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Innovazione

CLab, la “contaminazione” di idee corre sull’asse Catania-Palermo

Contamination Lab, rifinanziata la struttura dell’università etnea, al via quella dell’ateneo palermitano

CLab, la “contaminazione” di idee e conoscenze corre sull’asse Catania-Palermo

Un incontro al Contamination Lab dell'Università di Catania

L’innovazione corre sull’asse Catania-Palermo. Il Ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca ha infatti reso noti i 17 progetti di Contamination Lab (CLab) finanziati dal bando pubblicato lo scorso dicembre. Tra questi sono rientrati anche quelli degli atenei di Catania e Palermo, piazzatisi, nell’area Sud-Isole, rispettivamente al quarto e all’ottavo posto nella graduatoria dei progetti che hanno superato la soglia di valutazione dei 70 punti.

Il progetto del CLab catanese riceverà un finanziamento di 300 mila euro; quello dell’ateneo di Palermo 298.250 euro.
I 17 progetti ammessi sono stati finanziati per un importo complessivo di 4.820.750 euro e un importo medio a progetto di circa 300 mila euro, con alcune eccezioni, a valere sul Fondo di Sviluppo e Coesione (FSC) nell’ambito del Programma Nazionale per la Ricerca 2015-2020.

Per il CLab dell’università di Catania si tratta del secondo ciclo di attività. «Eravamo già rientrati in un primo ciclo biennale di finanziamento che in tutta Italia ha riguardato solo 4 CLab, tra i quali il nostro - spiega il Chief Lab Vincenzo Catania, docente di Sistemi di elaborazione delle informazioni e direttore del Dipartimento di Ingegneria Elettrica, Elettronica e Informatica (DIEEI) -. A dicembre scorso è uscito il nuovo bando che, sulla scorta dell’expertise maturata nei quattro CLab già attivi, ha voluto estendere l’esperienza ad altri atenei. La cosa carina è che siamo stati contattati da molti atenei del Nord, da Torino a Padova a Reggio Emilia per fare da consulenti all’avvio dei loro CLAb. Si è ribaltata un po’ la consuetudine: stavolta è il Sud ad affiancare il Nord». Il bilancio di questi primi due anni è più che positivo per il professore Catania: «Non solo abbiamo creato un partenariato molto ampio che comprende gli enti territoriali, realtà innovative del territorio e aziende di livello nazionale e internazionale, ma abbiamo voluto declinare il nostro CLab in modo molto... “sfidante”. Abbiamo stimolato i ragazzi a scommettere sul loro futuro e sulla creatività. Abbiamo avviato e concluso tre cicli e sono nate molte idee innovative, parecchie delle quali premiate in competizioni nazionali». Il nuovo triennio che si profila partirà dagli stessi presupposti. «Amplieremo ancora di più la partecipazione, coinvolgendo i neolaureati, l’Accademia di Belle Arti e aprendo anche alle scuole superiori. L’idea è “contaminare” l’intero territorio. Ogni ciclo durerà 6 mesi e dopo le ferie estive pubblicheremo il bando di selezione per 45 studenti da far accedere al primo ciclo».

Se purtroppo nella graduatoria non sono entrate le università di Messina e la Kore di Enna, si profila un asse fra Catania e Palermo. Il CLab di Catania, infatti, ha già coinvolto realtà come il Consorzio Arca, punto di riferimento dell’innovazione nel capoluogo regionale. E c’è l’intento di progettare «lo sviluppo di attività congiunte per il prossimo triennio per sostenere sinergicamente e con una visione d’insieme il futuro professionale dei giovani siciliani e il rilancio dell’economia regionale», rivela Marcantonio Ruisi, Chief Lab di Palermo, nonché docente di Strategie e politiche aziendali e delegato d’ateneo per le Startup innovative e gli Spin-off.

«Il CLab dell’università di Palermo è al suo primo ciclo di attività - spiega Ruisi -, aprirà i battenti il prossimo ottobre e sostanzialmente completa la filiera della formazione e attivazione imprenditoriale promossa dall’ateneo palermitano collocandosi a monte e in affiancamento della StartCup Palermo (business plan competition alla 13esima edizione) e dell’Incubatore Arca, centro di promozione di nuova impresa che vanta il lancio di startupper di successo internazionale».
«Adesso ci confronteremo con il capofila del CLab network, l’Università di Cagliari e poi pubblicheremo il bando per selezionare gli studenti che accederanno al nostro CLab - aggiunge Ruisi -. Proporremo 6 cicli di laboratorio di 6 mesi ciascuno, per una durata totale di 36 mesi. Ogni ciclo coinvolgerà da un minimo di 15 a un massimo di 30 giovani studenti (lauree triennali, magistrali, corsi di specializzazione, master e dottorati di ricerca), immaginando forme di inclusione per studenti di scuole secondarie e per i giovani del territorio attivamente impegnati in azioni di social entrepreneurship».

Tornando al quadro nazionale, nell’area area Centro-Nord sono stati finanziati i CLab delle università di Padova, Trento, Venezia, Modena e Reggio Emilia, Pisa, Torino, Bergamo, per un totale di 1.980.000 euro; nell’area Sud-Isole quelli delle università di Cagliari, Bari, Salento, Catania, Basilicata, Napoli, Teramo, Palermo, Calabria, con impegno di risorse pari ad 2.690.750 euro. Inoltre, è stato finanziato con 150 mila euro, anche il CLab Network, a cura dell’università di Cagliari. Sarà un “incubatore di CLab“ che raccoglierà al suo interno e metterà in connessione tra di loro i CLab esistenti e quelli futuri.
I CLab sono spazi di contaminazione tra studenti e dottorandi di discipline diverse, che puntano alla promozione di nuovi modelli di apprendimento e allo sviluppo di progetti di innovazione a vocazione imprenditoriale e sociale. I percorsi di apprendimento extracurricolari (di durata semestrale o annuale) offerti dai CLab sono sviluppati con modelli didattici innovativi e sperimentali. Le attività dei CLab dovranno avere inizio il 1° ottobre 2017 per concludersi entro il 30 settembre 2020.

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