioni di ossigenazione, ci vorranno diecimila anni a creare condizioni ambientali identiche al pianeta terra».

 

L’uomo su Marte è una prospettiva ancora lontana ma lei, l’ingegnere Chiara Cocchiara da Gela, ventisettenne tosta, il Natale l’ha trascorso, unica europea, assieme ad un equipaggio internazionale a 4.000 metri di altezza nel deserto dello Utah (nelle foto durante la missione nello Utah). Lì l’ha spinta la voglia di sperimentare in quali condizioni dovrebbe vivere il primo uomo che metterà piede sul pianeta rosso. Quindici giorni in missione su una navicella spaziale della Mars Society, prototipo di quella che potrebbe un giorno approdare su Marte.

 

Natale in solitudine nello Utah e Capodanno a Gela per la giovanissima ingegnere aerospaziale che sogna il viaggio a Marte, ma ama vivere nella sua Sicilia. Il lavoro però l’ha portata fuori dall’Italia, a Francoforte in Germania dove si occupa di satelliti metereologici per la Serco all’agenzia spaziale europea Eumetsat. Oltre al lavoro, anche le prime missioni legate al sogno di diventare un giorno un’astronauta. All’ingegnere Chiara Cocchiara, la “marziana di Gela”, brillano gli occhi quando racconta della sua missione nello Utah.

 

Ingegnere ci racconta come potrebbe essere per un terrestre la vita su Marte?

«La mia bellissima esperienza mi porta a dire che sarebbe una vita assai dura. I primi giorni ho provato l’impulso di tornare indietro. Ho resistito perché ho trovato un team altamente professionale. Ma le condizioni sono di dura rinuncia a tutto quello cui siamo abituati, a cominciare dall’acqua».

 

Come si prepara un astronauta alla “missione impossibile”?

«Con un durissimo esercizio. Abituandosi a vivere in un ambiente mignon dove hai appena un lettino e due mensole, ad usare le scorte d’acqua in modo fiscale senza sprecarne una sola goccia, a fare una sola doccia alla settimana, a nutrirti solo di cibi disidratati. E a stare lì dentro in quella navicella tutto il giorno salvo che per le brevi uscite con tuta spaziale (quando la indossi per la prima volta ti senti soffocare) e Suv per i prelievi di sostanze da analizzare poi in laboratorio. Bisogna essere preparati anche dal punto di vista tecnico. Perché se si rompe qualcosa dentro la navicella o la sai aggiustare o nessuno mai dalla Base potrà venire a Marte ad aiutarti».

 

Avete avuto imprevisti o spiacevoli inconvenienti?

«Fortunatamente no. Abbiamo anche simulato la morte del capo della missione e del suo vice verificando che con la preparazione e il senso di responsabilità si può sopperire a quel grave inconveniente».

 

Quali momenti della missione sono da ricordare?

 «Tutti, ma mi è piaciuto anche il collegamento con studenti di un’ università inglese che ci hanno fatto un mare di domande mentre eravamo nella nostra navicella. E poi anche le occasioni in cui si scopre come superare degli incovenienti. Ad esempio che basta un prodotto contro le allergie (lo aveva una marsnauta appunto che soffre di allergie) per evitare il fastidioso appannarsi del vetro del casco spaziale. I primi giorni uscire con quell’inconveniente era assai fastidioso».

 

Parteciperà ad altre sperimentazioni simili?

«Sì, ma solo se con il team che ho conosciuto in questa prima esperienza arriverà una proposta per potere lavorare assieme. Ci fidiamo l’uno dell’altro. La Nasa sta ora realizzando missioni di questo tipo non più di un anno ma di sei mesi e non mi dispiacerebbe provare con il gruppo. Ma continuerò a collaborare con la Mars society come ingegnere esterno alla missione, nel miglioramento della navicella spaziale e nella soluzione di problemi tecnici che si presentano».

 

Il 2015 è stato un anno eccezionale per Chiara Cocchiara conclusosi con la missione spaziale. Ma il 2016 inizia con un riconoscimento. La “marziana di Gela” il 14 gennaio nel Surrey in Inghilterra ritirerà il premio Pulse Award Serco, un riconoscimento che l’azienda tedesca Serco riserva a quei dipendenti che hanno contribuito al successo investendo su sé stessi e le proprie competenze al di fuori dell’orario di lavoro. L’ha spuntata, lei così giovane, assieme ad altri 19 colleghi su ben 120 candidati. «Ne sono felice - commenta - è un premio che valorizza la mia filosofia di lavoro che è fatto di curiosità e di accrescimento delle conoscenze. Mi fa capire che la meritocrazia premia sempre quando si fanno le cose con passione ed impegno. Questo premio lo voglio dedicare a tutti i giovani della Sicilia e della mia Gela, per dire loro che non importa dove si nasce per vedere realizzate le proprie ambizioni. Basta non fermarsi, studiare, voler conoscere. Io sono sicura che un giorno potrò tornare in Italia e lavorare nella mia terra, nella mia Itaca».

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